SINISTRA ARCOBALENO: MA E’ LA SOMMA CHE FA IL TOTALE…?

di Ermete Ferraro

 

Non posso farci niente, ma leggendo i 14 punti del programma de "la Sinistra – l’Arcobaleno" mi si rafforza nella mente l’idea di un "cartello" elettorale più che di un’effettiva aggregazione, capace di far trasparire una visione comune dell’alternativa che si propone agli italiani. Per carità, nulla da eccepire alla sostanza dei punti programmatici (fatta eccezione per alcuni non identificabili con la mia identità e sensibilità di credente, che non ho mai considerato un abito da indossare o di cui spogliarmi quando mi fa comodo), piuttosto la semplice constatazione che presentare una proposta composita e multicolore è ben diverso dal proporre qualcosa i cui vari colori riescano davvero a fondersi in una luce comune.

Si rischia, in questo ultimo caso, di proporre un programma più "arlecchino" che "arcobaleno", che nasce dalla pura e semplice giustapposizione delle impostazioni e priorità di ciascuna componente della coalizione, facendo bene attenzione al peso elettorale di ciascuna e riservando a ciascun "colore" solo lo spazio spettante, come accade quando di giunge ad una sorta di compromesso o di accordo a tavolino tra soggetti che restano diversi, pur sentendosi comunque legati da un patto di collaborazione.  Attenzione, chi mi conosce sa bene quanto ci tengo alla "diversità culturale" di ogni persona e/o gruppo, che non si annulla certo quando l’una o l’altro decidono di cercarsi dei "compagni di strada". Il fatto è che non penso che questo stare insieme debba ridursi a ciò che, col linguaggio aziendalista di moda, potremmo chiamare una joint venture. E questo per la semplice ragione, pratica oltre che etica, che una coalizione di questo tipo non riuscirebbe ad essere molto credibile né riuscirebbe ad attirare consensi tra chi cerca qualcosa di veramente nuovo ed alternativo, per uscire dall’apatia e dallo sconforto provocati da una politica sempre più alla deriva.

Ripeto, non si tratta di essere o meno d’accordo con l’uno o l’altro aspetto del programma: non si tratta dei dieci comandamenti e nessuno è tenuto a condividere ogni affermazione allo stesso modo e con la stessa convinzione. Il vero problema è che – come vado ripetendo da un bel po’ di tempo, ma con scarso successo – la semplice sommatoria di istanze civili, sociali, ambientali e di pace non costituisce un vero e proprio "programma costruttivo" – per citare Gandhi – perché solo una comunanza d’intenti ed una reale integrazione delle proposte può dar luogo ad un soggetto politico davvero alternativo. Già se si considera il solo aspetto del collegamento tra battaglie pacifiste ed ecologiste, il fatto di metterle insieme non dà necessariamente origine ad una proposta autenticamente "ecopacifista". Essa, infatti, può nascere dall’individuazione di una matrice comune – ad esempio, l’idea di sfruttamento e di colonizzazione – che da qualche millennio ha reso l’uomo violento verso la natura almeno quanto lo è stato verso i suoi simili. Non ne parliamo, poi, se a questa dimensione ci si limita ad addizionare quella della lotta per la giustizia sociale (propria della sinistra storica) oppure le istanze libertarie dei movimenti per i diritti civili. Non è sempre vero che, per citare Totò, "è la somma che fa il totale", almeno nel senso che una pura logica combinatoria di elementi diversi non è sufficiente a dare un risultato complessivo soddisfacente.

cuorearcobalenoSe manca il collante di un modello di sviluppo profondamente diverso, che abbia il coraggio di parlare di "decrescita"; se non si vuole proporre un tipo di convivenza civile che sappia puntare più sulla "comunità" che sulla "società"; se si continua a depurare ipocritamente il pacifismo della componente antimilitarista, per non sfidare apertamente il complesso militare-industriale con una strategia di difesa civile e di resistenza nonviolenta; se la tutela dei diritti individuali perpetua il mito illuminista di un liberalismo che sa diventare libertario, ma rifugge inorridito da ogni limite etico e da una vera solidarietà; se, insomma, ci si limitasse a far convivere in un programma elettorale istanze che non prefigurino una visione globale altra ed un modo differente di fare politica, beh, possiamo pure appoggiare e votare questa coalizione, ma corriamo il rischio di scontare, prima o poi, le riserve mentali di ciascuno e la mancanza di un’effettiva unità.

