LE MASCHERE NUDE DELLA POLITICA

C’è qualcosa che continua a non convincermi nella politica italiana. E non è, badate bene, il fMASCHERE NUDE 1atto che di essa si possa dire tutto ed il contrario di tutto: ad esempio, che è maledettamente prevedibile ma anche che risulta incredibilmente sorprendente. La mia perplessità non riguarda nemmeno il suo scarso equilibrio, che consente ora l’inquietante stasi di un sistema vecchio ed autoreferenziale, ora clamorosi ribaltoni che sembrano scompaginare del tutto quello stesso sistema.

Ciò che non mi convince non è neppure che sembra proprio che non abbiamo ancora imparato a diffidare dei sondaggi e delle previsioni meteorologiche applicate al voto, che peraltro non hanno affatto una finalità che i filosofi epistemologica (cioè puramente conoscitiva), bensì pragmatica, essendo essi stessi parte di una campagna elettorale quasi esclusivamente mediatica e virtuale.

Non mi meraviglio neppure che tanti politici abbiano ricevuto delle sonore tranvate , anche perché la loro frequente estraneità alla vita quotidiana dei poveri cristi non potrebbe oggettivamente essere colmata solo dalla lettura dei giornali, visto che buona parte di essi sono scritti quasi esclusivamente per compiacere lorsignori e non certamente per raccontare la realtà.

Non mi sento neanche sconvolto dal fatto che queste elezioni abbiano dimostrato che gli Italiani non amano chi dice cose di sinistra ma preferiscono chi agita spettri e butta in aria stracci, trovando evidentemente più comodo fare campagna “contro”, prendendosela con gli aspetti più assurdi e rivoltanti della politica, anziché chiedere il voto della gente su proposte e progetti chiari, davvero alternativi a quelli dei avversari.

In effetti, le cose che non mi vanno giù e mi disturbano sono parecchie, a cominciare dal fatto che, pur essendo evidente che ci stavamo cacciando in un maledetto imbuto istituzionale, ora che ci siamo finiti dentro dobbiamo sorbirci lo stupore un po’ ebete di chi sembra invece travolto da eventi impreviste ed imprevedibili.

L’aspetto che mi urta di più, però, lo riscontro invece nella maggior parte dei commenti post-voto, espressi sia da quelli che si atteggiano ad arbitri esterni alla mischia (giornalisti et similia), sia dagli stessi giocatori ed allenatori delle squadre elettorali in campo. E non m’infastidisce tanto la loro evidente parzialità o la supponenza di chi sentenzia col cosiddetto senno di poi, ma che, gira e rigira, la “colpa” di ciò che è andato male non è mai attribuita a programmi evanescenti ed ambigui ma sempre e soltanto agli errori di chi è stato chiamati a supplirne la pochezza e/o vaghezza con la loro persona, mettendoci – come si usa dire – la faccia. Espressione che sottintende un lodevole impegno personale e diretto in favore della “causa”, una sorta di testimonianza da martiri laici, mentre perfino noi poveri elettori non possiamo fare a meno di accorgerci che dietro certe “facce” non c’è proprio niente, a parte sorrisi compiaciuti o pose aggressive, e che troppi re sono nudi.

Per carità, non voglio certo scagionare i tanti leader delle formazioni elettorali dalle legittime accuse che vengono loro rivolte dall’interno e dall’esterno dei partiti. Non mi sento nemmeno di  prosciogliere Tizio e Caio dalle pesanti responsabilità nella conduzione di una campagna elettorale così insignificantemente scialba e deprimentemente qualunquista.

Voglio soltanto dire che non me la sento di puntare anch’io il dito accusatore contro di loro, e non perché non debbano rispondere al loro elettorato degli errori che spesso hanno effettivamente commesso, ma piuttosto perché mi sembra una scorciatoia comoda, ma squallida, per non doversi interrogare sulla sostanza delle proposte politiche in campo.

