Etimostorie #15: SICUREZZA

Uno dei vocaboli più frequentemente usati nei discorsi pubblici e nella comunicazione mediatica, ma anche nelle conversazioni private, è sicurezza. In nome di questa parola/concetto, le nostre società stanno diventando sempre più propense a adottare misure di prevenzione e repressione di tutto ciò che le minaccerebbe, col paradossale risultato di farci vivere in un costante clima di allarme e d’insicurezza. [i]

Se cerchiamo il significato autentico del termine, scopriamo che l’aggettivo originale latino securus era caratterizzato dal prefisso disgiuntivo se– (indicante separazione, privazione) unito a cura, indicante ogni forma di preoccupazione, dubbio, pericolo, difficoltà.[ii]  Ne consegue che una persona sicura dovrebbe sentirsi tranquilla, priva di preoccupazioni ed affanni. Allo stesso modo, una situazione o una realtà concreta dovrebbe essere così indicata quando non susciti ansietà in chi la vive. La ‘sicurezza’, etimologicamente parlando, rappresenterebbe dunque uno stato emotivo, una condizione interiore, di assoluta mancanza di stimoli negativi o, quanto meno, una certa indifferenza nei loro confronti.

«Securitas‘ era la dea romana che personificava la sicurezza, soprattutto quella dell’Impero Romano. Veniva raffigurata sulle monete, spesso con le sembianze di una donna appoggiata ad una colonna, per infondere calma e tranquillità in senso propagandistico, soprattutto nei periodi più insicuri dell’Impero […] Quindi in tale resoconto la ‘securitas’ sembra incarnare quella disattenta indifferenza che Tacito definisce ‘inhumana securitas’, quale disumana mancanza di ogni cura, fondata sull’assenza di ogni discernimento di bene o di male, capace di trascinare con sé ogni senso di responsabilità collettiva o individuale…». [iii]

Questa accezione negativa della parola, senza dubbio meno frequente, ci porterebbe a considerazioni più generali sulla cultura individualista che permea anche la nostra società, in cui sentirsi ‘sicuri’ troppo spesso vuol dire evitare di guardarsi intorno, esorcizzando i problemi e le difficoltà altrui per chiudersi nel proprio egoistico ‘particulare’.

Tornando però al significato positivo di ‘sicurezza’, obiettivo perseguito da quasi tutti coloro che aspirano ad una esistenza più tranquilla e serena, teniamo comunque presente che, se dovessimo tradurre in inglese questa parola italiana, dovremmo scegliere tra due vocaboli: safety e security, il cui senso è piuttosto differente.

«Per comprendere bene la differenza tra Safety e Security, l’elemento fondamentale è l’intenzione. La security si concentra sulla prevenzione e il contrasto di atti dannosi. Si tratta quindi di combattere azioni, spontanee o deliberate, che hanno l’intenzione di nuocere […] Esempi: furto, frode, aggressione, incendio doloso. La safety designa invece tutti i mezzi di prevenzione e di intervento contro i rischi accidentali che possono arrecare danno a persone e cose, ma la cui origine è sempre involontaria. Esempi: calamità naturali, incidenti sul lavoro, incendi elettrici, perdite d’acqua…». [iv]

Non mi sembra una distinzione da trascurare, visto che in questo caso (come accade per altri concetti ben distinti in inglese ma racchiusi in un solo vocabolo italiano, come i binomi policy/politics o economy/economics) la differenza conta non poco quando si tratta di fronteggiare situazioni d’insicurezza niente affatto univoche. Che si tratti di minacce intenzionali e dolose ovvero di rischi accidentali ed involontari, dovremmo comunque adottare misure preventive adeguate. Fatto sta che le persone sembrano solitamente preoccupate della loro security molto più che della loro safety, per cui la loro attenzione sembra concentrarsi maggiormente sulle possibili minacce alla propria sicurezza personale. Spesso, invece, si trascurano gli interventi preventivi nei confronti di eventi considerati accidentali (come alcune disastrose calamità naturali), quasi sempre frutto della nostra quotidiana e colpevole incuria nei confronti dell’ambiente naturale.

Il vocabolo inglese safety, viceversa,ci rinvia etimologicamente al fondamentale concetto di ‘salvezza’, ossia d’integrità, che ha un profondo significato se rapportato alla salvaguardia dei delicati equilibri ecologici o, per usare un lessico religioso, dell’integrità del creato.