E’ un po’ brutto mettersi a fare dei conti, ma se di somma si deve trattare forse non è poi tanto secondario soffermarsi su alcune valutazioni e considerazioni. Ai diritti dei lavoratori sono stati dedicati 3 punti su 14 (sicurezza, lotta alla precarietà, salari fisco e redistribuzione del reddito); altri 2 punti si occupano dei diritti civili (laicità ed autodeterminazione femminile); seguono poi altri 3 aspetti tipicamente ‘verdi’ (pace e disarmo, patto per il clima, investimenti per il risanamento ambientale). Alle tematiche sociali care alla Sinistra (servizi sociali e sanitari, diritto alla casa, inclusione degli stranieri, investimenti sulla formazione, difesa della democrazia e tutela del diritto all’informazione) sono dedicati i rimanenti 6 punti, che vanno a sommarsi ai primi 3. Risultato? Nove + tre + due = quattordici: un totale che somma le varie istanze, dosando gli ingredienti della coalizione, ma non offre una chiave di lettura comune che consenta d’inserirle in un progetto unitario di società.

Basterebbe leggersi il testo della fondamentale "Carta della Terra" per avere un’idea concreta e precisa di ciò che significa non limitarsi a sommare dei punti, ma cercare una logica alternativa a quella da cui ci lasciamo portare avanti per inerzia. In quel documento si parla di scelte, di radicali modifiche, di responsabilità universale, di rapporto tra locale e globale, di rispetto dell’integrità ecologica e di sviluppo equo e solidale. Certo, si parla anche di diritti, ma non si tacciono i valori e non ci si vergogna di usare parole come rispetto, armonia, nonviolenza, celebrazione della vita. Come ecopacifista, infine, lasciatemi dire che i 3 punti riservati al ‘verde’ in questo arcobaleno non solo sono pochi, ma neppure tanto incisivi. Parlare solo di disarmo nucleare, di tagli alle spese per armamenti e di riconversione civile, infatti, non basta a configurare un’alternativa nonviolenta credibile né ad escludere presenti e futuri coinvolgimenti dell’Italia in vecchi e nuovi scenari di guerra. Rifiutare l’energia nucleare, riproponendo fonti rinnovabili e pulite, ripubblicizzare i servizi idrici e combattere i reati ambientali è sì una valida proposta di priorità, ma non affronta il nodo di un modello di sviluppo energivoro e predatorio, né gli contrappone un’alternativa a livello di produzione e di consumo. E’ giusto, infine, rifiutare la logica delle ‘grandi opere’ in nome degli investimenti per il trasporto pubblico, la raccolta differenziata dei rifiuti ed altre pratiche virtuose ed ecologiche, ma non mi pare che si cerchi di andare oltre le priorità, per configurare il volto di un Paese e di un territorio dove si scelga di vivere con ritmi e modalità alternative, badando all’essenziale e bandendo il consumismo e la frenesia di uno sviluppo malato di "crescita".

Ma forse mi sbaglio e il programma diffuso dai media e sugli stessi siti della Sinistra Arcobaleno, per amore di sintesi, ha omesso un’introduzione più ampia e generale. Forse c’è ancora tempo per evitare che i vari colori di questo arcobaleno lascino intravedere le cuciture un po’ affrettate che li tengono insieme. Forse il dibattito è appena iniziato e non c’è nessuna intenzione di soffocarlo, anche a costo di far nascere prematura ed un po’ squilibrata questa nuova creatura. Sinceramente lo spero, anche se l’assenza dal dibattito di alcuni nomi storici che hanno segnato in Italia il cammino di una coalizione rosso-verde non mi sembra un segnale molto positivo. Staremo a vedere ma, intanto, come primo gesto concreto di unione, prima che sia troppo tardi per farlo, battezziamo in modo meno ambiguo questa creatura, levando quei due orribili e cacofonici articoli (la Sinistra e l’ Arcobaleno) che stanno lì quasi a sottolineare che si tratta di una somma che non riesce a farsi totale…

 

ARCOBALENO O ARCA-BALENA ?

