DIFESA CIVILE. SI’, MA QUALE? (3)

Napoli Città di Pace. O anche no…


In occasione della ricerca per il mio precedente articolo di questa serie ho scoperto per caso che la Conferenza 2026 dei Comandanti del Multinational CIMIC Group l’organismo della NATO per il coordinamento della difesa civile con quella militare – si era tenuta lo scorso giugno a Palazzo Salerno, nel cuore della mia Napoli, che nella sua area metropolitana non a caso ‘ospita’ il Joint Forces Command dell’Alleanza Atlantica per l’area europea sud-orientale. Sono una persona abbastanza informata e non estranea a questa tematica, ma non ne avevo notizia semplicemente perché i media (nazionali e locali) si erano ben guardati dal pubblicizzare quell’importante incontro internazionale, ad eccezione degli organi informativi della NATO e del ministero della difesa e di un paio di giornali online .
Ancora una volta Napoli – per statuto ‘Città di Pace’ – è stata inconsapevole sede d’incontri di natura militare ad alto livello, senza che qualcosa trapelasse di questa intensa attività di confronto strategico e senza che si alzasse una voce per denunciare il paradosso d’un vertice sulla cooperazione civile-militare svolto nella totale ignoranza della società civile e, forse, degli stessi organi consiliari civici.
Non c’è però da meravigliarsi. La sedicente “cooperazione” tra forze armate dei paesi membri del CIMIC ed istituzioni civili ha sempre avuto una natura unidirezionale, esaltando il ruolo dirigente delle prime mentre considera le seconde un mero “supporto” collaterale, utile sì, ma in posizione oggettivamente subordinata. Da più di 25 anni la NATO, in nome della sicurezza e della deterrenza, insiste subdolamente su una relazione non conflittuale né alternativa della “difesa civile” nei confronti dell’apparato militare, ma solo in vista di quella “difesa totale” che sta provocando una graduale militarizzazione della società civile.
Nel precedente articolo ho citato la sintesi della Conferenza di Napoli, ma ora vorrei approfondirne il lessico, per cui provo a sottolineare alcune espressioni contenute in quel documento , dove tra le righe s’intravede tale insidiosa tendenza, smentendo così la rosea visione d’una collaborazione paritaria e di reciproco interesse.

