Biodiversità: che cosa se ne sa ?

logo biodiversità1 – Indagine su un problema al di sopra di ogni sospetto

E’ stata recentemente resa nota un’interessante ricerca svolta da Eurobarometro, dal titolo “Atteggiamenti degli Europei nei confronti della biodiversità” ,[i] delle cui risultanze – pubblicate sul Portale open data dell’Unione Europea – hanno però dato notizia solo alcuni siti specializzati su questioni riguardanti l’ambiente, fra cui quello dell’associazione V.A.S (Verdi ambiente e Società) [ii].   Viceversa, nessun quotidiano nazionale sembra interessato ad un problema di rilevanza mondiale, di cui anche chi ne parla tende generalmente a sottolineare soprattutto gli aspetti economici. Eppure si tratta dell’aggiornamento di un’importante indagine statistica, che ha interessato 27.718 cittadini dell’Unione Europea –  di cui 1.040 Italiani – che sono stati sottoposti a tale intervista, che constava di una dozzina di domande a risposta chiusa. Esse toccavano i seguenti punti chiave: 1) importanza della biodiversità e del fatto di arrestarne la perdita; 2)  percezione delle minacce alla biodiversità; 3) sforzi personali utili a tutelare la biodioversità; 4) conoscenza delle aree protette e delle reti associative che se ne occupano; 5) misure che la U.E. dovrebbe adottare per preservare la biodiversità; 6) riduzione dell’impatto europeo sulla biodiversità globale.

Ebbene, la prima considerazione che mi viene spontanea, scorrendo i dati forniti dall’inchiesta, è che c’è ancora molto da fare per accrescere il livello di comprensione di un concetto che, sebbene strettamente legato a principi scientifici che in buona sostanza si dovrebbero imparare già a scuola, non sempre risulta chiaro. E’ quindi il caso di riportare la sintetica definizione che apre il documento citato, nel quale si precisa che: “ La biodiversità –l’unica rete della vita sulla Terra – è vitale per la nostra sopravvivenza e qualità della vita. Essa ci fornisce gratuitamente  innumerevoli servizi, producendo l’ossigeno che respiriamo, ripulendo la nostra acqua e procurandoci cibo, materie prime e medicine. Ma la biodiversità ed i servizi a livello di ecosistema non sono solo sottoposti a minaccia; stanno per essere perduti e degradati in proporzioni che non hanno precedenti nella storia umana…” [iii] . Si tratta di un’impostazione che resta in un’ottica antropocentrica, ma possiamo comunque assumere tale spiegazione sul piano divulgativo, come impulso a sviluppare quanto meno una consapevolezza della sua importanza vitale per ciascuno di noi. Una definizione sicuramente più scientifica e corretta è quella ufficiale, secondo la quale la biodiversità è: “la variabilità degli organismi viventi di ogni origine, compresi inter alia gli ecosistemi terrestri, marini ed altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici di cui fanno parte; ciò include la diversità nell’ambito delle specie e tra le specie e la diversità degli ecosistemi” [iv]. Anche in questo caso, però, resta molto da spiegare sulle ragioni per cui la diversità biologica svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri che garantiscono la sopravvivenza sulla Terra, non solo in riferimento a noi uomini ma nei confronti di tutti gli esseri viventi.

E’ perciò una piacevole sorpresa apprendere che, sebbene solitamente i media ne parlino assai poco e gli stessi ambientalisti non sempre riescano ad accrescere la consapevolezza delle persone in materia con adeguate informazioni, i cittadini europei risultano in maggioranza già coscienti dei pericoli connessi alla progressiva perdita di biodiversità a livello globale e locale, per la loro salute ma anche per la salvaguardia dell’ambiente più in generale. La responsabilità personale e collettiva degli esseri umani a tal proposito, inoltre, risulta evidente a tre quarti degli Europei e gli Italiani sono nella media rispetto alla consapevolezza delle cause antropiche di tale grave fenomeno, in particolar modo l’inquinamento a vari livelli ed i disastri ambientali. Anche se i media – quando pure parlano dei rischi connessi alla perdita di biodiversità –  si soffermano prevalentemente sulle conseguenze economiche del problema (che in effetti costa all’U.E. il 3% del P.I.L., pari a 350 miliardi di euro ogni anno [v] ),  mi sembra comunque una buona notizia che la percezione di esso e delle sue cause sia finalmente più chiara e diffusa. Il Commissario europeo per l’Ambiente,  il maltese Kermenu Vella, ha dichiarato a tal proposito: “ Abbiamo compiuto progressi e ci sono esempi validi da seguire, ma resta tanto da fare per colmare le lacune e raggiungere gli obiettivi in materia di biodiversità all’orizzonte 2020. Perdere biodiversità significa perdere il nostro sistema di sostegno alla vita. Non possiamo permettercelo.[vi]  E’ una giusta osservazione su cui dovremmo riflettere, in quanto ci ricorda che stiamo parlando di una questione che riguarda la ‘vita’ e la complessa rete di relazioni che la garantiscono. Nessuno quindi dovrebbe disinteressarsene e, nel momento in cui siamo diventati più consapevoli delle nostre gravi responsabilità, niente più di questo dovrebbe farci sentire compartecipi di un’effettiva inversione di rotta, adottando un modello di sviluppo e stili di vita radicalmente alternativi a quelli che, viceversa, sono causa della perdita di biodiversità.