                                                                                                                               di  Ermete Ferraro

Evviva! E’ nata la coalizione-raggruppamento-cartello che unisce la Sinistra storica con la tradizione ambientalista dei Verdi, il cui leader ha esultato, definendo "utile" il voto dato "a un soggetto che ha nel simbolo i colori della pace e come obiettivo la tutela dell’ambiente". Beh, a dire il vero, non è che l’aggettivo "utile" sia proprio il massimo per lanciare la nuova formazione politica. Sappiamo però che il vocabolario della politica e i concetti che dovrebbero stare dietro le parole si sono irrimediabilmente ristretti, per cui pare proprio che ci tocca accontentarci d’un codice linguistico vago, approssimativo e sbrigativo.

Il fatto che votare per "la Sinistra – l’Arcobaleno" risulti utile, comunque, sembrerebbe proprio ciò che interessa alla maggioranza di quelli che le hanno dato vita, e che adesso si alternano a fare i complimenti intorno alla culla della neonata, lasciando però trasparire qualche imbarazzo e cautela, dettati forse dalla necessità di prendere tempo, per capire meglio… a chi assomigli la pargoletta…  Una delle poche cose certe di questa creatura è che l’hanno battezzata con due nomi, uno femminile e l’altro maschile, tanto per non scontentare nessuno. Anche il suo logo risulta da una sintesi grafica, in cui appaiono, in basso, delle onde iridate, mentre nel semicerchio superiore sembrerebbe essersi esaurita la fantasia dei creatori, che non hanno saputo trovare niente di meglio che scriverci il doppio nome di cui sopra, rigorosamente in caratteri rossi e verdi, su sfondo bianco. Nutro qualche sospetto che Pecoraro Scanio abbia tentato di farvi collocare un sole-che-ride, ma qualcuno certamente gli avrà fatto notare che così il nuovo logo avrebbe acquisito un’inquietante somiglianza col simbolo del partito socialdemocratico di una volta.  Per non parlare del fatto che, a quel punto, PRC e PCI si sarebbero sentiti in dovere d’inserire anche loro una falcetta-e-martellino da qualche parte, con prevedibili conseguenze negative sul piano grafico.

Dunque, vediamo un po’ gli elementi che abbiamo finora a disposizione per esprimere un giudizio. (1) Votare la Sinistra – l’Arcobaleno  (forse sarebbe meglio chiamarla "Sinistrarcobaleno", per snellire un po’ questo nome composto, come si fa con Pierpaolo o Giambattista…) è qualcosa di utile; (2) si tratta di un’alleanza il cui simbolo ricorda la pace e l’ambiente e, secondo una dichiarazione del neo-leader Bertinotti, (3) lascia trasparire "la grande ambizione di cambiare la società". Beh, mi sa che è ancora troppo poco per riuscire a trascinare le masse, inducendole a votare per la neonata formazione, soprattutto se si tiene conto che i primi provvedimenti che il leader dei Verdi si è sentito di proporre, a mo’ di esemplificazione, sono state le leggi per le unioni civili e per il conflitto d’interessi…  Sarà probabilmente solo una sensazione, ma nella generale confusione di elezioni politiche le cui vicende sono iniziate con l’accusa rivolta dalla coalizione conservatrice a quella "democratica" di volergli copiare il programma, ho l’impressione che anche a Sinistra del PD le idee non siano troppo chiare. O, peggio ancora, che non si ritenga nemmeno tanto "utile" chiarirle agli elettori, ai quali si chiede piuttosto un’adesione "a pelle", istintiva – come dire? – "senza se e senza ma"…

