NATO, CROCE E TOTÒ: UNO STRANO TRIS PER FESTEGGIARE NAPOLI

Da ‘Napoli millenaria’ a ‘Napoli milionaria‘…?

Abbiamo da non molto appreso dai comunicati stampa del Comitato Nazionale Neapolis 2500 il programma degli eventi che ben due organismi organizzatori (uno nazionale e l’altro cittadino) hanno partorito per celebrare la capitale del Meridione d’Italia. La nostra città è stata definita sui manifesti ora Napoli Millenaria (con un originalissimo gioco di parole), ora Napoli Musa (simboleggiandola graficamente con una enne ondeggiante, il logo-concept della kermesse in onore della città neogreca, in realtà molto più antica di due millenni e mezzo). La notizia più sorprendente – e per alcuni sconvolgente – è però che ad aprire in pompa magna questa programmazione celebrativa sarà un evento molto particolare: il vertice della NATO sulla sicurezza nel Mediterraneo.

«Ad inaugurare il programma, su iniziativa del vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, la riunione a Napoli del 26 e 27 maggio di alti funzionari dell’Alleanza atlantica e dei paesi partner della sponda sud del Mediterraneo e del Golfo. “Napoli, sede di un importante Comando Nato e della VI Flotta USA, si conferma nuovamente al centro del dialogo sulle dinamiche di sicurezza, che interessano la stabilità e la prosperità del Mediterraneo allargato. Oltre 130 ospiti internazionali provenienti da 48 Paesi e organizzazioni internazionali, animeranno la due giorni, contribuendo alla riflessione per affrontare congiuntamente le sfide e le minacce comuni nel fianco sud dell’Alleanza». [i]

Ebbene sì. La prima brillante iniziativa il governo ha pensato per fare la festa a Napoli – definita nello Statuto ‘Città di Pace’ [ii] e medaglia d’oro per essersi liberata autonomamente dalla feroce occupazione nazista – è un summit di ministri e generali, per ricordarci che da 74 anni abbiamo il grande onore di ospitare a Giugliano il Comando Integrato euro-mediterraneo dell’Alleanza Atlantica (JFC Naples) e, a due passi dall’Aeroporto Civile di Capodichino, anche quello euro-africano della Marina degli Stati Uniti (U.S. Naval Forces Europe and Africa / U.S. Sixth Fleet ), i cui rispettivi comandanti, casualmente, coincidono nella stessa persona.

Più che con le candeline, dunque, il compleanno di Napoli sembrerebbe iniziare col botto di esplosivi candelotti atlantisti, spacciati per festosi tricche-tracche. Questo inopportuno esordio della rutilante celebrazione di Napoli Millenaria sembra infatti riportarci al cupo clima della eduardiana Napoli Milionaria. Una città minacciata di distruzione dalla ferocia nazista, devastata dai bombardamenti anglo-americani e colonizzata dai nuovi ed arroganti conquistadores, che vi hanno esportato la spietata logica del profitto, cominciando allora a cancellare la sua tradizionale solidarietà. Basta ripensare alle amare battute del protagonista di quel dramma civile, Gennaro Jovine, per comprendere quanto il previsto vertice napolitano dell’ultima alleanza militare stoni con la celebrazione d’una città da millenni simbolo di accoglienza, tolleranza e apertura alle altre culture.

«Che sacrileggio, Ama’…Paise distrutte, creature sperze, fucilazione…E quanta muorte… E lloro e ’e nuoste […]  Chesta nun è guerra, è n’ata cosa… ’A ’sta guerra ccà se torna buone…Ca nun se vo’ fa’ male a nisciuno… Nun facimmo male, Ama’…Nun facimmo male…». [iii]

Si direbbe però che promotori e propagandisti di questo sconcertante evento inaugurale di Napoli Musa non abbiano affatto raccolto l’accorato appello eduardiano a smetterla per sempre con le carneficine, oggi sempre più tecnologiche ma per niente meno sanguinose. Nei comunicati ripresi dai media sembrano piuttosto inneggiare impudentemente alla NATO, una bellicosa alleanza militare presentata come presidio di ‘sicurezza, stabilità e prosperità’. Si preferisce apparire incredibilmente ignoranti (nel senso etimologico del termine) del disastroso cumulo di stragi umanitarie e devastazioni ambientali che sono il frutto dell’albero della guerra, come purtroppo constatiamo ogni giorno dai giornali o in diretta televisiva. Si mostra poi d’ignorare l’etimologia di quelle tre parole, usate a sproposito, perché è idealmente blasfemo e lessicalmente ossimorico attribuire ad una micidiale e pervasiva organizzazione militar-nucleare la capacità di produrre sicurezza (assenza di preoccupazioni), stabilità (una condizione di equilibrio) e prosperità (uno stato di sviluppo e benessere).

Ma Croce e Totò che ci azzeccano con la Nato?

Nel quadro delle celebrazioni di Napoli Millenaria, ancor meno comprensibile appare l’accostamento d’un vertice euro-mediterraneo dell’Alleanza Atlantica a due importanti eventi culturali, proposti come ‘omaggi’ rispettivamente a Benedetto Croce (settembre) e a Totò (ottobre).   Nel primo caso si tratta d’un progetto ispirato «agli studi e alle riflessioni di Benedetto Croce e si propone di ricostruire la storia della toponomastica napoletana tra il XIX e il XX secolo, analizzando i cambiamenti avvenuti attraverso un atlante interattivo della città. Ne deriverà una ricostruzione di una vera e propria topografia morale della città, da condurre all’insegna del motto crociano secondo cui “ogni storia è sempre storia contemporanea» [iv].  Di Croce, quindi, si parlerà con un taglio piuttosto particolare, ma resta comunque sorprendente che gli organizzatori mostrino d’ignorare le posizioni del filosofo sulla guerra e l’inevitabile propaganda nazionalista che da sempre la sostiene e giustifica. Infatti, come sottolineava Giovanni Perazzoli in un suo articolo:

«Le ‘Pagine sulla guerra di Benedetto Croce sono percorse da una costernata presa d’atto dell’improvviso crollo della ragione davanti alla ‘propaganda patriottica’. Le tesi più assurde vengono credute, se soddisfano il nazionalismo. Croce era contrario all’intervento in guerra dell’Italia […] è sorpreso nel dover constatare la facilità con la quale gli uomini di scienza e di cultura sono corsi a mischiarsi alle frottole dei nazionalisti, come se si fosse aspettato che l’adesione alla causa della patria potesse essere distinta, negli uomini di scienza, dalla guerra guerreggiata […] Croce vede chiaramente che dal conflitto verranno sciagure enormi. Il 24 maggio 1918 scrive: “tutti coloro che dapprima si ostinavano ad impicciolire la realtà che avevano innanzi, sanno ora di che cosa si tratti. Né più né meno che delle sorti del mondo intero, che da questa guerra saranno determinate per secoli”…». [v]

Ad ottobre toccherà al grande Totò rappresentare l’irriverente vena della cultura napolitana, grazie ad un progetto che anche in questo caso “porta la firma di Pupi Avati e che coinvolgerà 20 delle 250 compagnie teatrali di Napoli, che per 24 ore ininterrottamente rappresenteranno il principe della risata”. [vi]  Sta di fatto che inserire Totò in un calderone celebrativo da cui come primo piatto si è deciso di scodellare un vertice militarista si presta a commenti non proprio benevoli. Pochi comici, infatti, hanno ridicolizzato la retorica guerrafondaia più di lui, con effetti esilaranti e dissacranti ma anche con sintetici e geniali motti di spirito, come quello che ci ricordava che:

«il denaro fa la guerra, la guerra fa il dopoguerra, il dopoguerra fa la borsa nera, la borsa nera rifà il denaro, il denaro rifà la guerra. In guerra sono tutti in pericolo, tranne quelli che hanno voluto la guerra.” [vii]

Tutti ricordiamo, inoltre, i tanti film in cui Antonio de Curtis ha sbeffeggiato la tronfia prosopopea dei vertici militari ed i truci atteggiamenti bellicosi dei gerarchi fascisti, dalla versione cinematografica della citata “Napoli Milionaria!” a “I due colonnelli”; da “Letto e tre piazze” all’ormai proverbiale “Siamo uomini o caporali?”.  E allora come potrebbe accogliere, la buonanima del Principe, la notizia di essere stato inserito in un programma che celebra Napoli proprio partendo da un vertice militarista? Probabilmente dedicando agli organizzatori un dissacrante e liberatorio pernacchio, oppure liquidandoli con la sua celeberrima: “Ma mi facciano il piacere!”.

Narrazioni militariste e risposte pacifiste

Fatto sta che l’idea di celebrare gli oltre due millenni e mezzo di Napoli Città di Pace iniziando con un assurdo summit atlantista ed amerikano poteva essere partorita solo dalla supinità di una classe politica invero piuttosto trasversale, che da decenni fa una bandiera del suo vassallaggio nei confronti della superpotenza statunitense. Quegli stessi sedicenti ‘liberatori’ che, col penoso pretesto di voler garantire la nostra sicurezza, dal dopoguerra continuano indisturbati nella loro ingombrante ‘protezione’, ma nei fatti occupano l’Italia con 120 basi e due comandi supremi della NATO, militarizzandone e nuclearizzandone territorio, mari ed i cieli. La millenaria storia della nostra metropoli, dolorosamente contrassegnata da numerose dominazioni straniere, evidentemente non ha insegnato nulla ai nostri governanti ed amministratori, che invece sembrano a loro agio nel ruolo di proconsoli degli ennesimi colonizzatori, venuti d’oltreoceano.

Nel prossimo mese di giugno si svolgerà a L’Aja (Paesi Bassi) un vertice ufficiale della NATO [viii], ma almeno il governo olandese non è ricorso a pretesti culturali per ospitarlo e, in quel caso, è subito scattata la macchina organizzativa d’un vivace contro-vertice antimilitarista, coordinata dalla “Rete Internazionale per Delegittimare la NATO” , al cui recente incontro internazionale online ho portato anche il mio contributo come MIR Italia. Nel suo condivisibile documento-appello si elencano quattro buoni motivi per respingere l’invadenza atlantica e la logica militarista: 1) rigettare l’agenda della dominanza e coercizione occidentale, che porta alla spirale della guerra e del riarmo, chiedendo invece il disarmo ed il bando degli armamenti nucleari; 2) affermare che l’ordine mondiale e la sicurezza comune possono essere fondati solo su pace, giustizia, equità, uguaglianza e sicurezza comune; 3) ribadire  la necessità della cooperazione internazionale per affrontare i veri problemi globali, come la catastrofe climatica, la povertà, la crisi sanitaria e l’urgente bisogno di cibo sostenibile, acqua e risorse energetiche e 4) porre l’accento sulla necessità di un’architettura internazionale inclusiva per assicurare pace e sicurezza, basata su diplomazia, disarmo, giustizia sociale e sostenibilità ambientale. [ix]

Anche a Napoli, comunque, si cominciano a pianificare iniziative per denunciare l’assurdità del vertice NATO come evento simbolico per inaugurale gli eventi di Napoli Millenaria. Si parla d’un appello da sottoscrivere e di un’assemblea in piazza. Credo però che sia giunto il momento di superare i rituali delle solite manifestazioni ‘antagoniste’, provando finalmente a formulare proposte alternative comuni, in chiave antimilitarista e nonviolenta. Come MIR lanceremo già dal 15 maggio una campagna per l’obiezione di coscienza ad un servizio militare sempre più probabile, ma anche iniziative nazionali sulla difesa non armata, civile e nonviolenta e su un più complessivo progetto ecopacifista.

Ciò che va assolutamente contrastato, insomma, è il principio in base al quale dovremmo riarmarci sol perché ce lo chiede la NATO, l’Amministrazione USA oppure l’Europa.  Per troppo tempo abbiamo permesso che i loro plenipotenziari ci ammonissero che dobbiamo ubbidire, poichè hanno avuto dai loro capi carta bianca.  Un vero omaggio al nostro grande Totò sarebbe rispondergli proprio come faceva lui nel film “I due colonnelli”, sbottando in un sonoro ed irriverente: “E pulitevici il c**o!”.


Note

[i] A. Di Costanzo, “Napoli Musa”, il logo e il programma: dal vertice Nato al concerto in Armenia. Una 24 ore su Totò > https://napoli.repubblica.it/cronaca/2025/04/28/news/neapolis_2500_logo_prefettura_napoli_musa_comitato_nazionale-424153578/ – Vedi anche: A. P. Merone,  Comitato nazionale Neapolis 2500, gli eventi al via con vertice Nato sulla sicurezza: 130 ospiti da 48 Paesi. Poi omaggi a Totò e Benedetto Croce  >   https://napoli.corriere.it/notizie/cultura-e-tempo-libero/25_aprile_28/comitato-nazionale-napoli-2500-ecco-logo-e-programma-al-via-con-l-evento-nato-130-ospiti-da-48-paesi-omaggi-a-toto-e-benedetto-506038ec-bde5-45a4-8a8a-8c6f00f66xlk.shtml?refresh_ce

[ii] Con l’articolo 3 dello Statuto, il Comune riconosce alla Città di Napoli il ruolo di “Città di Pace e. Giustizia” a vocazione mediterranea e solidaristica.

[iii] Eduardo De Filippo, Napoli Milionaria – Torino, Einaudi, 1973, p. 210

[iv] Di Costanzo, art. cit.

[v]  G. Perazzoli, Nota su Benedetto Croce, “L’Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla Guerra” (9 gennaio 2022) > http://www.filosofia.it/senza-categoria/giovanni-perazzoli-benedetto-croce-litalia-dal-1914-al-1918-pagine-sulla-guerra/

[vi]  A. P. Merone, art. cit.

[vii]  La sua celebre battuta è inserita nel film del 1947 “I due orfanelli”, diretto da Mario Mattoli.

[viii]  Cfr. https://www.nato.int/cps/is/natohq/news_225618.htm?selectedLocale=en

[ix]  Cfr. su quel sito il documento:“Invest in Peace, not in War

© 2025 Ermete Ferraro


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