2 – Biodiversità: quali risposte ai sei quesiti chiave?

Proviamo allora a fare qualche considerazione rispetto alla sintesi dei risultati relativi ai sei punti-chiave dell’inchiesta, così come riferiti dallo stesso Eurobarometro nel suo ‘summary’  [vii].

“Almeno otto Europei su dieci considerano una questione seria i vari effetti della perdita di biodiversità. Più della metà pensano che saranno interessati personalmente dalla perdita di biodiversità.”  In effetti la percentuale di Italiani che si esprimono in tal senso è un po’ inferiore (intorno al 65%), ma l’elemento comune è che la perdita di biodiversità non risulta più un problema estraneo alla vita quotidiana, bensì un serio pericolo per ciascuno di noi. Addirittura il 33% degli intervistati italiani (3 punti in più della media europea) si dichiara preoccupato per la possibile estinzione di specie ed ecosistemi nel nostro Paese, e questo è un dato sicuramente significativo. Un altro elemento interessante è che gli Italiani sono preoccupati più degli altri Europei della perdita di biodiversità a livello di ambiente urbano (50% contro il 42%), in quanto i moderni stili di vita sono fonte di ‘alienazione dalla natura’. Una buona ragione per ripensare seriamente l’assetto urbanistico delle nostre città in chiave di recupero delle aree verdi e di realizzazione di ‘green belts’ che le circondino, migliorandone la vivibilità ed arginando l’urbanizzazione selvaggia.

“Inquinamento e disastri causati dall’uomo sono considerate le più grandi minacce per la biodiversità.”  Circa la percezione delle minacce alla biodiversità da parte degli Europei, gli intervistati italiani si direbbero più allarmati degli altri Europei da fenomeni come inquinamento e disastri ambientali (mediamente 5 punti percentuali in più), mentre sembrerebbero minimizzare i rischi derivanti da “agricoltura, silvicoltura e pesca intensive”. Mi sembra che ciò indichi una consapevolezza diffusa delle cause più evidenti (inquinamento, modificazioni climatiche, perdita di spazi naturali a vantaggio di quelli costruiti), ma una parallela sottovalutazione di alcune modalità produttive di tipo intensivo e monoculturale, che invece rivestono un ruolo notevole nella perdita di biodiversità a livello locale e globale.

 “Più di tre quarti degli Europei (76%) credono che l’umanità ha la responsabilità di prendersi cura della natura e che ciò è importante per arrestare la perdita di biodiversità, mentre più di due su tre (67%) sono totalmente d’accordo che curare la natura è essenziale per affrontare il cambiamento climatico e sei su 10 (60%) sono del tutto d’accordo che la nostra salute e il benessere si basano sulla natura e la biodiversità.”  Questo punto è di grande importanza, perché dimostra che 3 cittadini su 4 dell’U.E. sono coscienti che non si esce dal problema senza operare delle scelte collettive ma anche personali. Ciò detto, un’analisi più dettagliata delle risposte ai quesiti posti dall’inchiesta mostra gli Italiani generalmente meno consapevoli del proprio ruolo nella risoluzione del problema (ad esempio come utenti delle aree protette, come consumatori re come soggetti di cambiamenti nello stile di vita). Viceversa, i nostri connazionali danno più peso degli altri al ruolo del volontariato ambientale (15% contro la media dell’11%), confermando indirettamente, però, che la soluzione a questo genere di problemi non è in mano a tutti, ma va delegata ad alcuni soggetti più motivati.