sinistra_arcobaleno_thumbnailPer carità, non fraintendetemi. Da nonviolento ed ecopacifista storico, personalmente apprezzo molto sia il nome sia il simbolo della nuova formazione. Da primo eletto a Napoli dei Verdi (nel lontano 1987), e come primo e unico capogruppo circoscrizionale (nel 1995) di una formazione denominata "Verdepace-Arcobaleno", nessuno più di me può condividere questa scelta, che mi ricorda pure l’esperienza napoletana dell’associazione "Verdarcobaleno", iniziata proprio in quegli anni insieme con l’amico Antonio D’Acunto, ultimo consigliere regionale dei "Verdi Arcobaleno".  Quello che mi convince di meno non è infatti né il logo iridato (che mi riporta col pensiero a tante battaglie antimilitariste e pacifiste), né la parola "Sinistra" (che semmai mi ricorda la breve, ma positiva, esperienza che ho fatto da primo presidente "verde" di una Circoscrizione napoletana, alla guida di una…minoranza che potrebbe oggi tranquillamente identificarsi nella nuova formazione politica).

A lasciarmi poco convinto, semmai, è l’evidente fretta e superficialità con cui è stato concluso il ciclo di un processo che pur durava da molti anni, senza evidente successo, sol perché ormai non restava altro tempo da perdere e le elezioni bussavano già alle porte. Ecco, è proprio questa "utilità" troppo strumentale ed assai poco attenta alla maturazione effettiva del processo stesso che adesso suscita qualche perplessità, costringendomi a pormi qualche domanda scomoda e politicamente scorretta su fini e sui mezzi della nuova coalizione rosso-verde. Il predetto Antonio D’Acunto, in un suo recente editoriale on-line sul sito nazionale dell’Associazione VAS, ha fatto importanti osservazioni in proposito, scrivendo: "Oggi nasce la Sinistra l’Arcobaleno: la questione per molti della sinistra e della cultura ambientalista è se esso è la sommatoria, l’escamotage elettorale, di alcune forze politiche o anche di singoli politici, in grandissima difficoltà, per salvare la loro presenza alla Camera ed al Senato, oppure è il reale avvio, la vera nascita di un grande soggetto politico, sì di un Partito Nuovo, che sappia fondere la storia, i valori, i bisogni della Sinistra politica con l’Ecologia; il Mondo di oggi con le Future Generazioni, la Salvezza dell’Uomo con quella del Pianeta, con l’attualità di un programma chiaro e forte che vada in tale direzione."

Ecco: il vero problema mi sembra che sia proprio questo e non può essere certo eluso facendo ricorso a slogans elettorali o a frasi ad effetto. Se ci troviamo effettivamente di fronte ad una vera scelta, ad una reale novità nel panorama politico, ci saranno senz’altro quelli che D’Acunto chiamava "segnali netti, chiari nei contenuti e nella rappresentatività" , indice evidente di "un rinnovamento profondo che deve valere per l’insieme de la Sinistra l’Arcobaleno".  In caso contrario, invece, ci troveremmo ahimé di fronte ad una pura e semplice trovata elettorale, un’alleanza sotto forma di "arca-balena", "utile" solo a salvare i Pinocchi e i Geppetti di turno, ma il cui richiamo risulterebbe ovviamente molto debole e che quindi sconterebbe l’ambiguità e la strumentalità di una pseudo-scelta.

Attenzione allora: i cittadini comuni, i giovani soprattutto, sono maledettamente stanchi e delusi. Non hanno bisogno di spot di facciata, ma di una chiarezza e coerenza diventate merci sempre più rare in quella specie di mercatino rionale della politica in cui siamo costretti a scegliere. Se invece "la Sinistra-l’Arcobaleno" saprà emergere da questo clima di "saldi di fine stagione" e se riuscirà a proporre qualcosa di veramente nuovo e convincente, che faccia leva sul protagonismo e la partecipazione diretta, sono certo che le adesioni  a questo progetto alternativo diventeranno sempre più numerose e convinte. Auguriamoci che così sia !