Un lessico un po’…cimico

  1. «La cooperazione civile-militare non si limita al semplice coordinamento. Si tratta di una capacità militare che favorisce la comprensione, la pianificazione, il processo decisionale e l’efficacia operativa in contesti complessi». Anche se si parla di cooperazione, quindi, solo la “capacità militare” può assicurare l’efficienza operativa che richiede “pianificazione”, ma soprattutto attivazione d’un “processo decisionale”. Al di là del lessico burocratico, si lascia intendere che a decidere su tale materia restano sempre e comunque le forze armate, che avrebbero capacità e competenza per farlo.
  2. «L’edizione di Napoli ha affrontato alcune delle sfide più rilevanti per il futuro del CIMIC, tra cui l’intelligenza artificiale, l’analisi e la valutazione dell’ambiente civile, nonché la prontezza in termini di deterrenza e difesa». Già l’utilizzo del termine challenges, cioè “sfide”, suona già piuttosto marziale, ma ciò che desta sospetto è soprattutto il collegamento tra uso militare della “intelligenza artificiale” e “analisi e valutazione dell’ambiente civile”, che apre scenari di pervasivo controllo della società. Inoltre, il termine “prontezza” (in inglese: readiness), unito a concetti quali “deterrenza” e “difesa”, evoca precari equilibri strategici, ipotetiche minacce alla sicurezza nazionale ed internazionale, e dunque preoccupanti scenari di guerra, cui ci si dovrebbe opporre riarmandosi e praticando un’ossimorica “difesa preventiva”.
  3. «Uno dei principali risultati della conferenza è stato riaffermare la centralità della comprensione dell’ambiente civile. Popolazioni, istituzioni, infrastrutture critiche, vulnerabilità, dinamiche sociali ed autorità locali non sono elementi di sfondo: esse plasmano direttamente l’ambiente operativo e influenzano le modalità di pianificazione e conduzione delle attività militari. Per questo motivo, il CIMIC deve continuare a supportare i comandanti trasformando le informazioni di natura civile in una comprensione rilevante, tracciabile e contestualizzata. Nelle operazioni contemporanee, una comprensione tempestiva della dimensione civile contribuisce a una pianificazione migliore, a processi decisionali più informati e a una maggiore coerenza operativa». L’espressione apparentemente neutra “comprensione dell’ambiente civile” rivela che l’universo militare resta un corpo separato dalla società civile, le cui dinamiche ed istituzioni si sforza di capire, ma per i suoi scopi. Questa “osservazione” richiede infatti vari strumenti d’indagine, non tanto per “ambientare” democraticamente le forze armate nella società, quanto per pianificare e svolgere meglio le loro attività. Tali informazioni in ambito civile, infatti, dovrebbero portarle ad una comprensione “rilevante, tracciabile e contestualizzata”, tre aggettivi che, nel contesto militare, lasciano trasparire un controllo pervasivo della società.
  4. «La CUCC 2026 ha inoltre evidenziato il ruolo dell’intelligenza artificiale e degli strumenti digitali come potenziali fattori abilitanti per l’analisi CIMIC. Gli strumenti basati sull’IA possono supportare l’organizzazione, la correlazione e l’interpretazione di grandi volumi di informazioni sull’ambiente civile, contribuendo alla consapevolezza situazionale, all’analisi della resilienza e al supporto alle decisioni. […] la capacità di interpretare la dimensione civile rimane fondamentale per la pianificazione e la cooperazione militare». Il riferimento al ruolo dell’I.A. e della digitalizzazione come “fattori abilitanti per l’analisi del CIMIC” conferma che i processi di raccolta ed elaborazione di enormi quantità d’informazioni servono alla NATO ad “interpretare” la dimensione civile non tanto per relazionarsi con essa in forma cooperativa, quanto per esercitare un controllo su di essa.
  5. «La comprensione dell’ambiente civile, l’analisi basata sull’IA, il giudizio umano, il contributo dei sottufficiali e la prontezza multinazionale non sono temi separati. Fanno parte di un unico percorso: sviluppare il CIMIC come capacità militare rilevante per scenari di sicurezza complessi». In altre parole, la recente conferenza di Napoli dei comandanti del Multinational CIMIC Group non era un rituale incontro di coordinamento operativo per rafforzare la cooperazione civile-militare, ma l’occasione per riaffermare il ruolo di tale organismo nell’inglobare le istituzioni civili in una strategia militare più complessiva e totalizzante.

Ebbene, se sul piano iconico, il logo verdazzurro del CIMIC raffigura due mani che si stringono solidalmente, non lasciamoci però ingannare dalla suggerita parità tra la componente civile e quella militare, che il motto sottostante “MILITES CIVISQUE ALACRITER” cerca ulteriormente di avvalorare. E non solo perché quella frase latina presenta un banale errore di grammatica (dovrebbe essere, infatti: “Milites civesque alacriter”, cioè “Militari e civili alacremente”), ma perché la prontezza operativa suggerita dall’avverbio sembra attribuita solo all’efficienza delle istituzioni militari.
Insomma, nel momento in cui ben tre coordinamenti per la pace, il disarmo ed il servizio civile stanno svolgendo una campagna per portare in Parlamento una legge d’iniziativa popolare che dovrebbe istituzionalizzare la difesa civile e non armata – improvvidamente qualificata come “complementare” di quella militare – questi allarmanti segnali d’integrazione a senso unico delle istituzioni civiche nelle strategie della NATO andrebbero colti quanto meno con maggiore attenzione.


© 2026 Ermete Ferraro

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