earthday “Più di nove Europei su dieci (93%) ritengono che l’U.E. dovrebbe informare meglio i cittadini circa l’importanza della biodiversità.”  Su questo punto sembrano quasi tutti d’accordo, per cui il sondaggio di Eurobarometro non fa che confermare l’esigenza di un’informazione più seria e diffusa in materia ambientale. Si tratta di un’importante acquisizione, ma bisogna anche stare attenti alla sottovalutazione delle azioni concrete dell’Europa per cambiare rotta. L’informazione è sì fondamentale ai fini di una vera democrazia, ma è evidente che non basta, se non vengono adottate politiche economiche, prima ancora che ambientali, che diano impulso ad uno sviluppo alternativo. Gli Italiani, in particolare, danno un peso ridotto a provvedimenti legislativi (50%), alle verifiche sull’utilizzo ecosostenibile dei sussidi comunitari (48%) ed ai finanziamenti destinati alla tutela del patrimonio naturalistico ((44-45%). Si conferma quindi una tendenza un po’ illuminista a ritenere che la consapevolezza dei problemi sia sufficiente di per sé a risolverli, a prescindere da rinforzi di tipo premiale (finanziamenti) o punitivi (sanzioni) che promuovano i cambiamenti necessari.

 “Quasi due terzi degli intervistati (65%) ritengono che stanno facendo uno sforzo personale per proteggere la biodiversità e la natura.”  Si tratta di un dato che rivela una soddisfacente consapevolezza degli intervistati sul ruolo che ogni persona può e deve avere nella promozione di un ambiente più naturale e vitale. Come già ho osservato prima, però, gli Italiani sono mediamente un po’ meno sensibili degli altri cittadini europei a questo coinvolgimento diretto e personale (ad es. interagendo correttamente con l’ambiente naturale, acquistando prodotti locali ed ecosostenibili e scegliendo stili di vita più sobri), mentre si dichiarano più motivati a compiere percorsi specifici di tipo volontario. Il guaio è che l’evidente crisi dell’associazionismo ambientalista non sembra confermare questa aspirazione ‘volontaristica’, che resta troppo spesso solo teorica…

 “Circa un quarto degli intervistati (26%) hanno sentito parlare della rete Natura 2000, di cui 16% di coloro che dicono di aver sentito parlare ma non sanno di cosa si tratta. La maggioranza (73%) non ne ha mai sentito parlare.”  Su questo punto i dati sono abbastanza simili. Solo 7 Italiani intervistati su 100 si dichiarano informati in proposito, mentre la stragrande maggioranza di essi (7 su 10) non ha mai sentito parlare di questa ‘rete’ e dei suoi siti protetti. Dalle risposte raccolte, comunque, affiora una evidente tendenza a considerare l’ambientalismo prevalentemente in chiave protezionistica (quasi il 70% la vede come strumento per “proteggere anmali e piante in pericolo” ). E’ però interessante che il 54% del campione d’Italiani ritengano che le aree protette  migliorano anche la qualità della vita della popolazione locale e che quasi la metà pensi che, ad esempio, ci possa anche essere un turismo eco-sostenibile.

 “La maggior parte degli Europei ha sentito parlare del termine “biodiversità” (60%), ma meno di un terzo (30%) sa che cosa significa. Inoltre, la maggior parte non si sentono informati sulla perdita di biodiversità (66%).” Dall’insieme dell’inchiesta emerge che la questione della salvaguardia della biodiversità non è più riservata a pochi ‘addetti ai lavori’ ma sta diventando oggetto di una preoccupazione sempre più diffusa. E’ pur vero che solo 1 intervistato su 3 si è dichiarato effettivamente consapevole del significato di questo concetto e che 2 su 3 sono soddisfatti delle informazioni ricevute. Il 40% delle risposte, inoltre, richiedono maggiori informazioni per  i consumatori della U.E. . Più della metà degli Italiani coinvolti, infine, reclamano requisiti obbligatori per le merci importate, percependo evidentemente questi prodotti come meno garantiti rispetto a quelli a marchio U.E.

