Forze armate: IO NON CI CREDO

Basta con la Nazione armata!

4novembre2020

Con l’approssimarsi del 4 novembre, fervono le iniziative, nazionali e locali, per ‘celebrare’ anche quest’anno il “Giorno dell’Unità Nazionale” e la “Giornata delle Forze Armate”. Ma poiché la grave situazione sanitaria e sociale non consente lo svolgimento di grandi manifestazioni e tanto meno di sfilate spettacolari, il nostro Governo ha dovuto accontentarsi di mantenere un profilo un po’ più basso sul piano organizzativo. Non ha però rinunciato alla retorica patriottarda e militarista, sfoderata in queste circostanze, ed il Ministero della difesa ha prodotto e diffuso un manifesto ed un video per celebrare degnamente questa data. Il primo corto circuito logico nasce dal fatto stesso di aver sovrapposto impropriamente (e subdolamente) i due concetti in questione, dal momento che festeggiare l’unità nazionale non ha molto a che vedere con l’esaltazione delle forze armate, da un punto di vista sia storico sia ideologico. Dato – e non concesso – che gli Italiani del 21° secolo avvertano il bisogno insopprimibile di celebrare la loro unificazione come regno nazionale (avvenuta peraltro con mezzi assai discutibili quasi 160 anni fa), non si capisce perché nel contempo debbano rendere omaggio alle forze armate repubblicane (la cui istituzione è stata sancita lapidariamente nel 1948 dall’art. 52 della Costituzione).

Inculcare come ovvio e naturale il binomio Patria – Forze Armate è stata una strategia che nessun governo repubblicano ha finora avuto il coraggio di sconfessare, a costo di stendere un velo ipocrita sul lapidario e ancor più esplicito art. 11 della stessa Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni…”), ricorrendo alla retorica della bandiera intesa come vessillo militare più che come simbolo identitario di una comunità civile.

Un secondo stereotipo, ancor più pernicioso, ha fatto delle forze armate una sorta di baluardo in difesa non solo della Patria (fingendo d’ignorare che ‘patria’ è solo un aggettivo che qualifica il sostantivo ‘terra’), ma anche della Santa Fede (evocando così una visione medievale che oggi risulta blasfema).

Il video prodotto dal Ministero della difesa per questo 4 novembre 2020, in effetti, cerca di coniugare questi due espedienti retorici già dal titolo: “IO CI CREDO”, che infatti è anche il réfrain dell’ultimo “spot istituzionale”. [i] L’intenzione è quella di far risuonare il suo messaggio quasi come una professione di fede. Peccato però che non si tratti di aderire ad un ‘credo’ religioso ma piuttosto ad un’istituzione laica, quella militare, il cui fine sarebbe di: «…essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri […] per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni». [ii]

È il caso di notare, a tal proposito, che sia il testo dell’art. 52 della Costituzione Italiana, sia quello del citato ‘giuramento militare’, non definiscono affatto come ‘armata’ la difesa.

«La Legge Costituzionale 18.10. 2001 n. 3, di riforma del Titolo V, Parte II della Costituzione, che ha modificato l’art.117 della Costituzione, affidando alla competenza legislativa delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e di Bolzano tutte le materie non estesamente riservate alla competenza legislativa esclusiva o concorrente dello Stato, ha previsto tra le materia riservate allo Stato, la “difesa e Forze Armate, sicurezza dello Stato, armi, munizioni ed esplosivi” (art. 117, 2° comma. lettera d). Si distingue, quindi, tra ‘difesa’ e ‘Forze Armate’ […] Ne consegue quindi la legittimità costituzionale di una “difesa” che non comporti l’uso delle armi e che sia in sintonia con l’art. 11 della Costituzione».[iii]

Tenuto conto che dal 2005 la coscrizione obbligatoria è stata ‘sospesa’, non abolita del tutto, di corpi militari, gerarchicamente costituiti, ne consegue che chi si arruola nelle forze armate va a far parte volontariamente ad un’istituzione che dovrebbe assicurare esclusivamente la ‘difesa armata’ di quella che a volta chiamavano Patria, ma che da molti anni è definibile, cinicamente ma più realisticamente, come ‘interessi nazionali’.

«Il fine ultimo della politica nazionale di sicurezza internazionale e difesa è la protezione degli interessi vitali e strategici dell’Italia […] Sebbene multiformi strumenti d’azione intergovernativa potranno essere impiegati dal Governo per il raggiungimento di tali obiettivi, la capacità delle Forze armate di difendere l’Italia e i suoi interessi rimangono centrali».[iv]

Un secolo e mezzo dopo la c.d. ‘unità’, sarebbe stato opportuno (e meno ipocrita) smettere di rispolverare il concetto risorgimentale di ‘nazione armata’, intimamente connesso a quello di ‘esercito permanente’ [v] , prendendo atto che le forze armate, oggi più che mai, servono a difendere gli interessi d’un sistema economico-politico-militare che ha ben poco a che fare sia con la sicurezza nazionale, sia con la salvaguardia della democrazia.

Un Symbolum del neo-militarismo?

Il breve video (60 secondi nella versione integrale) diffuso dal nostro Ministero della difesa non presenta particolari novità rispetto ad altro materiale propagandistico delle forze armate, su cui mi è sono soffermato in precedenti commenti. [vi] Ancora una volta, infatti, si cerca di accreditarle come una realtà multiforme al servizio dello Stato, che presenta la faccia burbera e dura dei soldati professionali, ma anche quella bonaria e protettiva di chi sa esser pronto ed attivo per tutte le emergenze, dai terremoti alle pandemie, grazie  all’esperienza consolidata di chi sa distruggere ma anche ricostruire, minacciare ma anche proteggere… 

Banalmente, è la tecnica – riscontrabile in tanti libri e film polizieschi – del “bad cop – good cop” che si alternano o, se vogliamo scomodare la teologia, della divinità buona ma severa, misericordiosa ma vendicativa che emerge dalle pagine vetero-testamentarie in cui si fa spesso riferimento al ‘Signore degli Eserciti’ [vii].

Nello ‘spot istituzionale’ confezionato per il 4 novembre 2020, il rinvio subliminale ad una sorta di professio fidei suona come l’ennesimo tentativo non solo di giustificare, ma perfino di sacralizzare l’istituzione militare E lo si fa rinsaldando gli ormai deboli legami col popolo grazie alle sue pretese ‘virtù cardinali’ ed accreditandosi come provvidenziale ‘strumento’ per rinsaldare la fede nel valore della nostra gente, la carità solidale verso chi ha bisogno d’aiuto e la speranza nel domani dell’Italia.  Il martellante e trionfale ritornello del claim ci porta in una dimensione che non è più quella attenuata nel titolo del ‘crederci’ (nel senso di dare credito e fiducia a qualcuno o a qualcosa), bensì del ‘credere’ come atto di adesione profonda ad una verità incontrovertibile.

Ma in che cosa dovrebbe ‘credere’ chi fa parte delle forze armate? Il video è diviso equamente in due manifestazioni di omaggio, rispettivamente al valor militare ed a quello civile, che si riallacciano alla fine in una visione che li coniuga mediante il simbolo della bandiera, alzata all’inizio sul pennone come immagine stessa dell’orgoglio nazionale.

«…”Credo nel mio paese e nella sua gente. / Credo nell’impegno e nel coraggio. // Credo nell’alzare lo sguardo e nel valore dell’altro. /Credo nel domani e nell’Italia che spera. //

Perché siam popolo. /Unito sotto una sola bandiera// Forze Armate /Io ci credo!” ». [viii]

Le prime due affermazioni si riferiscono ovviamente alla competenza bellica delle nostre forze armate, delle quali scorrono sullo schermo entusiastiche immagini di soldati di fanteria, carristi e piloti di aviazione, esaltandone l’azione col ricorso alle parole-chiave impegno e coraggio. Le successive due frasi riecheggiano invece mentre il video ci mostra carabinieri, alpini e finanzieri in operazioni di salvataggio nei paesi terremotati o sulle nevi, evocando altruismo e speranza in un domani migliore. La conclusione è nelle marziali immagini d’un equipaggio di marinai schierati per l’alzabandiera sul ponte di una portaerei, dalla quale si levano in volo gli aviogetti dei nostri ‘top gun’, quasi a sugellare il giuramento di fedeltà al tricolore dell’Unità, simbolo dell’unità popolare. Il tutto accompagnato da un’esecuzione rallentata dell’inno nazionale, intersecata dai rumori di fondo di quelle nobili ‘missioni’, civili e militari…

Militarismo in salsa clerical-populista

In questi giorni abbiamo avuto modo di sperimentare quanto possa essere subdolo il connubio tra istituzioni militari e religiose. Proprio quando, ancora una volta, Papa Francesco rinnovava con la sua enciclica “Fratelli tutti[ix] il suo accorato appello alla fratellanza universale, al disarmo ed alla pace, sul cielo di Assisi è andato in scena un blasfemo ‘omaggio’ al Santo simbolo dell’amore per il Creato e della Pace di Cristo. L’esibizione della pattuglia acrobatica dell’aeronautica militare, meglio conosciuta col nome di Frecce Tricolori, è stata salutata con incontenibile entusiasmo dal portavoce del S. Convento padre Enzo Fortunato, quasi si trattasse di un colorito spettacolo folkloristico anziché di una palese manifestazione di patriottismo militarista, che non c’entra per nulla collo spirito autentico del messaggio francescano. Ben ha fatto Rocco Altieri – docente ed editore nonviolento – a stigmatizzare la sconcertante contraddizione di un autorevole rappresentante dell’Ordine fondato dal mite Poverello d’Assisi che esalti simili esibizioni.

«Il sorvolo dell’aeronautica militare sui cieli di Assisi il 4 ottobre scorso è stato un atto di una gravità inaudita, una profanazione della vocazione di Pace della città di Assisi. Tali esibizioni di aerei militari, nobilitati col nome di frecce tricolori o pattuglia acrobatica, sono simboli di morte, gravemente inquinanti e costosi, forieri di guerra, che non possono essere giustificati come spettacolo di omaggio a San Francesco. Questi sorvoli sono stati pensati dai militari, dal ministero della Difesa e dall’industria italiana Leonardo per promuovere la produzione e il commercio degli armamenti che Papa Francesco ha ripetutamente condannato. Sono sparvieri di fuoco il cui rombo fa tremare le abitazioni, spaventa le allodole care a Francesco, gli uccelli nel cielo e i bimbi sulla terra! Sono insegne imperiali di un comando violento del mondo verso cui i cristiani non accettano di prostrarsi, bruciando i granelli di incenso sull’altare della guerra. Il Dio dei cristiani è il Dio della vita e rifiuta ogni forma di idolatria…».  [x]

Per carità cristiana non mi soffermo sulle ancor più sconcertanti risposte alla sua ‘obiezione di coscienza’ rilasciate dal Custode dello stesso S. Convento e dal direttore del quotidiano cattolico Avvenire, oscillanti tra banalizzazione dell’episodio e conferma di un’evidente simpatia per il rutilante immaginario del mondo militare. Vorrei sottolineare, invece, che non mi sembra che si percepisca abbastanza quanto sia scandalosa – nel senso evangelico del termine – la militarizzazione del sacro e la sacralizzazione del militare, le cui antiche radici non sono state estirpate neppure dal magistero di sei pontefici (da Benedetto XV fino a Papa Francesco), che hanno condannato duramente la follia della guerra, l’incubo nucleare ed il commercio delle armi che foraggia sempre nuovi e micidiali conflitti armati.

Di fronte all’utilizzo di un linguaggio allusivo alla fede nel contesto di uno spot propagandistico delle forze armate italiane, si fa dunque avanti il sospetto che si voglia accreditare non solo come ineliminabile, ma perfino come virtuoso, quel complesso militare-industriale che in Italia sta incamerando nuove e sostanziose risorse finanziarie (30 miliardi), sottraendole a quel Recovery Fund che ben altri interessi dovrebbe servire. [xi]

Purtroppo il processo di militarizzazione della società e delle sue istituzioni – dalla protezione civile alla sanità, passando anche per la scuola) [xii] – sembra avanzare ormai tra l’indifferenza generale, trovando proprio nella pandemia una pericolosa scorciatoia. D’altra parte, basta aprire il sito web del Ministero della difesa, scorrendo i titoli delle notizie succedutesi in una sola settimana, per comprendere che l’apparato militare in questo mese si sia mosso in modo incalzante, come per una sorta di Sturmtruppen Oktober Fest

21 ottobre: “Covid-19: parte l’operazione Igea della Difesa…”; 22 ottobre: “La BEI finanzia la costruzione di tre navi oceanografiche della Marina Militare…”; 22 ottobre: “Approvato il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa…”; 23 ottobre: “Nato: giornata conclusiva della riunione dei ministri della difesa”; 27 ottobre: “Riunione del Consiglio Supremo di Difesa”. [xiii]

Ma ora che la ‘difesa’ si avvia ad aprire il mese successivo con le rituali celebrazioni del 4 novembre, da antimilitarista nonviolento, ritengo doveroso ricordare che si tratta dell’anniversario della fine della ‘inutile strage’ della prima guerra mondiale, una data che dovrebbe essere per gli Italiani più una giornata di lutto che di festa.  E non bastano certo frecce tricolori, sventolii di bandiere, poster colorati, video trionfalistici ed altri espedienti retorici per cambiare la tragica realtà del passato o per mistificare quella futura.

N O T E


[i] https://www.youtube.com/watch?v=PspUNrpP97Q

[ii] https://it.wikipedia.org/wiki/Giuramento_militare

[iii] Giorgio Giannini, La difesa della patria e la difesa civile, non armata e nonviolenta, pp. 2-3 > http://www.serviziocivileunpli.net/wp-content/uploads/2010/09/Difesa-della-Patria-non-armata-e-non-violenta.pdf

[iv] Ministro della difesa, Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa , 2015§ 55,  p. 15> https://flpdifesa.org/wp-content/uploads/2015/05/Libro-Bianco-30.04.2015-5a-versione-def-sul-sito-MD.pdf

[v] A tal proposito, cfr. Giuseppe Conti, FARE GLI ITALIANI. Esercito permanente e ‘nazione armata’ nell’Italia liberale, Milano, FrancoAngeli, 2012

[vi] Vedi, in particolare: Ermete Ferraro, Fenomenologia dello strumento militare (26.05.2020) > https://ermetespeacebook.blog/2020/05/26/fenomenologia-dello-strumento-militare/ e Idem, Bell’esempio ai ‘grandi di domani !’ (05.06.2020) > https://ermetespeacebook.blog/2020/06/05/bellesempio-ai-grandi-di-domani/

[vii] Cfr. Gianfranco Ravasi, “Il dio degli eserciti”, (23.01.2003), Avvenire > https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/dio-degli-eserciti_20030123

[viii] Ministero della Difesa, “Verso il 4 Novembre: Il video istituzionale del Ministero della Difesa dedicato al Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate “- Roma 28 ottobre 2020 > https://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/video_istituzionale_4_novembre.aspx

[ix] S.P. Francesco, Fratelli tutti, Lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, Città del Vaticano, 4 ottobre 2020 > http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html

[x] Lettera aperta di Rocco Altieri, pubblicata il 23 ottobre 2020 da vari quotidiani, fra cui Vivo Umbria  > https://www.vivoumbria.it/2020/10/23/frecce-tricolori-ad-assisi-durissima-lettera-di-protesta-di-rocco-altieri-ai-frati-del-sacro-convento/?fbclid=IwAR3C5d9daaoycblJZzUa6-EW3k6PKvEFUg4f0kgO0s0kFlAWjf5_xRC6FRA  e Il fatto quotidiano.

[xi] Vedi: Manlio Dinucci, “Dal Recovery Fund 30 miliardi per il militare” (13.10.2020), il manifesto > https://ilmanifesto.it/dal-recovery-fund-30-miliardi-per-il-militare/

[xii] Rinvio, a tal proposito, ad alcuni articoli già pubblicati sul mio blog, fra cui: Presidiare l’emergenza? (23.03.2020) > https://ermetespeacebook.blog/2020/03/23/presidiare-lemergenza/  e Riforma ‘mimetica’ per religiosi con le stellette (15.03.2020) > https://ermetespeacebook.blog/2020/03/15/riforma-mimetica-per-religiosi-con-le-stellette/

[xiii] Cfr. il sito istituzionale del Ministero della difesa > https://www.difesa.it/Pagine/default.aspx

© 2020 Ermete Ferraro

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