 

MISURA, PROVIDENZIA E MERITANZA…

fedMisura, providenzia e meritanza

Federico II


Misura, providenzia e meritanza
fanno esser l’uomo sagio e conoscente
e ogni nobiltà bon sen[n]’avanza
e ciascuna ric[c]heza fa prudente.       4

Nè di ric[c]heze aver grande abundanza
faria l’omo ch’è vile esser valente,
ma della ordinata costumanza
discende gentileza fra la gente.       8

Omo ch’è posto in alto signoragio
e in riccheze abunda, tosto scende,
credendo fermo stare in signoria.       11

Unde non salti troppo omo ch’è sagio,
per grande alteze che ventura prende,
ma tut[t]ora mantegna cortesia.       14

Estratto da "http://it.wikisource.org/wiki/Misura%2C_providenzia_e_meritanza"

Stamattina, sfogliando in metropolitana l’edizione napoletana del quotidiano “City”, mi sono imbattuto nell’affascinante rappresentazione marmorea di Federico II riportata sopra, forse l’unica che ne riproduca esattamente l’aspetto. Da cittadino dell’infelice Napoli del XXI secolo, di fronte a quello sguardo severo ed aperto al tempo stesso, mi è venuto allora spontaneo chiedermi che diavolo avrebbe pensato quel grande ed illuminato sovrano delle miserande vicende odierne della città dove nel 1224 egli fondò la Universitas Studiorum che ne porta ancora il nome.

Quali considerazioni avrebbe fatto quello che fu denominato stupor mundi di fronte a quella capitale del Mediterraneo, che è stata trasformata in città emblema del malgoverno e della devastazione ambientale? Credo che avrebbe avuto un bel po’ di motivi per stupirsi lui di come si sia riusciti a ridurre Napoli a capitale internazionale della munnezza e del malaffare… L’autore delle Constitutiones Regni Utriusque Siciliae (o "Costituzioni Melfitane") sarebbe rimasto certamente sconcertato nel constatare che perfino il sannitico "maestro giustiziere" del nostro incredibile Stato repubblicano è stato costretto a dare le dimissioni, perchè messo sotto accusa proprio da quei "giustizieri" di cui avrebbe dovuto essere il ministro…

A colpirmi, però, sono stati anche i versi del suo sonetto che ho riportato in apertura, nel quale – lasciando stare per un po’ i temi dell’amor cortese – Federico di Svevia si soffermava invece sulle virtù politiche che riteneva fondamentali, e che ne costituiscono il titolo: "Misura, providenzia e meritanza". Si tratta, purtroppo, di tre requisiti di cui oggi egli rischierebbe di non trovar più nemmeno le tracce fra coloro che esercitano funzioni di governo…  Come si fa, infatti, a parlare di misura di fronte alla smisurata arroganza di questa classe dirigente, incredibilmente incapace di ammettere, almeno in parte, le proprie responsabilità? Che cosa c’entra questa smarrita virtù dei tempi antichi con l’attuale, e altrettanto smisurata, sete di controllo di ogni aspetto della pubblica amministrazione da parte di gruppi d’interesse e di pressione? E poi: chi fra i politici attuali ci terrebbe a mostrarsi "sagio e conoscente", quando l’esercizio del potere è ormai stato privato d’un pur minimo legame con la saggezza e la conoscenza?

E di quale providenzia potrebbe andare in cerca quel grande e lungimirante sovrano in un’epoca come quella che stiamo vivendo, in cui prevedere le conseguenze dei propri atti e delle proprie scelte sembra diventato inutile – se non addirittura dannoso – alla pratica politica? Quello che è certo è che, se i nostri amministratori (ordinari e straordinari) avessero minimamente esercitato la virtù della "providenzia", non saremmo certo giunti a questo punto, non solo  in materia di rifiuti ma anche di gestione delle risorse territoriali, di contrasto alla disoccupazione e di provvedimenti per frenare il degrado quotidiano delle nostre città.