3 –  Biodiversità: da preoccupazione a punto nodale di un vero cambiamento ecologico

E’ difficile non tener conto degli orientamenti emersi da questa indagine europea se si vuole davvero cambiare direzione. Le tendenze e le opinioni degli Europei – ed in particolare degli Italiani – in materia di salvaguardia della biodiversità sono abbastanza chiare e per intervenire efficacemente nel merito credo che bisogna partire da questa accresciuta consapevolezza dei cittadini, ma anche dalla loro manifesta esigenza di capire di più e di essere maggiormente informati e coinvolti.  Il fatto che a parlare di “biodiversità” non siano solo gli ambientalisti ma anche le persone comuni è un grosso passo avanti. E’ però indispensabile che il questo fondamentale concetto non rimanga vago o confinato ad un ambito puramente ‘naturalistico’, ma cominci davvero a diventare una preoccupazione di ogni persona responsabile, e quindi la molla per una  ‘conversione’ ecologica autentica e fattiva.   Come ho ricordato in un mio recente articolo [viii] , in questo come in altri ambiti è più che mai valida l’esortazione gandhiana “Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo” e questo non certamente per sminuire il peso dei fattori strutturali sui problemi ambientali, bensì per indurre tutti a svolgere un ruolo in prima persona, qui e ora, nell’auspicato processo di cambiamento.

Non mi sembra il caso di citare qualche contributo che ho già dato in precedenza alla definizione del concetto di biodiversità [ix] , ma non posso fare a meno di ricordare quanto ha scritto ed ha fatto un grande maestro dell’ecologismo come Antonio D’Acunto – scomparso circa un anno fa – che della ‘biodiversità’ aveva fatto la bandiera stessa della sua proposta alternativa, volta a costruire dal basso la “Civiltà del Sole”. [x]  Concludo quindi questa mia analisi dei risultati dell’inchiesta citando uno dei suoi scritti, che risale a 5 anni fa e che suona come una specie di inno ad un principio vitale.

“Per la gran parte della Terra siamo dunque in una fase avanzata di un processo di cancellazione – per opera di una parte dominante, non solo economicamente ma anche culturalmente, della specie umana – del pensiero universale e delle finalità proprie della Natura, con la totale scomparsa dei suoi habitat e delle sue infinite manifestazioni e forme di viantonio 4ta, dall’immensa bellezza e ricchezza di suoni, voci, forme, espressioni, luci, colori, valori, realizzate in un tempo infinito dalla sua arte, dalla sua architettura, dalla sua ingegneria, dalla sua tecnica, dalla sua economia. Eppure non ne abbiamo coscienza, o almeno non nella misura necessaria; perché se così non fosse, non potremmo, almeno per quella parte cosciente, non agire per arrestare ed invertire tale processo. Perché non ne abbiamo coscienza? Non siamo indotti ad avere tale coscienza dal pensare il nostro essere quale essere estraneo al mondo della Natura e della Biodiversità: un’identità anzi con loro in conflitto permanente, in una guerra di conquista, di rapina, di spoliazione. Più Natura e Biodiversità si dissolvono, paradossalmente più cresce l’estraneità e la guerra di conquista alle ultime ‘risorse comuni’ di tutte le forme e specie viventi del Pianeta. Lo stesso, naturalmente importantissimo, crescente allarme del rischio di catastrofe per l’intero Pianeta per l’effetto serra ed i mutamenti climatici, nasce dalla preoccupazione della vita e del mantenimento dell’ ‘Economia’ di tale parte dominante dell’Umanità. Se la guerra contro la Natura e la Biodiversit
à non avesse la contraddizione della possibile ricaduta mortale sull’Umanità e la sua parte dominante, tutto potrebbe continuare fino a fare della Terra il pianeta ad una sola dimensione, quella dell’Uomo e della sua economia dominante e contestualmente della sua infinita solitudine e tristezza.
Il Sole allora donerebbe inutilmente i suoi raggi al nostro Pianeta, perché non verrebbero più da esso raccolti per trasformarli in vita con la meraviglia della sintesi clorofilliana: il verde non ci sarebbe più.