Lo so: criticare chi ha perso ed esaltare chi ha vinto è un costume troppo radicato, che fa ormai parte del corredo genetico degli Italiani. Ciò non toglie che si tratti però d’un modo ipocrita di sottrarsi al giudizio delle urne, attribuendo le perdite ad una strategia sbagliata e le vittorie ad una strategia azzeccata e vincente.

E’ vero che viviamo già da tempo in un’epoca caratterizzata dal relativismo culturale ed etico, che rende possibile tutto ed il contrario di tutto, scansando accuratamente il giudizio di merito per  limitarsi a quello di metodo, come direbbe un avvocato. E’ vero anche che abbiamo assistito da un ben po’ alla cosiddetta “crisi delle ideologie”, per cui sembra che una cosa è vera e giusta solo se si realizza, mentre viceversa risulta falsa ed improponibile se non riscuote successo.

L’idea di fondo è che il merito il successo o meno di una proposta dipenda esclusivamente da chi sia riuscito a farsene credibilmente portatore ed interprete, assumendo su di sé meriti e demeriti.  Questa logica di tipo sofistico – disincarnata da ogni valutazione morale ed affidata esclusivamente alla bravura ed abilità di chi sa come convincere gli altri – non fa per me, pur essendo un estimatore dell’ars retorica e non disprezzando affatto chi sa giocare al meglio le sue carte.

Trovo però indecente l’abitudine di prendersela solo con gli errori del fantino senza interrogarsi neanche un po’ sul cavallo che gli è toccato di portare al traguardo. Fuor di metafora, non condivido che –  a poche ore di distanza dal voto per quel Parlamento che dovrebbe rappresentarci in un regime democratico –  l’unico problema su cui si confrontano commenti e  prese di posizione è dove e quanto abbia sbagliato questo o quel leader, anziché riflettere su quanto poco sia stato offerto da scegliere agli elettori italiani, al netto delle accuse reciproche dei contendenti, del loro evidente gioco delle parti e delle loro mirabolanti promesse.

La verità è che – a parte alcuni programmi di sinistra e di destra più radicali, anch’essi fondati più su stereotipi che su un vero progetto complessivo – ai cittadini chiamati alle urne è stato servito quasi esclusivamente un piatto stancamente unico, condito sì con varie salse come si usa nei soliti fast food – ma non per questo capace di suscitare entusiasmi autentici o netti rifiuti.

Insomma, con tutto il rispetto, fra i programmi elettorali del centrodestra e del centrosinistra non c’era più differenza di quanto ce ne sia fra un “Big Mac” ed un “Big King” e perciò, restando nell’esempio, la scelta fra un panino e l’altro restava quasi esclusivamente affidata al suo aspetto esteriore, al tipo di salse utilizzato oppure alla bravura a sbrigare i clienti del venditore.

La tendenza ad attribuire meriti e demeriti dei risultati elettorali dei partiti agli esponenti che li hanno caratterizzati e contraddistinti , mettendoci la faccia in senso non più metaforico, mi sembra il naturale risultato d’una politica giocata sulla personalizzazione del confronto e la trasformazione dei partiti in contenitori vaghi ed indistinti, qualificati esclusivamente dai rispettivi “duci”.

In questo mondo di “televendite” più o meno brillanti, dove ciò che conta è la bravura ed estrosità dell’imbonitore più che la qualità del prodotto, non c’è da meravigliarsi se la politica si sia ormai trasformata in un trito spettacolo cabarettistico. Però non c’è neanche da stupirsi se dalla platea si sia alzata una massa di spettatori arrabbiati, montando sul palco ed urlando ai soliti cabarettisti “Andatevene via!” , pur non avendo le idee molto chiare su come continuare lo spettacolo…

Ecco perché sono tutt’altro che contrario a critiche ed autocritiche – quando si basano su fatti e dati concreti – ma mi sento invece poco propenso ad aggiungermi al coro di chi spara sul pianista senza chiedersi se la musica fosse quella giusta.