Non ne parliamo poi della meritanza, di cui il povero Federico II stenterebbe a trovare i segni in una società che ha progressivamente reciso ogni rapporto tra occupazione di funzioni di responsabilità ed effettivo merito e competenza per esercitarle. Per lui era evidente che la gentileza fra la gente non deriva affatto dalla abundanza di richeze – cui viceversa sembrano tendere tutti – ma piuttosto dall’ordinata costumanza  di chi conosce il proprio dovere e lo esercita ordinariamente, abitualmente. Il guaio è che chi si trova in una posizione di signoragio – cioè di potere e di controllo delle risorse – s’illude di potervi restare a lungo, saldo e stabile, ma spessoè costretto a sperimentare quanto sia facile "scendere tosto" da quell’artificioso piedistallo, come tutti recentemente abbiamo potuto verificare, scorrendo le cronache politico-giudiziarie di tanti nostri governanti.

Federico II ammoniva più di otto secoli fa che lomo sagio dovrebbe stare molto attento a non fare troppi "salti", ma chi cavolo glielo va a raccontare ai nostri politici di mestiere, per i quali "saltare" opportunisticamente da una parte all’altra sembra una sorta di caratteristica innata? Ecco, allora, che le altezze raggiunte da troppi di loro rischiano di trasformarsi in trampolini per ulteriori salti, con conseguenze spesso disastrose anche per loro stessi…

Fissando il volto fiero di quell’imperatore che seppe guardare molto lontano ma senza perdere la saggia concretezza di chi sa quello che fa, proviamo allora a sognare di poter essere amministrati da persone dotate di senso della misura, di capacità di previdenza e di effettivi meriti… Immaginiamo per un attimo di trovarci di fronte a chi non confonde il "signoragio" (cioè il puro e semplice esercizio del potere) con quella "signoria", che è frutto invece di una reale, effettiva, riconosciuta, capacità di governo…  Proviamo, infine, a figurarci una realtà dove la gentileza e la cortesia sostituiscano per un po’ le vagonate di volgarità e di arroganza provinciale da cui siamo circondati…. Beh, non ci resta che darci da fare, dal basso e in prima persona, perché tutto questo non resti solo una fantasticheria ma possa diventare, almeno in parte, realtà. La nostra realtà.

IN-MONDIZIA, IN-SIPIENZA E IN-GIUSTIZIA…

                                                     di Ermete Ferraro

 Ho provato a riflettere su come diavolo gli stranieri abbiano potuto “leggere” l’Italia attraverso l’immagine che è giunta fino a loro attraverso gli articoli dei loro quotidiani ed i réportages delle loro riviste.

Ho cercato, soprattutto, di comprendere quale impatto mediatico possano aver avuto le sconcertanti vicende italiane di queste ultime, convulse, settimane su chi, già da tempo, è pur  abituato alle “stranezze” di quello che passa per uno dei primi 10 paesi “sviluppati” a livello mondiale, ma che troppo spesso lascia impudicamente trasparire quanto, in realtà, resti avviluppato nelle sue contraddizioni, storiche e geografiche.

Cominciamo dalla tragedia pirandelliana dei rifiuti rifiutati della Campania; aggiungiamoci la grottesca vicenda della mancata visita del Vescovo di Roma all’Università della capitale e, per concludere, soffermiamoci brevemente sulle dimissioni del ministro della Giustizia, raggiunto da provvedimenti giudiziari e perciò ferocemente polemico contro chi amministra la giustizia…

Dice: ma che cavolo c’entra una cosa con l’altra ? Che ci azzecca la crisi della spazzatura in Campania col risentito pronunciamento di alcuni docenti e studenti della “Sapienza” contro l’intervento di Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico ? E poi, che razza di relazione potrà mai esserci tra le prime due questioni e la deplorevole vicenda della (ma)stella cadente dell’ Udeur ?

Il fatto è che, se solo tento di mettermi nei panni di un francese, o di un tedesco, oppure anche di un greco o di uno spagnolo, che si sia trovato a leggere, a breve distanza, notizie dall’Italia di questo tenore (meglio: di questo basso…), penso proprio che sarei assalito dalla spiacevole sensazione di chi è costretto a vivere con accanto un vicino di casa incredibilmente strano, schizofrenico e di cui c’è davvero poco da fidarsi.