Manca, è vero, una coscienza globale della Biodiversità perduta e di quella a rischio, ma nel mondo infiniti sono sensibilità ed amore verso di essa e verso la Natura, fondamenti del passaggio a tale coscienza. Riflettere e contribuire sul come attuare questo passaggio assume decisiva valenza: la ricerca e la diffusione del quadro globale delle infinite aggressioni che la Biodiversità e la Natura ad essa connessa hanno subito e stanno subendo nel mondo rendono l’immagine diretta e la dimensione della violenza globale fatta alla Terra e, rapportata al passato ed al futuro, l’accelerazione fortemente in atto di tale violenza: sicuramente la mancata conoscenza della violenza globale che la Terra subisce è tra le ragioni dell’assenza di una coscienza globale della catastrofe in atto per la Biodiversità e la Natura. Quanto da me ricercato e riportato in questo contributo è un’infinitesima parte della violenza in atto, e l’impatto con tante immagini incontrate nella piccola ricerca è semplicemente sconvolgente. La realizzazione di quanti più possibili luoghi della Civiltà del Sole e della Biodiversità, con le mappe della violenza che la Biodiversità e la Natura subiscono o sono a rischio di subire localmente e in ogni parte del mondo, è sicuramente un passaggio fondamentale per una coscienza globale che agisca per arrestare la catastrofe in atto. Il Sole irradia la Biodiversità, la Biodiversità vive dell’infinito dono che il Sole le dà; l’Uomo nella Civiltà del Sole e della Biodiversità vive anch’egli di questo infinito dono.” [xi].
Alla spiritualità laica dell’ambientalista D’Acunto fanno significativamente eco, le autorevoli parole di uno dei passi dell’Enciclica “Laudato si’”, in cui Papa Francesco scrive:

“Ma non basta pensare alle diverse specie solo come eventuali ‘risorse’ sfruttabili, dimenticando che hanno un valore in se stesse. Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre […] La cura degli ecosistemi richiede uno sguardo che vada aldilà dell’immediato, perché quando si cerca solo un profitto economico rapido e facile, a nessuno interessa veramente la loro preservazione […] L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale…” [xii]

Fermarci all’informazione ed alla consapevolezza della necessità di tutelare la biodiversità è pertanto insufficiente, se non ci decidiamo ad affrontiamo il problema nella sua globalità, ma anche se non riusciamo a percepirlo come un invito a fare scelte personali e collettive che vadano nella direzione giusta.

© 2015 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )

NOTE –———————————————————————-

[i] Special Eurobarometer 436, Attitudes of Europeans towards biodiversity, 10.05.2015 >  https://open-data.europa.eu/it/data/dataset/S2091_83_4_436_ENG

[ii] VAS, Opinioni degli Europei nei confronti della biodiversità > http://www.vasonlus.it/?p=20726

[iii] Eurobarometer 436, Introduzione al documento cit. (trad. mia)

[iv]  Si tratta dell’art. 2 della Convenzione sulla diversità biologica, come riportata dal sito della C.B.D. > https://www.cbd.int/convention/articles/default.shtml?a=cbd-02

[v] Fra gli altri articoli, vedi: http://www.greenews.info/rubriche/la-perdita-della-biodiversita-costa-all%E2%80%99ue-450-miliardi-di-euro-20151012/

[vi] Protezione della natura in Europa: dobbiamo fissare obiettivi più ambiziosi per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2020 – comunicato stampa della Commissione Europea > http://europa.eu/rapid/press-release_IP-15-5746_it.htm

[vii]  Cfr. :  ec.europa.eu/COMMFrontOffice/…/index…/68204

[viii]  Ermete Ferraro, Una fine settimana particolare…  > https://ermeteferraro.wordpress.com/2015/10/26/una-fine-settimana-particolare/

[ix]  Per scorrere i titoli dei miei precedenti articoli in materia, già pubblicati sul mio blog Ermete’s Peacebook , cfr.: https://ermeteferraro.wordpress.com/page/3/?s=biodiversit%C3%A0&submit=Cerca – Vedi, in particolare >  https://ermeteferraro.wordpress.com/2013/07/10/biodiver-citta-un-approccio-ecosociale/

[x]   A tal proposito visita il sito della Rete Campana per la Civiltà del Sole e della Biodiversità > http://www.laciviltadelsole.org

[xi] Antonio D’Acunto, Amare e ritrovare la perduta biodiversità (07.11.2010) > http://www.terraacquaariafuoco.it/index.php/amare-e-ritrovare-la-perduta-biodiversita/79-amare-e-ritrovare-la-perduta-biodiversita

[xii] Papa Francesco, Laudato si’ – Lettera enciclica sulla cura della casa comune (nn. 33…36 … 48), 2015 > http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

La BiodiverCittà di Barcellona

pla del vert barcelonaIl precedente articolo che ho dedicato ai programmi dell’ICLEI sulla promozione della biodiversità urbana (vedi: progetto BiodiverCity) mi ha spinto ad approfondire l’argomento con una ricerca nel Web su questo tema. La prima grande città che ho ‘visitato’ virtualmente è stata Barcellona, la capitale di quella Catalogna che appare una delle regioni più vitali e innovative della nostra Europa.