«‘Safety’, inizio XIV secolo, savete, “libertà o immunità da danno o pericolo; uno stato o condizione illeso o non danneggiato”, dal francese antico sauvete, salvete “sicurezza, salvaguardia; salvezza; sicurezza, fideiussione”, in precedenza salvetet (XI secolo, francese moderno sauveté), dal latino medievale salvitatem (nominativo salvitas) “sicurezza”, dal latino salvus “illeso, in buona salute, sicuro” (dalla radice PIE *sol- “intero, ben tenuto”). Da fine XIV secolo, (inteso) come “mezzo o strumento di sicurezza, una salvaguardia».[v]

L’aggettivo sicuritario – neologismo spesso utilizzato nel lessico politico – viene tradotto dalla Treccani con: “Finalizzato al mantenimento della sicurezza sociale e dell’ordine pubblico[vi], esprimendo una visione in cui alla legittima ed auspicabile ‘cura’ – nel positivo senso di solidale attenzione per il bene comune, racchiuso nel milaniano I Care – si sostituisce una preoccupata e preoccupante volontà di occhiuto controllo in stile law and order. Dal modello securitario, non a caso, deriva la giustificazione di ogni forma di c.d. ‘difesa preventiva’, sia nel settore della pubblica sicurezza sia in quello dell’organizzazione paramilitare della società, a spese delle garanzie democratiche e della conseguente tutela dei diritti civili e sociali.

La sicurezza auspicabile, insomma, non è l’indifferenza egoistica della tacitiana inhumana securitas, ma neanche l’attuale psicosi securitaria, in nome della quale sarebbe accettabile qualsiasi forma di tutela preventiva anche violenta, in ambito civile e militare, purché si dimostri efficace. 

«Questo clima di incertezza si manifesta attraverso il bisogno dell’individuo di essere e sentirsi al sicuro. La pulsione gregaria, finalizzata alla socializzazione e alla difesa della vita, sfocia così nella pulsione securitaria: il soggetto baratta la propria libertà in cambio della sicurezza […] il soggetto ideologicamente securitario non è malato […] Ma la pulsione securitaria diffusa indica ai soggetti strutturalmente fragili una direzione del proprio disagio […] La società e l’individuo possono sfuggire alla morsa della pulsione securitaria  accettando la bellezza e la sfida del mare aperto, godendo dell’imprevedibilità dell’incontro e rinunciando alla tentazione paranoica di proiettare sullo straniero ciò che risulta di sé indigesto e inaccettabile». [vii]

Occuparsi responsabilmente di noi stessi e degli altri non equivale per niente a fare della preoccupazione quasi uno stile di vita, improntato all’ansia, alla diffidenza e alla paura verso gli altri, le novità e le diversità, rischiando così di alimentare l’aggressività e legittimare una violenza ‘preventiva’.  Una vera safety – intesa come legittima ricerca di una sicurezza personale e collettiva – comporta invece una visione più ampia ed il perseguimento di un rapporto sano ed equilibrato con la comunità umana e con l’ambiente naturale. Perché, come ammoniva anche Papa Francesco: “Nessuno si salva da solo, perché siamo tutti nella stessa barca, tra le tempeste della storia”. [viii]


Note

[i] Cfr. un mio articolo del 2008: “Una sicurezza…manu militari”, Ermetespeacebook.blog – https://ermetespeacebook.blog/2008/06/15/una-sicurezzamanu-militari/

[ii] Cfr. la voce ‘sicuro’ in Etimo.ithttps://www.etimo.it/?term=sicuro  ed in Treccani.ithttps://www.treccani.it/vocabolario/sicuro/

[iii] P. Pieri (2021), “Securitas: la sicurezza quale effetto del bene comune”, Punto Sicurohttps://www.puntosicuro.it/cultura-della-sicurezza-C-136/sicurezza-la-securitas-quale-effetto-del-bene-comune-AR-21108/

[iv] “Dfferenza tra safety e security” (s.d.), Delphi Ethicahttps://www.delphiethica.com/blog/gestione-rischio-e-terrorismo/differenza-tra-safety-e-security.html