Ma insomma – mi verrebbe forse da commentare – uno stato dove non si sa neppure come e dove smaltire i rifiuti domestici che affidamento può dare quando si tratta invece di rifiuti speciali, tossici o, peggio, nucleari? E un’università dove, in nome del libero pensiero e della laicità della scienza, si lascia fuori della porta, dopo averlo ufficialmente invitato, il capo spirituale del cattolicesimo, peraltro illustre docente universitario, che immagine di serietà trasmette? E poi: il massimo responsabile della giustizia che denuncia in Parlamento la congiura dei giudici contro di lui ed il suo partito, a che razza di esemplare istituzionale appartiene?

Come se fossero ripassati i tre Magi dopo l’Epifania, le cronache italiane hanno offerto ai nostri vicini europei – e non solo a loro – tre disastrose immagini della nostra povera Italia: enormi cumuli d’immondizia che marcisce per strada; abbondanti esemplari d’insipienza anticlericale e sconcertanti polemiche sulla (in)giustizia dei provvedimenti assunti da alcuni giudici contro il ministro della giustizia. Come dire: l’oro di un’enorme risorsa ridotto assurdamente in rifiuto da seppellire o incenerire; l’incenso di una cultura religiosa lasciato molto laicamente fuori dal palazzo stesso della cultura e, infine, la mirra amara di un perverso sistema di potere che, divenuto vittima della sua stessa arroganza, si difende rabbiosamente.

Ma che razza di Paese è quello dove, dopo un decennio e mezzo di gestioni straordinarie dello smaltimento dei rifiuti, l’unica soluzione alla tragedia incombente è la nomina d’un "generalissimo" – con poteri ancora più straordinari – per decidere ed attuare, in pochi mesi, ciò che finora un’intera classe politica non ha voluto decidere né saputo attuare?  Che staterello da operetta è quello dove dei cosiddetti scienziati laici e degli esagitati studenti democratici fanno di tutto per esorcizzare la presenza stessa di chi rappresenta una strada diversa per ricercare la verità?  Che immagine riesce a dare di sé un governo sedicente progressista, le cui controverse sorti restano appese al dito tremante di qualche vetusto senatore a vita ed ora anche all’ipocrita solidarietà che è costretto a tributare al caudillo sannita, per evitargli di cadere dal suo stesso cavallo?

Al di là dello scenario meridionale, purtroppo comune alla prima ed alla terza vicenda, tutti e tre gli episodi appaiono un preoccupante segno di degenerazione di un quadro politico che, a dire il vero, era già abbastanza degenerato di suo. Un quadro politico da Sodoma e Gomorra, che costringe da tempo ad una convivenza contro natura partiti, persone e situazioni che non avrebbero nulla in comune, ad eccezione della risoluta ed un po’ cinica volontà di restare a galla in qualche modo, facendo finta di governare processi che nascono altrove e di cui sono solo i penosi – ma interessati – burattini…

E allora, che cos’altro sapremo inventarci nei prossimi giorni per comparire nuovamente in bella evidenza sulle pagine del New York Times, di Le Monde o di El Paìs? Potremmo, che so, decidere creativamente di liberarci della munnezza campana sversandola dentro l’ampio cratere del Vesuvio. Oppure si potrebbe invitare il Dalai Lama ad inaugurare i corsi dell’Orientale di Napoli, ovviamente per poi lasciarlo irriverentemente fuori dell’università, con la scusa che i lama…sputano sentenze. E che cosa ne pensate del fatto che – visti gli arresti degli ultimi autorevoli padrini – il governo nomini (ovviamente per un periodo provvisorio di almeno dieci anni…) un Commissario Straordinario per le attività malavitose organizzate, affidandogli alcuni reparti dell’Esercito ed attribuendogli pieni poteri di derogare a tutte le normative vigenti, così da consentire il completamento di alcuni affarucci rimasti interrotti?  Volete scommettere che anche la Frankfuerter Algemeine Zeitung, Al Jazeera e la CNN ci farebbero un bel pezzo su ?…

di erferraro Inviato su Senza categoria Contrassegnato da tag ,