Navigando sul sito istituzionale dell’Ajuntament de Barcelona (www.bcn.cat ),  la mia attenzione si è quindi focalizzata sulla sezione  “Medi Ambient”, cioè le pagine dedicate alle questioni ambientali che la città considera prioritarie, fra cui la politica energetica e quella del verde pubblico e della tutela della biodiversità urbana.  Tralasciando la prima – cui dedicherò in seguito uno specifico approfondimento – vorrei ora soffermarmi sulle scelte che l’amministrazione di Barcellona ha fatto verso una pianificazione urbana che non solo non trascuri i valori ambientali (e la biodiversità in particolare), ma sappia considerarli come un punto fondamentale per qualificare la vivibilità dei cittadini e per cominciare a raddrizzare il malsano rapporto fra città e risorse naturali, tipico della nostra civiltà.

Le informazioni che riporto di seguito sono tratte dal “Pla del Verd i de la Biodiversitat de Barcelona”, la cui sintesi (il “resum” in catalano) ho cercato di ridurre ulteriormente, traducendola in italiano.

Definizione

La Biodiversità è definita come la variabilità degli organismi viventi in tutti gli ecosistemi  terrestri, marini ed acquatici, come anche i complessi ecologici di cui essi fanno parte. Essa comprende la diversità all’interno di ogni specie, fra specie e degli ecosistemi.  

Biodiversità: un valore globale

La biodiversità è importante per molti motivi, di natura ambientale, economica, culturale emozionale ed etica. Essa offre un insieme di utili servizi e funzioni , che comprendono la fornitura di cibo, combustibile, suolo fertile, aria pulita, acqua fresca e materie prime. Essa contribuisce anche al benessere fisico ed emozionale degli esseri umani e costituisce parte del patrimonio naturale e culturale di ciascun territorio. Ecco perché l’umanità ha il dovere morale di preservare i suoi beni e benefici, affinché possano goderne la generazione attuale e quelle future.

Una biodiversità urbana è parte del patrimonio naturale globale

La perdita di specie viventi in uno specifico territorio è un danno che depaupera la diversità biologica dell’intero Pianeta. La flora e la fauna indigene di ogni località, pertanto, costituiscono un unico patrimonio, che deve essere valorizzato e protetto, così come gli habitat e gli ambienti occupati dalle varie specie.

Politiche ambientali

Agenda 21 è stata la guida per progredire nelle politiche a favore della biodiversità, con particolare riferimento all’obiettivo 1 dell’Impegno delle Città per la Sostenibilità (2002-2012): “Proteggere gli spazi aperti e la biodiversità ed espandere le aree verdi urbane” , che comprende due linee d’azione. In questo modo, la biodiversità diventa una parte dell’agenda politica municipale.

Barcellona è stata attivamente coinvolta:

ü      Partecipando alla rete internazionale delle città del programma “Azione Locale per la Biodiversità” (ICLEI) e nella Rete dei Governi Locali + Biodiversità 2010

ü      Ospitando a Barcellona la Conferenza 2008 dello IUCN

ü      Firmando l’Impegno del Sindaco per il “2010 IUCN Countdown”

ü      L’Anno Internazionale della Biodiversità: sono state portate avanti iniziative come l’abbozzo del ‘Piano della Biodiversità’Il Piano per la Biodiversità è il documento strategico che sottolinea le sfide strategiche dell’amministrazione comunale, gli obiettivi e gli impegni relativamente alla conservazione della diversità biologica ed agli habitat a livello cittadino e planetario, ed in relazione alla conoscenza che ne hanno le persone, a come ne fruiscono ed a come se ne prendono cura.  Il Piano è un impegno per il PAM 2008-2011. “Noi saremo la forza trainante dietro il Master Plan per la Biodiversità Urbana, promovendo una strategia urbana basata sulla conoscenza, la diffusione e la gestione della flora e della fauna cittadine.”  Esso stabilisce un approccio lungimirante per la città: una città dove la biodiversità è preservata, arricchita ed apprezzata come parte del patrimonio naturale della Terra, e come un beneficio per l’attuale generazione e quelle future.

ü      Dichiarazione per la riunione del Consiglio Plenario, in occasione dell’Anno Internazionale della Biodiversità.

CARATTERISTICHE E VALORI

Caratteristiche ecologiche

ü      Naturalità     ü      Biodiversità      ü      Complessità    ü      Connettività

Valori socio-culturali

ü      Salute           ü      Bellezza             ü      Cultura         ü      Benessere                    ü      Relazione           ü      Paesaggio

ATTRIBUTI

Qualità dell’habitat

ü      Superficie    ü      Qualità del suolo     ü      Diversità topografica

ü      Permeabilità    ü      Presenza d’acqua

Qualità biologica

ü      Ricchezza di specie    ü      Ricchezza di habitat  ü      Indice autoctoni/alloctoni

ü      Densità   ü      Stratificazione  ü      Salute della vegetazione e della fauna

ü      Rappresentatività     ü      Singolarità

Qualità ambientale

ü      Comfort acustico   ü      Comfort climatico     ü      Qualità dell’aria

Qualità sensoriale

ü      Qualità olfattiva    ü         “  sonora     ü         “  cromatica     ü         “  visiva

ü      Variabilità stagionale e temporale

Capacità di accoglienza

ü      Vicinanza     ü      Accessibilità      ü      Riduzione della mobilità

ü      Diversità d’uso    ü      Capacità di socializzazione

Interesse culturale

ü      Identità     ü      Interesse storico      ü      Interesse artistico

ü      Interesse educativo

FUNZIONI DELLA BIODIVERSITA’

ü      Garantisce la presenza della natura in città   ü      Preserva il patrimonio naturale   ü      Conserva i suoli    ü      Produce materia organica ed alimenti      ü      Riduce l’inquinamento atmosferico  ü      Cattura e immagazzina carbonio ü      Attenua l’inquinamento acustico   ü      Regola il corso dell’acqua                   ü      Apporta umidità     ü      Mitiga le temperature     ü      Favorisce il contatto e l’interazione con la natura    ü      Favorisce la climatizzazione    ü      Migliora l’abitabilità urbana  ü      Genera benessere fisico e psichico   ü      Crea ambienti vitali e sensoriali   ü      Crea ambienti per le relazioni sociali    ü      Agevola il tempo libero, la ricreazione e l’attività fisica     ü      Fornisce opportunità per l’attività culturale, l’educazione e la ricerca   ü      Crea paesaggio    ü      Genera attrazione turistica   ü      Genera plusvalore   ü      Genera attività economica

OBIETTIVI DEL PIANO DEL VERDE E DELLA BIODIVERSITA’

ü      Conservare e migliorare il patrimonio naturale della città, evitando la perdita di specie e di habitat

ü      Ottenere la massima dotazione di verde urbano e la sua connettività

ü      Ottenere i massimi servizi ambientali e sociali relativi al verde ed alla biodiversità

ü      Avanzare nel valore che la società assegna al verde ed alla biodiversità

ü      Rendere la città più resiliente di fronte  alle nuove sfide, come il cambiamento climatico.

Il Piano del Verde e della Biodiversità pianifica la Barcellona del 2050 come una città in cui natura e abitato urbano interagiscono e si potenziano, usando come mezzo la connettività del verde. In altri termini, una città in cui l’infrastruttura ecologica urbana sarà connessa col territorio periferico ed apporterà più servizi ambientali e sociali. Una città in cui si apprezzerà la biodiversità come il patrimonio collettivo che è in effetti e, in definitiva, dove si sfrutteranno tutte le opportunità per adattarvi la natura e per favorire il contatto delle persone con gli elementi naturali, nella convinzione che una città più verde è una città più salubre.  Questo Piano, dunque, non solo stabilisce delle linee strategiche per sviluppare il patrimonio verde come un sistema integrale, ma propone anche un modello di città nel quale il verde s’incorpora come una struttura ecologica fondamentale. Ciò si concretizza in due concetti-chiave: la connettività del verde e la rinaturalizzazione della città.  