Per me la politica è una cosa seria, se non altro perché da essa dipendono le esistenze di milioni di persone e la credibilità del nostro Paese, che non ha bisogno né di vecchi istrioni che recitano la loro parte, né di dilettanti allo sbaraglio. La politica dovrebbe farci scegliere fra modelli differenti di sviluppo, di energia, di relazioni internazionali, di attività produttive, di consumi o di gestione dei beni comuni, non fra varie guide di poco credibili coalizioni, trasformate in grotteschi personaggi da commedia dell’arte.

Non m’interessa scegliere fra Pulcinella, Balanzone o Arlecchino, bensì votare progetti che mi sento di condividere e sostenere, non da mero spettatore ma da attore civile della politica. Chi, viceversa, punta troppo a personalizzare la politica evidentemente non ha più molto da dirci ma, soprattutto, non sa o  dimentica che in latino “persona” era la maschera – tragica o comica – indossata dai teatranti per far risuonale (per-sonare) la loro voce nei teatri all’aperto.

Ebbene, sono convinto che l’Italia non abbia bisogno di questo genere di recite, ma piuttosto di proposte chiare e di gente che si dimostri affidabile e coerente e non solo convincente.

© 2013 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )

INSIEME SI’ , MA PER QUALE ALTERNATIVA?

rivoluzione civileLo scorso 25 giugno ho postato sul mio blog un articolo riguardante la nuova situazione politica che si stava creando in Grecia, in occasione delle elezioni che si erano tenute in un momento molto delicato per quel Paese (https://ermeteferraro.wordpress.com/2012/06/25/le-lezione-di-syriza/ ). Il fatto che SYRIZA – coalizione di sinistra radicale ed eco socialista – fosse diventata la seconda forza politica presente nel parlamento ellenico, infatti, mi sembrava un segnale da cogliere, cercando anche di comprenderne il senso e la portata. In quell’occasione, inoltre, ho affermato che: “se anche in Italia fossimo capaci di costituire una vera coalizione di forze alternative – socialiste autogestionarie, pacifiste ed ambientaliste – le cose potrebbero cambiare davvero, e nel senso giusto”, concludendo con l’augurio che, pur non riscontrandone le premesse, anche in Italia si potesse costruire quanto prima: “…un’ampia e significativa alleanza di chi crede ancora, e fermamente, nella giustizia, nella pace ed in uno sviluppo davvero ecologico”.
Sei mesi più tardi, ora che a breve toccherà a noi italiani andare a votare per il rinnovo del nostro Parlamento e per indicare una possibile coalizione di governo, devo purtroppo constatare che quel mio auspicio è rimasto tale. Se il motto elettorale di SYRIZA, come ricordavo allora, “apriamo la strada alla speranza”, è davvero difficile affermare, invece, che il nostro panorama politico attuale apra il cuore alla speranza. Ovviamente non sto parlando di quei poco credibili partiti di plastica o di cartone che proliferano in periodo elettorale, alla faccia della tanto sbandierata ‘semplificazione’ cui ci avrebbe portato il sistema maggioritario, rispetto a quello proporzionale. No, mi riferisco proprio alle maggiori forze politiche nazionali (il vecchio centro-destra ed il vecchio centro-sinistra), che dalla ‘parentesi tecnica’ del governo Monti sono stati costrette prima ad equilibrismi incredibili pur di sostenerlo e poi a profonde revisioni pur di esorcizzare l’ingombrante pretesa degli ex-tecnici di rilanciare un confuso protagonismo centrista. A parte la scarsa credibilità di chi – da una parte e dall’altra – ha sostenuto per un anno il “rigor Montis”, senza saper oggi fornire un’indicazione seria d’un modello diverso, è evidente che per una persona come me, convintamente ecologista, socialista e pacifista, non si può ritrovare in formule elettorali così contraddittorie.
A chi non si accontenti del rassicurante quanto scolorito moderatismo del centro-sinistra, però, a parte l’ambigua demagogia del movimento dei ‘grillini’, quali possibilità di scelta rimangono?
In effetti un’alternativa ci sarebbe, ed è quella della coalizione che ha indicato come proprio leader l’ex magistrato Ingroia ed ha deciso di chiamarsi: “Rivoluzione Civile”. A prima vista potrebbe apparire una versione in salsa italica proprio dell’ellenica SYRIZA, realizzando così l’auspicio di mettere insieme le forze della sinistra radicale, ecologiste e pacifiste, nella direzione alternativa d’un modello di sviluppo equo e che si opponga sia alla violenza – sociale e militare – contro le persone, sia a quella contro gli equilibri ambientali e la biodiversità.
Potrebbe apparire così, ma la realtà mi sembra assai meno incoraggiante. Lo stesso nome scelto per quest’alleanza è sintomo di un’incertezza fra un’impostazione dichiaratamente “rivoluzionaria” ed un programma assai meno radicale nelle scelte e piuttosto vago nelle indicazioni concrete. La stessa scelta dell’aggettivo ‘civile’, fra l’altro, suona più come un rinvio ad una visione radicale e neo-illuminista che un richiamo a un’effettiva alternativa socialista. Ma il problema, ovviamente, non è solo di terminologico, visto che i 10 punti che, ad oggi, costituiscono la sintesi del programma di questo nuova alleanza mi lasciano perplesso proprio sulla sua effettiva carica ‘rivoluzionaria’.
Ho provato quindi a confrontare questo scarno manifesto “Io ci sto” di R.C. coi “40 punti’ del programma di SYRIZA per le scorse elezioni politiche in Grecia, raggruppandone le proposte in base a rubriche generali. Riporto di seguito questa mia sistemazione ‘tematica’ dei due programmi elettorali nella loro forma sintetica, ricondotti a cinque punti fondamentali: (a) riforme istituzionali, diritti e riforma e moralità della politica; (b) economia e finanza; (c) lavoro; (d) servizi educativi e socio-sanitari; (e) pace, disarmo e questioni ambientali.

