Basta con un atteggiamento subordiNATO!

Quando intere classi di scuole elementari, medie e superiori della città metropolitana di Napoli sono state disinvoltamente accompagnate dai loro docenti e spesso dai rispettivi dirigenti, in discutibili ‘visite didattiche’ al Comando NATO di Giugliano-Lago Patria (JFC Naples), la realtà che gli si mostrata era ovviamente quella tecnologica, con avveniristiche attrezzature di controllo militare interforze, in un contesto trionfalisticamente presentato come un presidio difensivo alleato sempre più “snello, flessibile ed efficiente”.

Ma il Comando della NATO per l’Europa sud-orientale e mediterranea non è l’accattivante location di un sofisticato videogioco, la materializzazione di un wargame virtuale, ma piuttosto il luogo dove si decidono e coordinano operazioni ed esercitazioni che hanno a che fare col warfare, cioè con l’organizzazione di vere e proprie azioni di guerra.  La presentazione sul suo sito web afferma che: “La missione del Comando Alleato Congiunto di Napoli è prepararsi, pianificare e condurre operazioni militari, al fine di preservare la pace, la sicurezza e l’integrità territoriale degli stati membri dell’Alleanza, attraverso l’area di responsabilità (AOR) del Comando Supremo per l’Europa ed oltre”. [ii]

Nello stesso testo si parla inoltre del compito di garantire ”stabilità, cooperazione e dialogo”. Si tirano in ballo addirittura la “Partnership per la Pace” ed il “Dialogo Mediterraneo”, ma la verità è che dietro queste belle parole si cela la distopica retorica orwelliana per cui “War is Peace”. Lo dimostra il fatto che la dichiarata missione difensiva si concretizza sempre più frequentemente in pesanti azioni militari ‘preventive’. È il caso anche di quella in corso tra gennaio e marzo 2025, denominata Steadfast Dart 2025 (“Freccia Ferma” sic!) che, si precisa: “fa parte di una serie di importanti esercitazioni NATO […] volte a mettere alla prova la capacità dell’Alleanza di rispondere alle crisi e rafforzare la sua posizione di deterrenza […] Attualmente sotto il comando del NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA), l’ARF è una forza multi-dominio ad alta prontezza progettata per un rapido dispiegamento nelle aree di crisi”. [iii]

Ma – a parte l’ossimoro di una ‘risposta preventiva’ – è davvero poco credibile anche da ragazzini delle scuole medie che pace, sicurezza e stabilità ci siano garantiti dalla NATO dispiegando in Bulgaria – e in una fase internazionale particolarmente  delicata – una poderosa forza armata anglo-spagnola, comprendente 10.000 uomini, 1.500 veicoli militari, oltre 20 apparecchi aerei e 17 navi. Peccato però che nessuno glielo abbia spiegato nel corso di quelle assurde ‘gite scolastiche negli impianti militari. Così come ai giovani di Napoli e alle loro famiglie nessuno – a parte una sparuta pattuglia d’incalliti pacifisti – ha raccontato cosa diavolo ci faceva a fine gennaio un altro sottomarino USA a propulsione nucleare nel nostro porto (in teoria ‘denuclearizzato’).  Tutto ciò nella reticenza istituzionale ed in barba a sicurezza e pace di un milione di napolitani cui nessuno ancora ha avuto il coraggio di spiegare che, come se non bastasse il rischio sismico e vulcanico, sulla loro testa pende anche quello derivante da un potenziale incidente con gravissime conseguenze, che la cittadinanza non è stata affatto preparata a fronteggiare, sebbene da 20 anni sia in vigore un Piano di Emergenza che nessuno ha pubblicizzato né messo davvero in pratica, con la solita scusa del segreto militare.

Solo ai primi di febbraio qualche giornale ha riferito quella sconcertante notizia ed ha ripreso l’allarme lanciato dal Comitato Pace e Disarmo Campania [iv], mentre non è trapelato – l’ancor più sconcertante motivo di quella strana ed improvvisa ‘visita’ sottomarina. Incrociando la fonte NATO con quella del Comando della U.S. Navy per l’Europa e l’Africa (l‘U.S. Naval Forces Europe and Africa / U.S. Sixth Fleet, che ha il suo quartier-generale proprio a Napoli), non è stato difficile scoprire che dietro la misteriosa  incursione del sottomarino nucleare c’era probabilmente la cerimonia di passaggio di consegne tra il vecchio ed il nuovo Comandante della 6^ Flotta statunitense, che si è svolto proprio il 31 gennaio scorso.[v] La nostra Capitaneria di Porto, emanando giorni prima due ordinanze [vi], si sarebbe limitata a fungere da controllore dell’ingombrante e delicato traffico navale di natanti e ‘piattaforme’ militari tra la Portaerei ammiraglia USS Mount Withney, ancorata nel porto di Gaeta, ed il Comando di Capodichino della U.S. Navy, bloccando per 24 ore (dalle 16 del 30 alle 16 del 31 gennaio) navigazione e sosta entro 100 metri dalla Motonave Seaway Albatross a tutti i natanti civili. Nella seconda ordinanza, dalle ore 7 alle 17 del 31/1 si vietava anche il transito a qualsiasi nave nel raggio di 2000 metri dalla “citata unità navale”, sempre senza alcuna plausibile spiegazione.

Dai burocratici e criptici messaggi della nostra Autorità portuale si avverte insomma solo un’allerta imposto, ma di tale situazione non sembra che le stesse autorità civili siano state messe al corrente, come prevedrebbe invece il richiamato Piano di Emergenza Esterna del Porto di Napoli. [vii]  I responsabili politici e militari si sono da sempre sbracciati a dichiarare che nessun vero pericolo deriva dalla occasionale presenza nelle nostre acque di natanti a propulsione nucleare e che quindi il rischio d’incidenti è pressocché nullo. Curiosando sul sito web  ufficiale della Sesta Flotta, però, sono invece venuto a conoscenza di un grave episodio, di cui solo pochi media, fra cui il Fatto Quotidiano, hanno fatto cenno. Da uno stringato comunicato della Marina Militare USA, infatti, apprendiamo che: “La portaerei classe Nimitz USS Harry Truman (CVN 75) è stata coinvolta in una collisione col mercantile Besiktas-M alle 23,46 ca. del 12 febbraio, mentre operava nelle vicinanze di Port Said, Egitto, nel Mar Mediterraneo. La collisione non ha provocato danni alla H. Truman e non si riferisce di allagamenti o infortuni. Gli impianti di propulsione non sono interessati e sono in condizioni stabili e sicure. L’incidente è sotto inchiesta.” [viii]

Si tratta di una sonora smentita alla sbandierata impossibilità che natanti militari a propulsione nucleare possano andare incontro ad incidenti anche gravi. Il fatto che la gigantesca portaerei Truman sia entrata in collisione in un porto egiziano con una nave mercantile – nonostante tutte le prevedibili attrezzature di avvistamento e prevenzione – non ci rassicura affatto, ma anzi riapre drammaticamente la questione della minaccia di questi mostruosi natanti militari per la tranquillità e la salute di coloro che dichiarano di voler difendere. Ma chi ci difenderà da loro?


Note

[i] https://jfcnaples.nato.int/page5714813

[ii] https://jfcnaples.nato.int/page631257

[iii] ivi

[iv] https://www.pressenza.com/it/2025/02/un-sottomarino-nucleare-di-nuovo-a-napoli/https://www.lindipendente.online/2025/02/03/un-sottomarino-nucleare-americano-ha-attraccato-nel-porto-di-napoli/  – https://www.napolitoday.it/dossier/ambiente/sottomarino-nucleare-porto-napoli.htmlhttps://napoli.repubblica.it/cronaca/2025/02/05/news/sottomarino_nucleare_nel_golfo_di_napoli_comitato_per_la_pace_chiede_piano_di_sicurezza-423983669/

[v] https://www.c6f.navy.mil/Press-Room/News/Article/4049090/uss-mount-whitney-holds-change-of-command/

[vi] Cfr. Ordinanze C.P. Napoli TE/2025 del 28.01.2025

[vii] https://www.pacedisarmo.org/pacedisarmo/docs/144.pdf

[viii] https://www.c6f.navy.mil/Press-Room/News/Article/4065260/uss-harry-s-truman-involved-in-collision-at-sea/ Vedi anche https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/02/14/incidente-in-acque-egiziane-portaerei-americana-si-scontra-con-una-nave-mercantile-di-panama/7877768/

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