Leggendo questa versione ridottissima del Piano di Barcellona viene spontaneo chiedersi come mai, anche in questo campo, noi italiani (e noi napoletani in particolare) restiamo ancora così indietro rispetto a concetti di larga circolazione, come quelli di pianificazione urbana eco-sostenibile e di biodiversità cittadina. Intendiamoci, qualcosa si sta muovendo anche dalle nostre parti, ma si tratta di progressi molto limitati e, spesso, in contraddizione con scelte strategiche di sviluppo che continuano a considerare il “verde” come un mero abbellimento estetico delle città, se non addirittura un impaccio alla loro ‘modernizzazione’.

Se invece – come ha fatto l’amministrazione di Barcellona- si considera la biodiversità un “valore globale” – ispirato alla volontà di tutelare gli ambienti naturali dall’invasiva presenza della realtà antropizzata,  ma anche di assicurare a chi vive in città una migliore qualità della vita – l’artificioso e pernicioso conflitto uomo-natura potrebbe almeno attenuarsi in una visione, appunto, più ‘globale’ ed armonica degli esseri umani con l’ambiente di cui in effetti sono parte.

Pure sul rapporto fra città, periferie e campagna, come su quello tra pianificazione urbana e visione planetaria, il Plà di Barcellona mostra di voler invertire la rotta, anche se non mancano elementi che riconducono fatalmente alla solita visione antropocentrica delle questioni ecologiche.

Ispirarsi a criteri di “responsabilità ambientale” in chiave etica, infatti, è l’approccio più comune e va incoraggiato per quanto può comunque apportare alla causa della conservazione della biodiversità. Pur se lodevole, non basta l’appello al “dovere morale di preservare i beni e benefici [della biodiversità], affinché possano goderne la generazione attuale e quelle future”, se non si prende coscienza anche dell’imperativo morale che dovrebbe indurci a “salvaguardare” quella natura (che, in termini religiosi, potremmo chiamare “il Creato”) come qualcosa che ha un enorme valore in sé, non solo quindi in funzione della sopravvivenza della specie umana.

Le caratteristiche ed i valori della biodiversità, elencati sopra, sono la dimostrazione che non si tratta solo di aspetti relativi all’ecuméne (cioè alla parte della nostra Terra conosciuta, esplorata ed abitata da noi uomini), ma anche di quelli che riguardano l’insieme della biosfera ed i suoi delicati equilibri ecologici.

Certo, sarebbe strano che una pianificazione urbana non si soffermasse in primo luogo sui valori ambientali più consoni ad una migliore vivibilità da parte degli esseri umani (bellezza, relazione, qualità abitativa, comfort, salute etc.). Ritengo però apprezzabile che:

  • ·         nel redazione del Piano barcellonese si è tenuto conto anche di fattori prettamente naturalistici, come la ricchezza di habitat, l’identità ecologica d’un territorio e della sua flora e fauna, la regolazione del ciclo dell’acqua e la conservazione delle caratteristiche dei suoli;
  • ·         c’è una caratterizzazione del territorio come “patrimonio collettivo” (noi parleremmo di “bene comune”…), la cui preservazione e valorizzazione non è soltanto un modo per rendere più “salubri” e verdi le nostre città, ma anche per invertire la tendenza alla “snaturalizzazione” degli ambienti urbani, riconciliando l’uomo con la sua “struttura ecologica fondamentale;
  • si collega l’azione territoriale, locale, per difendere la biodiversità ad una dimensione più globale, ribadendo che: “La perdita di specie viventi in uno specifico territorio è un danno che depaupera la diversità biologica dell’intero Pianeta“;
  • ·         s’impegna il governo cittadino a basare la propria azione su due pilastri fondamentali: la connettività delle aree verdi urbane (ossia il collegamento di queste ‘cinture’ in una rete ecologica effettiva) e la rinaturalizzazione delle aree urbanizzate, escludendo non solo ulteriori cementificazioni del territorio ma progettando un vero recupero ambientale delle aree disponibili.

Ebbene, questo della BiodiverCittà di Barcellona è un primo esempio di pratiche virtuose da seguire. Nei prossimi articoli cercherò di esplorare la situazione di altre grandi città europee e d’oltreoceano, nella convinzione che valorizzare la biodiversità è possibile solo se – come è scritto nel Plà – ci si basa sulla “conoscenza che ne hanno le persone e sul modo in cui ne fruiscono e come se ne prendono cura”. Ecco perché non bisogna mai trascurare l’importanza di un approccio educativo-culturale a questa problematica.

© 2013 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )