Una difesa un po’ disarmata, ma non disarmante

Alla fine la proposta di legge per una difesa ‘altra’ – promossa dalla Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile, dalla campagna Sbilanciamoci e dalla Rete Italiana Pace e Disarmo – è inopinatamente riuscita a raggiungere il quorum delle 50.000 firme richiesto per essere incardinata in Parlamento. Il sorprendente balzo finale, dopo la campagna lenta e poco efficace dei mesi precedenti, ha consentito di portare alla discussione di Senato e Camera quel progetto. Sulla sua rispondenza ad un’effettiva proposta alternativa in materia di difesa, peraltro, diversi esponenti dell’arcipelago pacifista ed antimilitarista si erano già mostrati dubbios i[i]. Io stesso ho contestato validità e coerenza di quella PdL, argomentando la mia posizione critica coi quattro articoli, pubblicati sul blog col titolo “Difesa civile: sì, ma quale?”, cui rimando [ii]

Ecco che alle note dolenti e sconfortate dei primi mesi sono seguite non solo comprensibili dichiarazioni di soddisfazione, ma anche affermazioni trionfalistiche sul successo di questa campagna e sulle prospettive che sembrerebbero aprirsi una volta giunti alla discussione in sede legislativa. Alcuni hanno perfino auspicato che i parlamentari possano migliorare coi loro emendamenti alcuni punti deboli del testo loro sottoposto dalle stesse organizzazioni pacifiste, benché si tratti di una possibilità paradossale, sintatticamente classificabile come periodo ipotetico di terzo tipo.

Più recentemente, ‘il manifesto” del 15 settembre scorso ha pubblicato un intervento del presidente del Movimento Nonviolento, intitolato Difesa civile non armata: il disegno di legge c’è. [iii] Dopo un fugace cenno critico al “silenzio dei media” e alla “palude della politica italiana”, Mao Valpiana sottolinea che la campagna, pur partita in sordina e faticando a decollare, ha finalmente raggiunto il proprio obiettivo, incardinando in Parlamento quella che ritiene un atto di “democrazia diretta”, così compiendo un “passo fondamentale per il pacifismo italiano”. Per lui, infatti: “Chi ha firmato è consapevole di aver aperto una nuova stagione nella storia del pacifismo italiano, capace di sostenere una nuova idea di sicurezza, di difesa, di politica”.

Ebbene, a parte gli accenti un po’ enfatici di queste dichiarazioni, trovo difficile entusiasmarmi per il fatto che quel progetto fortunosamente sia stato portato nel cuore di quella che lo stesso Valpiana qualificava come “palude della politica italiana”, sostenendo per di più che ciò sarebbe un passo storico per il movimento pacifista italiano. Soprattutto se lo si guarda alla luce di decenni di proposte alternative avanzate da teorici ed attivisti nonviolenti che ipotizzavano ben altro, infatti, quel testo legislativo presenta evidenti criticità. Il principale e più autorevole critico del testo che sarà presentato in Senato è stato e resta Antonino Drago, massimo esperto italiano di teoria e pratica della difesa popolare nonviolenta come alternativa all’attuale modello difensivo.

Egli sostiene che la proposta di legge per una difesa “altra” sia solo un modo per raccogliere in modo generico le istanze di rinnovamento per la pace, usando strumentalmente la parola ‘nonviolenza’. Si propone infatti una difesa ‘civile’ e senza armi, ma come modalità residuale, gregaria, collaterale ed in fondo corresponsabile di quella armata e militare. Una difesa, insomma, disarmata ma poco o nulla disarmante, se con questo aggettivo ci riferiamo a una visione alternativa, in cui la difesa ‘civile’ non sia una componente d’un insieme organico che va bene pure alla NATO, bensì operi una rottura radicale con le attuali politiche militariste e belliciste, praticando l’obiezione di coscienza ed un servizio civile che addestri concretamente alla pratica della nonviolenza attiva.

Chi crede che l’alternativa nonviolenta sia un vero ‘programma costruttivo’ in materia di difesa, infatti, non può accontentarsi che quella qualificata come ‘civile’ sia dichiaratamente “complementare” e “collaterale” a quella dei generali, e perfino ‘integrata’ col modello difensivo dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea. Giustamente Drago distingue, fra l’altro, tra la comprensibile esigenza di giungere anche ad un ‘compromesso’, laddove si avanzi una proposta dal basso in una sede istituzionale, e la riprovevole tendenza a giungere ad una vera e propria ‘compromissione’, tradendo le proprie convinzioni in nome d’una discutibile realpolitik.

Personalmente, pur essendomi dimesso da presidente del Movimento Internazionale della Riconciliazione per esprimere il mio dissenso su un generale sostegno acritico a questa campagna [iv], di fronte al raggiungimento del quorum richiesto per la proposta di legge popolare mi congratulo comunque per le capacità di mobilitazione che hanno consentito di conseguire tale obiettivo. Resto però assai scettico sulla proposta in sé e preoccupato per le ulteriori e prevedibili manipolazioni negative in sede legislativa da parte di esponenti di partiti che non hanno mai dato l’impressione di aver compreso il valore ed il senso alternativo d’una autentica difesa civile nonviolenta. Una difesa che non rappresenti una graziosa concessione, l’eccezione ‘civile’ alla regola di quella armata o, peggio ancora, un utile accessorio alla ‘macchina da guerra’ che governi riarmisti ed alleanze militari stanno da tempo avviando.

Anche sul concetto di obiezione di coscienza – su cui come M.I.R. abbiamo per primi lanciato una campagna informativa – avverto con disagio una pericolosa confusione, una strumentale deformazione rispetto alla sua logica natura di risorsa per realizzare una vera difesa civile nonviolenta. Certo, il servizio civile universale – da decenni ridotto ad anodino volontariato a sostegno del terzo settore – non rappresenta il modello da seguire per un’alternativa difensiva. Ma il servizio civile in sé non può essere additato come strumento da sopprimere, accusandolo di possibili collateralità col ‘sistema’ e rivendicando una generica dichiarazione di ‘obiezione totale’ alla guerra. Ora come nei primi anni ’70, infatti, ritengo che questo atteggiamento ‘libertario’ si limiti a rivendicare il diritto civile a tirarsi fuori personalmente dalla collaborazione con quella micidiale ‘macchina da guerra’, senza proporre un vero cambio di paradigma in materia di difesa e senza incentivare un effettivo protagonismo dei giovani per realizzarlo.

I prossimi mesi ci consentiranno di capire come questa sconcertante vicenda andrà a finire, ma non credo proprio che rappresenteranno il passaggio ad una “nuova stagione nella storia del pacifismo italiano”, semmai l’affermazione d’un pacifismo buono per tutte le stagioni, che si accontenta del riconoscimento istituzionale e mediatico della propria esistenza. Troppo poco, troppo tardi.


NOTE

[i] Cfr. “Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva”, Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università.  https://osservatorionomilscuola.com/2026/07/15/pdl-lip-altra-difesa-possibile-critica-obiezione-coscienza-totale/

[ii] Cfr. Ermete Ferraro, “Difesa Civile: sì, ma quale?”, Ermetespeacebook.blog – n.1 (08.07.26), n.2 (21.07.26), n.3 (25.07.26), n.4 (29.07.26)

[iii] Mao Valpiana, “Difesa civile non armata: il disegno di legge c’è”, il manifesto, 15.09.2026. https://ilmanifesto.it/difesa-civile-non-armata-il-disegno-di-legge-ce

[iv]  “Ermete Ferraro sulle sue dimissioni da Presidente del MIR”, Pressenza (22.07.2026). https://www.pressenza.com/it/2026/07/ermete-ferraro-sulle-sue-dimissioni-da-presidente-del-mir/

(*) Ermete Ferraro è IL presidente (dimissionario) del Movimento Internazionale della Riconciliazione

© 2026, Ermete Ferraro

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