[v] Voce ‘safety’ in Etymonline,com  –  https://www.etymonline.com/word/safety  (traduzione)

[vi] Cfr. voce ‘sicuritario’ in Treccani.it  –  https://www.treccani.it/vocabolario/sicuritario_(Neologismi)/

[vii]  A. Calabrese, M. Grimoldi (s.d.), “Difendere la vita: il paradigma securitario”, F.C.P. – Formazione Continua in Psicologia – https://formazionecontinuainpsicologia.it/difendere-la-vita-il-paradigma-securitario/

[viii] Papa Francesco (2022), Messaggio per la Quaresimahttps://www.agensir.it/quotidiano/2022/2/24/papa-francesco-nessuno-si-salva-da-solo-siamo-tutti-nella-stessa-barca-tra-le-tempeste-della-storia/

© 2024 Ermete Ferraro

BASE USA DI NAPOLI: CHIUDERA’ ?

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US NAVYCOMUNICATO STAMPA

Base USA di Napoli:un rischio per la pace e la sicurezza

La notizia, riportata da diverse agenzie e quotidiani, circa la probabile chiusura della base USA di Napoli – la cui fonte era un servizio della CNN, peraltro non confermato dal Ministero della Difesa statunitense – ha suscitato commenti e prese di posizione spesso allarmate o comunque preoccupate.

Per non alimentare la già cronica disinformazione su questa delicata materia, che attiene la sicurezza stessa dei cittadini napoletani, bisogna ricordare che la c.d. “base aeronavavale” di Capodichino ospita in realtà il Comando Supremo della Marina USA in Europa (COMUSNAVEUR), trasferito a Napoli nel 2007 dalla sede precedente di Londra. Esso agisce in stretto collegamento col Comando JFC (l’ex AFSOUTH, cioè il Comando NATO per il Sud Europa) e col Comando delle Forze Armate USA in Africa (AFRICOM), anch’esso collocato recentemente a Napoli.

<< E’ molto grave sentire che i leader dei commercianti e degli industriali di Napoli si straccino le vesti di fronte alla sola ipotesi di chiusura del Comando di Capodichino – ha commentato Ermete Ferraro, referente nazionale per l’ecopacifismo di VAS e membro dell’Esecutivo di VAS-Campania  – A parte il fatto che l’indotto derivante dalla massiccia presenza americana a Napoli è davvero insignificante, ci sembra assurdo comunque mercificare il rischio per la pace e la sicurezza, derivante dall’occupazione militare alleata ed USA, che ha creato pericolose ‘zone franche’ nella nostra città, dove il segreto militare impedisce qualsiasi controllo ambientale, oltre che sociale e politico, del territorio interessato.>>

<<Come eco-pacifisti – prosegue Ferraro – abbiamo più volte sollecitato i nostri rappresentanti istituzionali a verificare le condizioni di quei siti, per scongiurare inquinamento dell’aria, dell’etere e rischi connessi agli armamenti nucleari lì stivati ed ai natanti nucleari che entrano liberamente nel nostro Porto. Abbiamo inoltre sottolineato che la concentrazione a Napoli del Comando Supremo NATO e della US Navy costituivano di per sé un pericolo, minacciando la pace e la sicurezza e facendone un potenziale obiettivo di attacchi militari e/o terroristici. Non saremo certo noi, quindi, a piangere sulla, purtroppo, poco realistica chiusura del Comando e della Base americana di Capodichino che, qualora avvenisse, non dipenderebbe dall’auspicabile fermezza dei nostri governanti ed amministratori pubblici, bensì dalla politica di risparmio del Pentagono>>

I VAS di Napoli, a tal proposito, stanno collaborando col Comitato Pace e Disarmo della Campania per fare controinformazione su tale materia e per nuove mobilitazioni collettive finalizzate a “togliere le basi alla guerra”.

 

CLAN-DESTINATI A GRANDI COSE…

pacchetto-sicurezzaSmFinalmente! Il “paccotto sicurezza” è stato approvato, con le sue indispensabili restrizioni verso immigrati, dissidenti, accattoni e chiunque minacci la nostra tranquillità di persone perbene, che vogliono restare “sicure” (da lat. Se + cura, cioè “senza preoccupazioni”).

Eggià, perché quale preoccupazione potrà più turbarci, ora che sarà fatta piazza pulita degli immigrati clandestini, dei “writers” e di altri sediziosi del genere?  Di cosa dovremo più darci pensiero ora che le nostre strade saranno presidiate – oltre che da polizia, carabinieri, guardie di finanza, agenti della municipale, vigilantes e militari in assetto di combattimento – anche dalle nuove “ronde” civiche e da agguerrite signore armate di spray al peperoncino?
Si sa, una “ronda non fa primavera”, però è innegabile che la qualità della nostra vita quotidiana subirà un netto miglioramento, senza tante fastidiose presenze tra i piedi, tra cui gli immancabili zingari che, oltre a mendicare ed a suonare strazianti melodie con la fisarmonica, vanno perfino a ficcarsi nel bel mezzo delle ordinarie sparatorie fra camorristi nostrani…
Oddìo, basta girare per il centro antico di Napoli per rendersi conto che ad ogni “puntone di vico” c’era già una regolare “ronda” autogestita delle “famiglie” dominanti su quel territorio, senz’altro più attiva ed efficiente di dozzine di postazioni di telecamere per la “videosorveglianza”, sorte come funghi nelle strade ma sulla cui funzionalità nessuno metterebbe la mano sul fuoco…
Però adesso che è stato approvato il “paccotto sicurezza” possiamo stare davvero tranquilli. Qualcuno ha mormorato che il governo Berlusconi l’ha dovuto fare perché aveva le mani “Legate”, ma sono solo stupide provocazioni di chi si ostina a proteggere clandestini e sediziosi, pur sapendo che questo minaccia la “homeland security”.  Pensate: c’è gente che addirittura vorrebbe liberamente manifestare contro centrali nucleari e discariche di rifiuti, contro basi militari ed inceneritori, come se esprimere il dissenso e fare resistenza civile fossero diritti!
Tié! Beccatevi questa manganellata o, a scelta, una spruzzata di peperoncino o un candelotto lacrimogeno… Basta col buonismo catto-comunista! Ci voleva un po’ di sano cattivismo “celodurista” contro tutti quelli che tramano di nascosto (lat. “clam”, da cui “clan-destinus”) contro chi pensa solo alla libertà del popolo e soprattutto al “popolo della libertà”.
E poi, che figura vorrebbero farci fare con i “Grandi della Terra” che si riuniranno proprio qui da noi, sotto l’egida del nostro Primo Premier? Figurarsi se, anche in questo caso, i soliti disfattisti catto-comunisti si sono lasciati sfuggire l’occasione per gridare allo scandalo, solo perché il governo ha stanziato 400 milioni di euro per lo svolgimento del G8, mentre per la lotta contro la fame e la miseria nel mondo ha sganciato soltanto 321,8 milioni…
Ma che razza di ragionamenti sono questi? Volete mettere un evento storico come il G8 all’Aquila (ex La Maddalena…) con la malnutrizione infantile o le condizioni di vita sub-umane di alcune regioni della Terra?   I “clan” degli otto leaders mondiali, coloro da cui dipendono i “destini” di tutti noi, mica potevamo ospitarli in un motel e sfamarli in un autogrill !  
E poi, che cosa c’entrano i 321 milioni di euro destinati alla lotta alla fame nel mondo con questi discorsi di ben altro livello? Dice: però per le spese militari l’Italia ha speso nel 2008 ben 40,6 miliardi di dollari, piazzandosi all’ottavo posto in classifica… Ebbé, non siamo forse nel G8 ? E allora non possiamo mica fare i pidocchiosi proprio con le spese per la “difesa”; anzi, siamo orgogliosi che la Finmeccanica si sia piazzata al 9° posto a livello mondiale per le vendite di armi, con transazioni commerciali per 9.850 milioni di dollari ed un profitto di 713 milioni di dollari!
La verità è che il disfattismo dei catto-comunisti vuole soltanto gettare fango sul governo e sostiene per questo chi mina alle basi la democrazia e la sicurezza nazionale: lavavetri rumeni, venditori senegalesi di CD, zingari suonatori ambulanti e graffitari impenitenti!
Ma noi, i veri Italiani, ce ne freghiamo di queste provocazioni e andiamo avanti senza esitazioni, perché, lo sappiamo bene, siamo clan-destinati a Grandi Cose !

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