“E RITORNAMMO A VEDER LE STELLETTE…”

La duplice intesa

Il protocollo d’intesa sottoscritto il 12 ottobre 2026 dal Sindaco Gaetano Manfredi in rappresentanza della Città Metropolitana di Napoli e dal Gen. C. A. Andrea Di Stasio per il Comando Territoriale Sud dell’Esercito Italiano [i], al di là delle rituali dichiarazioni d’intenti per realizzare iniziative congiunte, contiene alcuni punti cui fare attenzione.  Dalla lettura del testo del documento – ottenuto come documento PDF mediante istanza di accesso agli atti [ii] – emergono infatti aspetti che confermano la preoccupante apertura di un’ulteriore fase del già avviato processo di militarizzazione della società, ed in particolare di crescente collaborazione istituzionale fra la terza metropoli italiana ed il comando meridionale delle forze operative del nostro Esercito.

In apertura vi si parla genericamente di “promozione” e “valorizzazione” del territorio metropolitano e del suo patrimonio, ma anche di uno stimolo alla “partecipazione della cittadinanza” (in particolare delle sue componenti più vulnerabili…). In seguito si chiariscono meglio gli obiettivi dell’accordo, declinandoli su due livelli d’ipotetiche iniziative congiunte: 1) valorizzazione del patrimonio storico, culturale, paesaggistico, ambientale ed immobiliare “per rafforzare l’identità e l’attrattività del territorio”; 2) realizzazione di eventi sportivi, culturali, educativi e sociali per promuovere “salute, inclusione sociale,  benessere, sviluppo del turismo” e al tempo stesso per diffondere “ i valori della legalità, della cittadinanza attiva, del rispetto delle istituzioni e della cultura della Difesa” (unico sostantivo scritto sempre con l’iniziale maiuscola).

Non bisogna essere pacifisti e antimilitaristi per notare che tali affermazioni suonano retoriche e lontane non solo dalla nostra realtà quotidiana, ma anche dallo stesso ruolo istituzionale delle forze armate nella società, sancito dall’ art. 89 del Codice dell’Ordinamento Militare:

«Compito prioritario delle Forze armate è la difesa dello Stato. Le Forze armate hanno altresì il compito di operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, in conformità alle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle organizzazioni internazionali delle quali l’Italia fa parte. Le Forze armate concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza…» [iii].

È chiaro quindi che, oltre alle proprie funzioni di difesa, sicurezza internazionale, tutela delle istituzioni democratiche ed intervento straordinario e urgente su problematiche di protezione civile, non è previsto un ruolo specifico che le FF. AA. in ambiti culturali, ambientali, sociali, sanitari o civici, che in effetti sconfinano dai loro compiti istituzionali.

Eppure, ormai da decenni, i militari continuano indisturbati a stipulare intese operative con una larga fetta della società civile, a partire dalle istituzioni scolastiche ed accademiche (la grave “invasione di campo” denunciata dall’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università [iv] ), ma anche con enti locali, realtà economiche e produttive, associazioni di categoria, società sportive e turistiche ed istituzioni culturali. 

Nel caso del protocollo tra Esercito e Città metropolitana di Napoli, l’ampiezza e vaghezza dei campi in cui quella ‘collaborazione’ potrebbe essere attuata lascia decisamente perplessi, anche perché si precisa che quegli ambiti “hanno carattere esemplificativo e potranno essere integrati mediante successivi accordi attuativi”, lasciando così la porta aperta ad ulteriori intese ancor meno trasparenti.        

“Liaisons dangereuses”

Se leggiamo con attenzione quel documento saltano agli occhi alcuni aspetti piuttosto inquietanti per chi crede nei valori costituzionali e conserva memoria del ruolo non propriamente democratico che le forze armate hanno spesso avuto nel nostro Paese. Si afferma, ad esempio, che l’Esercito s’impegna a collaborare con l’amministrazione metropolitana di Napoli nella “valorizzazione e fruizione delle strutture d’interesse storico artistico e culturale appartenenti al patrimonio immobiliare delle Parti” (art. 4.c), ma poiché la maggior parte di esso è di proprietà civile, una sua ‘fruizione’ condivisa suscita qualche dubbio sulla sua natura e sulle sue finalità.

Non è chiaro, inoltre, a che genere di “turismo culturale e sportivo attraverso percorsi tematici e iniziative di valorizzazione territoriale” (art. 4.d) si riferisca il protocollo, per cui le recenti vicende connesse alla sbandierata competizione velistica internazionale che si terrà a Bagnoli, ad esempio, destano legittime perplessità su percorsi congiunti civico-militari.

Altro preoccupante capitolo riguarda la “realizzazione di programmi educativi e formativi rivolti alle scuole, ai giovani e alla cittadinanza sui temi dello sport e dei corretti stili di vita” (art. 4.e), dizione che lascia spazio ad ulteriori e ingombranti interventi dei militari negli istituti scolastici, nelle università e nelle realtà culturali e sportive giovanili, sui quali mi sono più volte soffermato [v] .

Le modalità pratiche di questa sinergia tra amministrazione metropolitana e militari dell’esercito ovviamente non sono pienamente esplicitate, ma ne troviamo indizi negli articoli successivi, dove si accenna sia alla “partecipazione del personale militare ad eventi sportivi, commemorativi, storici e celebrativi organizzati congiuntamente con l’Ente territoriale” (art. 2.a) , sia al “supporto organizzativo e logistico” (2.b) ed alla “collaborazione nella progettazione e realizzazione di iniziative rivolte ai giovani, alle scuole e alla cittadinanza” (2.f).

Sta di fatto che il nostro ineffabile Sindaco metropolitano ha sottoscritto un documento congiunto con un generale di corpo d’armata in cui si dichiara che, tra le altre, le finalità di tali attività congiunte sono: “la conoscenza delle attività istituzionali dell’Esercito […] la promozione della cultura della Difesa […] la diffusione dei valori…della disciplina…” (art. 2.c-d-f).

Eppure la mai abbandonata aspirazione dei militari alla casermizzazione della società civile in nome d’una sedicente ‘cultura della Difesa’ stride non poco con la legittima volontà di tanti/e giovani, e non solo, di obiettare alle logiche e alle organizzazioni materiali d’una difesa esclusivamente armata, verticisticamente autoritaria, fondata sul culto della forza, della virilità e della disciplina, dalla quale “discendono il principio di gerarchia e quindi il rapporto di subordinazione e il dovere dell’obbedienza” che, manco a dirlo, deve essere sempre “pronta, rispettosa e leale” [vi].

Ne abbiamo avuto continue prove, in Campania ma anche in altre regioni, dalle sempre crescenti iniziative in cui le forze armate – e segnatamente l’Esercito – hanno dato vita a manifestazioni cittadine di tono apparentemente sociale o ludico-sportivo, ma da cui trapela sfacciatamente la promozione della cultura e dell’organizzazione militare, la propaganda delle opportunità di arruolamento per i giovani ed una immagine accattivante del ruolo delle FF.AA. nella società.

Mi riferisco al moltiplicarsi, soprattutto al Sud, d’iniziative come i c.d. ‘Villaggi Esercito” [vii], alle stucchevoli sfilate di bersaglieri ed alpini nelle nostre città e ad altre manifestazioni socio-sportive, una delle ultime proprio a Caserta, coinvolgendo migliaia di studenti in una ‘festa’ celebrativa dei bersaglieri “all’insegna dello sport”, opportunamente denunciata dall’Osservatorio [viii] .

“Aggiungi un posto al Tavolo…”

L’art. 6 del Protocollo ipotizza la possibilità che le due realtà istituzionali stipulanti allarghino ulteriormente la loro collaborazione ad altri e svariati soggetti terzi: “…amministrazioni pubbliche, enti pubblici, università, istituzioni scolastiche, accademiche, enti del Terzo Settore, organismi sportivi, fondazioni e altri soggetti pubblici e privati senza scopo di lucro, le cui attività risultino coerenti con gli obiettivi del presente Protocollo”.

Nella visione totalizzante e invadente dei vertici delle FF.AA., infatti, il concetto di difesa va allargato quanto più e possibile, coinvolgendo attori e settori in ogni ambito della società civile, sulla quale ambiscono a lasciare il loro imprinting militarista.  Non a caso il ministro Crosetto ha dichiarato che “la cultura della Difesa incarna il principio fondamentale della cultura democratica” [ix], lasciando perplessi sia i tradizionalisti che non condividono un eccessivo contagio democratico delle istituzioni militari, sia chi viceversa continua a non comprendere come i classici principi di gerarchia, obbedienza, segretezza ed esaltazione del primato della forza possano non solo conciliarsi coi valori democratici, ma addirittura rappresentarne il “principio fondamentale”.

Ma c’è di più. Città metropolitana di Napoli e Comando Sud dell’Esercito all’art. 8 dell’intesa hanno stabilito anche di dar vita ad un ennesimo ‘tavolo’ inter-istituzionale, designato come ‘permanente’, con le seguenti funzioni: “a) definisce gli indirizzi operativi e le priorità d’intervento; b) coordina la programmazione e l’attuazione delle iniziative congiunte; c) promuove il coinvolgimento degli enti e dei soggetti interessati; d) monitora lo stato di attuazione del Protocollo; e) formula proposte per l’aggiornamento e lo sviluppo delle attività di collaborazione”. Si aggiunge che questo Tavolo “può avvalersi di gruppi di lavoro a tale scopo individuati”, non senza precisare prudenzialmente che “la partecipazione al Tavolo è svolta a titolo gratuito e non comporta la corresponsione di gettoni di presenza, rimorsi spese o altri emolumenti comunque denominati”.

In burocratese, ciò significa che ne faranno parte persone già impegnate nelle varie istituzioni ed enti in orari di ufficio, che verranno quindi inopportunamente sottratte al loro lavoro ordinario, per pianificare e monitorare le iniziative congiunte, ma anche per stabilire e far sottoscrivere gli “accordi attuativi” previsti dal successivo art. 9.

Insomma, siamo solo agli inizi di un percorso lungo e articolato che legittimamente preoccupa chi si oppone all’invadenza dei militari nella società civile, che però non sembra turbare più di tanto le forze politiche di opposizione a questa deriva destrorsa, autoritaria e bellicista. Ragione di più per impegnarci nella controinformazione e nella promozione di azioni di denuncia, contrasto e sensibilizzazione ad una cultura di pace e nonviolenza ed a modelli alternativi di difesa civile, “disarmata e disarmante”.

Note


[i] Cfr. https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/10/12/napoli-intesa-citta-metropolitana-esercito-sinergia-per-sport-cultura-e-sociale_12d13a43-51e4-4270-b1a0-f779dcfde221.html

[ii] “Protocollo di intesa tra la Città metropolitana di Napoli e il Comando Sud dell’Esercito”

[iii] Codice dell’Ordinamento Militare https://trovalegge.it/c-o-m/art-89-codice-ordinamento-militare-compiti-delle-forze-armate

[iv] https://osservatorionomilscuola.com/info/. V. anche Antonio Mazzeo, La scuola va alla guerra, inchiesta sulla militarizzazione dell’istruzione in Italia, manifesto libri, 2024

[v] Cfr. alcuni articoli del mio blog ecopacifista, fra cui: https://ermetespeacebook.blog/2025/10/02/militarizzare-anche-la-ginnastica-ma-anche-no/ ,  https://ermetespeacebook.blog/2021/07/26/de-formazioni-paramilitari/ , https://ermetespeacebook.blog/2020/06/05/bellesempio-ai-grandi-di-domani/

[vi] Art. 2 del Regolamento di disciplina militare (DPR 545/1986) – art. 1347 del cit. Codice dell’Ordinamento Militare https://trovalegge.it/c-o-m/art-1347-codice-ordinamento-militare-obbedienza

[vii] Cfr. articoli sulle reazioni del MIR di Napoli a tali iniziative a Napoli  ed a Palermo

[viii] https://osservatorionomilscuola.com/2026/10/23/caserta-no-alla-militarizzazione-delle-scuole-la-cerimonia-militare-con-il-reggimento-bersaglieri/

[ix] https://www.difesa.it/primopiano/la-difesa-un-valore-da-conoscere-un-investimento-necessario-un-baluardo-di-liberta-e-democrazia/52177.html

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