UNA QUARESIMA PER RISORGERE…

 
E’ difficile condividere con dei non credenti lo spirito della Quaresima, uscendo dai luoghi comuni e dalle banalità che avvolgono solitamente una delle manifestazioni più evidenti della religiosità popolare, e quindi di quel ritualismo che spesso costituisce il sostituto di un’autentica religiosità.
E’ difficile, talvolta, dialogare perfino con quelli che si dicono Cristiani, ma considerano il periodo quaresimale solo come uno dei periodi preparatori alle grandi festività dell’anno liturgico; una specie di parentesi oscura – con connotazioni vagamente medievali – che consentono di far risplendere ancor di più la gioia e la festa per la Resurrezione.
Eppure senza Quaresima la stessa Pasqua non avrebbe senso. Senza passione e morte non ci sarebbe risurrezione. Se ne stanno tragicamente accorgendo, sulla propria pelle, i nostri fratelli e sorelle di quell’Abruzzo sconvolto dal sisma, che in pochi attimi ha azzerato vite, famiglie, case, attività, beni e patrimoni, aprendo davanti a loro un vero e proprio baratro di annientamento e, in certi casi, di disperazione e di rabbia.
Ma attenzione: questo non significa che il male del mondo (violenze, stragi, disoccupazione, fame, guerre…) sia in qualche modo da considerarsi un bene, in quanto consentirebbe, per contrasto, di apprezzare la bontà, il lavoro, il benessere o la pace. Credo che si debba stare attenti a non banalizzare anche il male, riducendolo ad uno dei termini di un eterno conflitto, come ad esempio ipotizzato da alcune religioni come quella di Zoroastro o da deformazioni dello stesso cristianesimo.
Già nell’Antico Testamento, del resto, sventure lutti ed altre disgrazie e malattie venivano scaricate sul capo del pio e felice Giobbe proprio per metterne duramente alla prova la fede, in una sorta di “scommessa” tra il Padreterno e il Diavolo. Ma non mi pare che questo voglia comunicarci che “i mali” siano il contrario del bene e della beatitudine, ma piuttosto che quella che ci viene proposta non è una fede facile ed appagante, bensì una scelta che comporta difficoltà e sofferenze.
Come scrivevo oltre un anno fa su questo blog, a proposito delle “beatitudini”: “ la "buona notizia" di Gesù Cristo è resa efficacemente in questa apparentemente paradossale chiave di lettura, l’unica che ci può indurre ad aspettarci serenamente ciò che nessuno mai si augurerebbe e che, è bene chiarirlo, non diventa automaticamente buono solo perché può fungere da strumento della nostra santificazione. Il discorso di Cristo non è affatto l’esaltazione della sofferenza patita né può in alcun modo giustificare coloro che affliggono il loro prossimo e  lo lasciano  nella fame e nella sete, oppure che fanno le guerre e perseguitano chi gli è d’intralcio. […] Il programma alternativo di questo regno è tanto semplice quanto assurdo per la nostra mentalità: dobbiamo diventare: "poveri in spirito", cioè umili, ma anche "miti", "misericordiosi", "puri di cuore", "operatori di pace". Attenzione: nessuno dice che dobbiamo andarci a cercare masochisticamente afflizioni, sofferenze, disprezzo, diffamazioni ed insulti, ma il guaio è che sappiamo bene che chi decide di imboccare la "porta stretta" di Gesù, seguendolo su questa difficile strada, ha ottime probabilità di tirarsi addosso, una dopo l’altra, queste spiacevoli conseguenze…”.
di erferraro Inviato su Senza categoria Contrassegnato da tag

UNA QUARESIMA…(segue)

Di fronte alle sciagure “naturali”, come i disastri causati dal terremoto, ma soprattutto di fronte ai disastri direttamente provocati dall’uomo, come quello ecologico o la spaventosa crisi finanziaria che sta affliggendo milioni di persone, è legittimo chiedersi allora se essi possano essere letti anche come “segni dei tempi”. Non come tragedie da esorcizzare ma, al contrario, come drammatici appelli ad un cambiamento troppo rinviato e mai realizzato.
Un interessante dossier pubblicato sul numero di aprile del mensile cattolico Il Messaggero di sant’Antonio, dal titolo “La Chiesa italiana di fronte alla crisi” , si sofferma proprio sulle disastrose conseguenze economiche e sociali che la crisi della finanza mondiale ha avuto ed avrà ancora sull’esistenza quotidiana di tantissime persone. Questo periodo fosco e doloroso, d’altra parte, viene considerato da quasi tutte le organizzazioni del laicato cattolico impegnato nel sociale come “al contempo una difficoltà ed un’opportunità”, in quanto ci offre l’occasione per riflettere sull’assurdo modello di sviluppo in cui siamo imprigionati e per rilanciare un’alternativa etica di sviluppo più sobrio, giusto e solidale.
Cambiare stile di vita e rimettere al centro l’etica evangelica non è, ovviamente, qualcosa che scaturisca automaticamente dalla crisi attuale. E’ però un’occasione da non perdere per riconsiderare le nostre priorità e per ripensare al bene comune ed ai valori veri, che non sono quelli quotabili in borsa…
Ebbene, questa Quaresima c’interpella nuovamente, chiedendoci quella “metanoia” indispensabile ad un cambiamento da cui possiamo aspettarci solo la conferma di aver aderito ad una religione che non ci assicura la felicità a buon mercato, ma piuttosto la beatitudine di chi sa che seguire Gesù significa amare, servire, dare senza attenderci nulla in cambio.
Chi vuole conservare la propria vita la perderà – egli ci ha ammonito –  e noi sappiamo bene che se cercassimo di conservare a tutti i costi il nostro stile di vita potremmo solo accelerare la catastrofe ecologica ed alimentare i conflitti bellici, mettendo così in discussione anche la nostra stessa sopravvivenza.
Per non continuare a svendere la nostra salvezza in cambio di 30 danari, abbiamo solo un’alternativa: cambiare radicalmente strada, per far uscire la Parola di Dio da quel sepolcro di convenzioni, accomodamenti e compromessi entro cui l’abbiamo troppo a lungo seppellita, imbalsamando la fede al punto da farne, come i farisei, una ritualità vuota quanto ipocrita.
Lasciamo ad altri la pasqua dei coniglietti e delle uova di cioccolato, che ormai non ci riservano più neppure una vera sorpresa. Per chi crede, Pasqua era e resta un “passaggio”, un cambiamento profondo che non possiamo più rinviare e che ci richiede fede autentica, speranza solida, ma soprattutto amore vero, capace di produrre frutti di giustizia di pace e di solidarietà.   
di erferraro Inviato su Senza categoria Contrassegnato da tag