I 10 PUNTI DI “RIVOLUZIONE. CIVILE”

A) RIFORME ISTITUZIONALI , DIRITTI E MORALITA’ DELLA POLITICA
1) Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese;
2) Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere;
4) Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico;
8) Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici, e che l’informazione non sia soggetta a bavagli;
9) Vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento;
10) Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune e non si limiti alla legalità formale, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e dei rinviati a giudizio per reati gravi. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi ed eliminare le leggi ad personam.

B) ECONOMIA E FINANZA
5) Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini, e che la scelta della pace e del disarmo sia strumento politico dell’impegno dell’Italia nelle organizzazioni internazionali, per dare significato alla parola “futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese;
6) Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse.

(C) LAVORO
7) Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro, il ripristino del diritto al reintegro se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento e la centralità della contrattazione collettiva nazionale;

(D) SERVIZI EDUCATIVI E SOCIO-SANITARI
3) Vogliamo una scuola pubblica che valorizzi gli insegnanti e gli studenti con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale del settore;

E) PACE, DISARMO E QUESTIONI AMBIENTALI
5) Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini, e che la scelta della pace e del disarmo sia strumento politico dell’impegno dell’Italia nelle organizzazioni internazionali,

I 40 PUNTI PROGRAMMATICI DI “SY.RIZ.A.

(A) RIFORME ISTITUZIONALI, DIRITTI E MORALITA’ DELLA POLITICA
4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.
26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.
27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.
28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.
30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.
31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.
32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.
(B) ECONOMIA E FINANZA
1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.
2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.
3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.
5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.
6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.
7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.
8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.
9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.
17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.
18. Nazionalizzazione delle banche.
19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).
(C) LAVORO
11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).
16. Aumentare i sussidi per i disoccupati.
21. Parità salariale tra uomini e donne.
22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.
23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.
24. Recuperare i contratti collettivi.
25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.

(D) SERVIZI EDUCATIVI E SOCIO-SANITARI
12. Utilizzare edifici del governo, di banche e chiesa per ospitare i senzatetto.
13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.
14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.
15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.
16. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.
31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.
34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).
35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.
36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.
E) PACE, DISARMO E QUESTIONI AMBIENTALI
10. Tagliare drasticamente la spesa militare.
29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni…
33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.
37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.
38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.
39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.
40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.
20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.

Credo che basti anche un’occhiata a questo ‘quadro sinottico’ per fare qualche considerazione:
(i) In linea generale, il numero ridotto di punti dedicati da R.C. a certe questioni, come quella della pace, quella ambientale o quella del welfare, ancor prima del merito delle proposte avanzate, lascia perplessi sul modello alternativo di sviluppo che emerge da questa proposta politica;
(ii) la centralità dei concetti di “legalità” e quello di “moralità”, piuttosto che di equità e di diritti umani e sociali, mi sembra che costituisca un secondo elemento di differenza tra il programma di R.C. e quello di SYRIZA;
(iii) la priorità data da R.C. alla cultura come risorsa ed il richiamo alla tutela della salute e dell’ambiente e la contrarietà al peso di finanza, burocrazia e tasse sullo sviluppo – per quanto condivisibili in linea di massima – non indicano, però, un modello economico alternativo a quello liberista e privatistico attuale né delineano una chiara strategia nei confronti dei diktat dell’Europa delle banche;
(iv) su una questione centrale come quella del lavoro e dello statuto dei lavoratori, il semplice appello ad una maggiore “democrazia” da parte di R.C. appare oggettivamente debole, rifacendosi più a criteri di ‘legittimità’ dei provvedimenti che alla loro effettiva equità, aspetto invece più rilevante nel programma di SYRIZA;
(v) l’appello di R.C. a salvaguardare la natura ‘pubblica’ della scuola e della sanità – ovviamente sottoscrivibili in pieno – trascurano però del tutto il rilancio del sistema socio-assistenziale, che la relativa riforma (L. 328/2000) affida in senso federalista agli enti locali che non sono autonomi finanziariamente, e che sono quindi subiscono da anni i traumatici tagli del governo centrale al welfare;
(vi) mentre nel programma della sinistra radicale greca si parla esplicitamente di tagli alla spesa militare, di smilitarizzazione, di uscita dalla NATO e di netta opzione per le energie rinnovabili, nei ’10 punti’ di R.C. ci si limita ad un generica “scelta della pace e del disarmo” e, sul fronte ecologista, nulla si propone sul piano dell’inversione del modello energetico come fonte di uno sviluppo alternativo.
Naturalmente queste mie sono solo considerazioni personali, che affondano su una carenza di messaggi programmatici più espliciti da parte di R.C. più che su un’effettiva visione moderata o su oggettive ambiguità progettuali. Ma penso che anche ciò che non si dice abbia un peso, se ci si trova in piena campagna elettorale, per cui omissioni o concetti vaghi possono risultare sospetti.
La stessa scelta di parlare poco di programma e molto di personalità da candidare, inoltre, rischia di andare nella direzione quasi obbligata di una politica all’americana, dove ideologie e progetti a medio e lungo termini scompaiono sempre più, sovrastati dal leaderismo, dal culto mediatico dell’immagine personale dei candidati e dal simbolismo dei ‘colori’ e dei loghi.
Sinceramente mi auguro che le cose cambino e che dalla coalizione capeggiata da Ingroia esca un messaggio più chiaro e meno tatticamente vago. In caso contrario, la sinistra italiana avrà perso l’ennesima occasione per dimostrare che “cambiare si può” e, ancora una volta, invece di “aprire la strada alla speranza” ci lascerà nel vicolo cieco della rassegnazione all’esistente.

© 2013 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )