- la lotta per la supremazia mondiale
- il diritto assoluto del più forte
- lo svincolamento della politica da qualsiasi limite morale
- l’elitismo
- il disprezzo per i deboli
- la glorificazione della violenza
- il culto dell’obbedienza assoluta
- il dogmatismo fanatico.
Categoria ecopacifismo
PROPOSTEâ¦DISARMANTI
Mercoledì scorso ho partecipato all’ incontro caratterizzato da quest’originale titolo, organizzato a Napoli dal “Tavolo Campano per gli Interventi Civili di pace”, in occasione del 29 maggio, in cui si celebra la “Giornata del Peacekeeping”. Era da un bel po’ che dalla parti nostre non si parlava esplicitamente e qualificatamente di nonviolenza, transarmo, interventi di difesa civile, e non potevo certo mancare a questo appuntamento. E’ stata anche un’occasione per ascoltare interventi molto interessanti (come quello del prof. Pizzigallo della “Federico II” e di Fashid dell’Assopace), per riascoltare la profetica testimonianza di padre Alex Zanotelli, ma anche per incontrare dopo parecchio tempo l’amico e maestro Antonino Drago, che da alcuni anni insegna “Scienze della Pace” all’Università di Pisa e a quella di Firenze.TOGLIERE LE BASI ALL’INDIFFERENZA…
Sabato 14 marzo a Napoli c’è stata una manifestazione nazionale contro la guerra e le basi militari. Il primo elemento che l’ha caratterizzata è stato l’assordante silenzio dei media e la sonnacchiosa indifferenza d’una città narcotizzata sia dalle emergenze quotidiane di chi ha problemi, sia dal diffidente menefreghismo dei benestanti .TOGLIERE LE BASI DELL’INDIFFERENZA (2)
SOMMERGIBILI NUCLEARI? NO, GRAZIE!
SOMMERGIBILI NUCLEARI? NO, GRAZIE!
Poco o nulla si sa di quanto sia realmente avvenuto 18 giorni fa (La Repubblica, 16.2.09 , IL TEMPO, 17.2.09) del luogo esatto, del rilascio di materiale radioattivo, e soprattutto del perché i due sommergibili si trovassero esattamente allo stesso posto ovvero che cosa c’era e c’è in quel posto. Bisogna stare, purtroppo, alle vaghe dichiarazioni dei diretti interessati: i governi ed i comandi militari di Francia e Gran Bretagna. Un fatto è però innegabile: l’assoluta insicurezza dei natanti nucleari, ancor più delle già pericolosissime centrali nucleari terrestri ! Ora nel Golfo di Napoli si è trasferito il Comando della Sesta Flotta della Marina Militare Statunitense per il controllo di Europa, Asia (Medio Oriente) e Africa. Altissima è la possibilità che in esso si trasferiscano anche i sommergibili stazionati alla Maddalena (dove hanno chiuso la base). Il porto di Napoli diverrà quindi il primo della black list dei siti d’appoggio a sottomarini nucleari e portaerei; da qui partiranno sempre più spesso per le operazioni di guerra. Così come i due sommergibili dello scontro (Hms Vanguard e Triomphant), questi mezzi trasportano bombe atomiche ed hanno motori a propulsione nucleare. Alla già gravissima ed assolutamente inaccettabile presenza di portaerei nucleari si aggiunge così l’ipotesi della presenza di sottomarini nucleari, col rischio non remoto di catastrofi. Il pericolo è molto maggiore anche di un’eventuale eruzione del Vesuvio, perché mentre essa dà segni premonitori e le conseguenze per quanto gravissime si esauriscono con l’eruzione stessa, nel caso di incidente nucleare esso avviene improvvisamente e imprevedibilmente e gli incalcolabili danni durano anche centinaia se non migliaia di anni. A poco o nulla in sostanza vale il pur dovuto e richiesto Piano di Evacuazione della popolazione, peraltro, se esiste, noto forse solo alla Prefettura ed alla Protezione Civile! E’ d’altra parte assurdo che su una questione che riguarda la vita stessa di più di un milione di cittadini possa farsi riferimento da parte del Governo al Segreto Militare o ad accordi militari internazionali. Il silenzio di Regione, Provincia e Comune sulla questione è di una gravità inaudita ed attesta un pericolosissimo servilismo istituzionale ed un totale disinteresse verso la popolazione. Più volte, peraltro, è stata ipotizzata la presenza di materiale nucleare sui fondali del golfo di Napoli e mai è stato fatto un reale accertamento della veridicità di quanto denunciato e conseguentemente nessuna azione è stata attivata per la eliminazione di ogni pericolo, indipendentemente dalla sua provenienza: Paesi della NATO, Russia o qualsiasi altro Stato. "Occorre una eccezionale mobilitazione di informazione alla cittadinanza sugli immani pericoli che si stanno prefigurando ed una azione collettiva rivendicativa per impedire la possibile catastrofe. Organi ed operatori della informazione, se si dimostrano liberi, possono essere di fondamentale importanza" – hanno dichiarato infine Antonio D’Acunto ed Ermete Ferraro, rispettivamente Presidente VASCampania e Responsabile Nazionale VAS per l’Ecopacifismo.
comunicato VAStampa – Ufficio Stampa VAS Campania Contatti: 349 3414190 (Ermete Ferraro)
Trasformiamo le spade in aratri!
UNA SICUREZZA…MANU MILITARI ?
La parola d’ordine di questi giorni è "sicurezza". Viene tirata in ballo a proposito ed a sproposito. Se ne parla riguardo alle centrali nucleari ma anche alle discariche. La si invoca contro la delinquenza organizzata, però pure per esorcizzare la "minaccia" degli zingari e degli stranieri irregolari o senza occupazione. Più il clima appare dominato dall’insicurezza (del lavoro, del costo della vita, del tempo atmosferico, delle riserve energetiche, del futuro dei giovani, e via enumerando…) tanto più, in nome della sicurezza, sembra che si sia disposti ad accettare qualsiasi cosa. Eppure questa psicosi dell’insicurezza ci sta tirando addosso provvedimenti ancora più preoccupanti, che mortificano la convivenza civile ordinaria in nome della straordinarietà e del ricorso ad una progressiva militarizzazione delle città e della vita quotidiana. Insomma, pur di vederci restituita l’agognata sicurezza, stiamo sprofondando nelle sabbie mobili della sospensione delle garanzie democratiche e di un autoritarismo insidioso e vagamente sudamericano. Etimologicamente parlando, sicurezza significa: stato di chi è senza preoccupazioni. Il guaio è che sembra maledettamente improbabile che il ripristino di questo stato edenico possa scaturire dalla adozione di leggi speciali e dall’impiego di truppe armate nelle nostre città. Eugenio Scalfari, in un suo recente corsivo su la Repubblica, ha scritto: "Bisogna denunciare e fermare la militarizzazione della vita pubblica italiana della quale l’esempio più clamoroso si è avuto con i provvedimenti decisi dal Consiglio dei ministri […] per distrarre l’attenzione dalle urgenze vere che angustiano gran parte delle famiglie italiane. […] Tanto grave è l´insicurezza delle nostre città da render necessario il coinvolgimento dell’Esercito: questo è il messaggio lanciato dal governo. E insieme ad esso l´eccezionalità fatta regola: si adotta con una legge ordinaria una misura che presupporrebbe la dichiarazione di una sorta di stato d´assedio, di pericolo nazionale" .
Eggià: i militari sono chiamati a coprire le vergogne di una politica inetta ed impotente e ad avallare un clima da guerra civile. Come se non bastassero i 23 miliardi di euro stanziati in bilancio per la "difesa" in senso strettamente militare, si continua a distribuire risorse ad una miriade di organizzazioni para-militari e ad impiegare le forze armate in compiti che spetterebbero semmai alla protezione civile o ad altri organismi di gestione ordinaria, a partire dagli enti locali. Il messaggio di chi ci governa è molto chiaro: è tempo di decidere e di agire. Chi si oppone o boicotta le decisioni governative è un criminale. Il concetto di "area militare", quindi, è applicabile a qualsiasi impianto o installazione, anche civile, che rivesta importanza per l’economia e per la sicurezza. Se non si tratta di un vero e proprio "stato d’assedio" non so proprio come possa essere considerato tutto ciò. Che fare? Per chi, come me, si batte da decenni contro la militarizzazione del territorio e della vita civile, davvero mala tempora currunt ! Verrebbe la voglia di dare un calcio a tutto e scaricare la colpa su chi ha voluto questo governo ma anche su chi ne ha reso possibile l’ascesa con la propria incapacità di rappresentare un’alternativa piuttosto che un percorso più soft alla dittatura del pensiero unico e del libero mercato globalizzato. Ma questo non cambierebbe nulla. La risposta è organizzare una resistenza civile e nonviolenta a decisioni che stanno dando il colpo definitivo ad una già moribonda ordinarietà, in nome dell’eccezionalità dei Commissari e dei Generali, chiamati a decidere per tutti o meglio, ad imporre le decisioni assunte dai politici. Inutile precisare che questi, a loro volta, sono supinamente inclini a fare la volontà dei veri poteri forti: quelli dell’economia globalizzata e della finanza onnipotente. Ecco perché non possiamo accettare passivamente che qualcuno decida sopra e oltre le nostre teste, esercitando, se necessario, il diritto di disobbedire a leggi e provvedimenti che calpestano la Costituzione, i trattati internazionali e la stessa democrazia. Si tratti di discariche ed inceneritori oppure di recenti smanie nucleariste che vorrebbero cancellare la volontà del popolo italiano, nessuno potrà costringerci ad accettare passivamente che la forza del diritto diventi il diritto della forza…!
END THE WAR !
" Cinque anni fa gli Stati Uniti d’America lanciarono una criminale invasione dell’Iraq. Cinque anni più tardi sono morti più di un milione di Iracheni. Sono morti almeno 4000 americani. Centinaia di migliaia sono stati gravemente feriti. Milioni di persone sono state sradicate. La distruzione di un paese. L’annullamento del controllo della legge. Per far cosa? In questo quinto anniversario unitevi al treno della pace di Nader e Gonzalez. Il treno della pace che giungerà al suo traguardo tra sei mesi. Per portare a casa, via dall’Iraq, le nostre truppe. Per restituire agli Iracheni il loro paese . Per restituire agli Iracheni il loro petrolio. Andiamo via. E quando annunciamo che stiamo andando via in sei mesi, certi che toccheremo il fondo dell’insurrezione e metteremo insieme i tre gruppi – Sciiti, Sunniti e Curdi – per un Iraq unificato. Essi dovranno venire insieme. Perchè l’alternativa è un totale bagno di sangue. Ma, per prima cosa, dobbiamo andar via. Dobbiamo stabilire una data certa di sei mesi. Nader e Gonzalez vogliono stabilire questa data certa. Clinton, Obama e McCain non vogliono farlo. Nader e Gonzalez vogliono portare le compagnie petrolifere statunitensi fuori dall’Iraq. Clinton, Obama e McCain non vogliono farlo. Nader e Gonzalez vogliono portare tutte le basi statunitensi fuori dall’Iraq. Clinton, Obama e McCain non vogliono farlo. Nader e Gonzalez vogliono tagliare il gonfiato e distruttivo bilancio miliare . Clinton, Obama e McCain non vogliono farlo. Clinton, Obama e McCain. Nader e Gonzalez. Come la notte e il giorno. la guerra e la pace. Che cosa c’è di meglio per fare ammenda, in questo quinto anniversario? Lavorare per la pace. Unirsi al treno della pace di Nader e Gonzalez […] Lavorate per la pace. Unitevi a Ralph Nader e Matt Gonzalez, che fin dall’inizio si sono opposti a questa guerra. e lavorate con i gruppi pacifisti in tutti il mondo per farla terminare…"
Questa è la mia traduzione italiana del testo dell’articolo – intitolato "Day and Night" – inserito mercoledì 19 marzo sul blog elettorale dei candidati ecopacifisti alla Presidenza ed alla Vice-Presidenza degli Stati Uniti d’America, Ralph Nader e Matt Gonzalez. Ho ritenuto importante, dato l’argomento, offrire un mio piccolo contributo alla causa di questi due coraggiosi leaders verdi statunitensi, postando questo breve commento, pubblicato sullo stesso sito (www.votenader.org):
" Caro Ralph, come vecchio attivista per la pace e l’ambiente e come appartenente al movimento verde italiano, sono completamente d’accordo con la vostra posizione sull’Iraq. Abbiamo bisogno di un autentico cambiamento nelle nostre politiche estere, a cominciare da un serio taglio delle spese militari, sia negli stati Uniti sia in Italia. Mi unisco idealmente al "treno della pace Nader/Gonzalez" e ti ringrazio per il tuo impegno per la pace e la giustizia. Ermete Ferraro, Napoli (Italia)
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“Milìteri cauntri “: ad Aviano una falla all’oleodotto militare di ERMETE FERRARO
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Nella nostra “biùtiful cauntri” può accadere che un intero territorio regionale sia diventato nel corso di 14 anni di gestione “straordinaria” una discarica di rifiuti, urbani e…interurbani. Può anche capitare che sull’intero territorio nazionale sia stato consentito da decenni ai militari di esercitare una sorta di diritto di occupazione (detto "servitù militare), nei cui confronti nessuna normativa civile può porre limiti o esercitare reali controlli. L’ultimo disastro ambientale conosciuto – perché di molti altri non trapela nulla… – è dovuto all’incidente che il 10 marzo scorso ha causato una grossa falla nell’oledotto militare che porta il kerosene dalla base militare di Camp Darby a quella di Aviano (Pordenone). Pensate: il cosiddetto “Pol-Nato” parte da La Spezia, è lungo la bellezza di 1000 chilometri ed attraversa addirittura 6 regioni, 17 province e 136 comuni (fonte Min. Difesa). La gestione di questa specie di pericoloso serpente sotterraneo, pur controllata dalla stessa Difesa, è stata affidata ad una ditta italiana, la “Ig spa”, a sua volta controllata dalla multinazionale petrolifera francese “Tchnip”. Secondo il magistrato – precisa la Nuova Ecologia- vanno chiarite in particolare le cause del pesante ritardo con cui si è dato l’allarme, che si è ripercosso sull’avvio degli interventi per fronteggiare l’inquinamento. C’è chi ha parlato di “attentato”, chi di incidente imprevedibile: quello che è certo è che siamo di fronte ad un ennesimo episodio in cui l’ambiente naturale – e la stessa sicurezza delle popolazioni locali – viene messa a repentaglio da un disastro di dimensioni ancora poco chiare, ma che richiederà centinaia di milioni di euro solo per valutare il danno. La Campania, proprio come il Veneto, è sottoposta da decenni ad una vera militarizzazione del territorio, del mare e perfino dell’aria. Nella sola città di Napoli sono concentrati il Comando strategico per il sud-Europa della NATO ed il Comando Supremo Europeo della US Navy, per non parlare dei natanti nucleari che allietano spesso il nostro porto e degli impianti e delle basi disseminati per la nostra Regione, ovviamente sottoposti a stretto segreto militare e sottratti ai controlli ambientali ordinari. Di fronte a quest’assurda minaccia alla pace ed alla sicurezza ben poche voci si levano e quelle poche sono subito tacciate di allarmismo irresponsabile, se non di eco-terrorismo. Per i nostri politici, è chiaro, problemi e priorità sono ben altre e, soprattutto, non bisogna disturbare il manovratore né fargli troppe domande su dove ci sta portando. Mi sembra un ottimo motivo per fare proprio il contrario, esercitando il diritto democratico a controllare chi pretende di governare in nostro nome. Ecco perché bisogna pretendere che chi ci chiede il voto sia molto chiaro ed esplicito su questi temi, assumendosi le proprie responsabilità e smettendola una buona volta di demonizzare ogni forma di dissenso. |
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