Categoria pace
FERMIAMO LA STRAGE !
Per avere un’idea della situazione disastrosa in cui vivono (o meglio, sopravvivono…) gli abitanti di Gaza, documentata da decine di drammatiche foto, collegarsi con il sito: http://palestinethinktank.com/2009/01/03/action-alert-spy-for-israel.
E’ possibile esprimere il proprio sdegno sottoscrivendo ‘online’ una petizione all’ONU ed all’U.E., al seguente indirizzo: http://www.petitiononline.com/freegaza/petition.html. Ermete è il firmatario n°1900.
Per documentarsi sulle aziende che fanno affari con Israele o sui prodotti israeliani consulta www.forumpalestina.org 
FAO, FARINA E FORZE (ARMATE)
Su tutti i quotidiani abbiamo letto i commenti poco entusiasti al vertice della FAO che si è chiuso a Roma nei giorni scorsi. Si è parlato esplicitamente di fallimento di questo rituale incontro dei “potenti della terra”, che ha mostrato solo quanto in realtà siano impotenti di fronte ad una tragedia che riguarda oltre 860 milioni di affamati.
Tutti gli organi d’informazione hanno sottolineato che, in un mondo che va a due velocità, agli sprechi assurdi di una parte minoritaria continuano a corrispondere le morti per fame di oltre il 15% dell’umanità. Il direttore della FAO, il senegalese Jacques Diouf, si è chiesto un po’ retoricamente. come si possa spiegare alla gente di buon senso che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all’anno per nutrire quei 862 milioni di affamati, ma ovviamente non si è dato una risposta.
Secondo gli obiettivi del Millennio, entro il 2015 si sarebbe dovuto dimezzare questo spropositato esercito di “morti di fame”, ma la realtà mostra proprio il contrario, visto che la crisi alimentare è stata ulteriormente peggiorata dai cambiamenti climatici, dalla produzione dissennata di biocarburanti e dalla diffusione a macchia d’olio di produzioni transgeniche (OGM), che producono danni irreversibili sia sul piano ambientale sia su quello socio-economico.
Il guaio è che quella parte del mondo che produce 300 milioni di obesi ha troppi interessi da difendere per poter affrontare seriamente le proprie contraddizioni. Il problema, infatti, non è solo come produrre più derrate alimentari (secondo il segretario generale dell’ONU, dovrebbero aumentare del 50% ), ma di modello di sviluppo, di accesso alle risorse e di scelte che vanno in tutt’altra direzione, come nel caso dell’odiosa speculazione sul prezzo dei cereali e di investimenti in settori di morte anziché di vita.
Le scelte di morte, è appena il caso di precisarlo, sono i 1.200 miliardi di dollari “investiti” in spese militari nel 2006, secondo il “SIPRI YEARBOOK 2007”, dal quale si può ricavare facilmente che l’Italia occupa l’8° posto nella classifica dei paesi che investono di più nella cosiddetta “difesa”.
Ebbene sì: la nostra amata (o armata…?) “Repubblica democratica fondata sul lavoro” sta spendendo in questo sciagurato modo 23 miliardi di euro, secondo la finanziaria 2008, ed è dal 2006 responsabile del 3% delle spese mondiali per la difesa. Negli ultimi due anni – hanno sottolineato opportunamente fonti pacifiste – la spesa militare è cresciuta del 20%, e con il nuovo governo di centrodestra sembra destinata ad essere ulteriormente aumentata. Il quadro è completo se riflettiamo anche sul fatto che – nel periodo 2002-06 – l’Italia ha occupato addirittura il 7° posto nella scellerata hit-parade degli esportatori di armi (il 2,4% del totale mondiale) e che l’italiana “Finmeccanica” detiene lo stesso posto nella classifica delle maggiori aziende mondiali che producono armamenti, con un fatturato di 9.800 milioni di dollari.
Silvio Berlusconi, intervenendo al vertice della FAO, ha affermato che “E’ tempo delle azioni, non delle parole”. Bene. Il problema è di quali azioni stiamo parlando. Se la risposta agli 862 milioni di “morti di fame”, che potrebbero essere sfamati con 30 miliardi di dollari l’anno, è che 1.200 miliardi di dollari per spese militari non sono abbastanza, beh, siamo di fronte a “cattive azioni”…!
Se la risposta del leader brasiliano Lula a quello che egli stesso ha definito “insulto all’umanità” devono essere le produzioni di biocarburanti e l’uso massivo di OGM, siamo ancora davanti a “cattive azioni”.
Basti pensare che l’Unione Europea ha usato 2,85 milioni di ettari per coltivare colza e altri OGM per biocarburanti. Pero, se su quei terreni avesse coltivato invece mais o frumento a scopo alimentare, senza utilizzare prodotti transgenici, si sarebbe potuto avere un raccolto pari a 68 milioni di tonnellate di grano, cioè cibo per 373 milioni di persone per un anno…
Ecco perché c’è bisogno di ben altro tipo di azioni, di scelte diametralmente opposte, di un nuovo ed alternativo modello di sviluppo, che arresti la spirale micidiale della “crescita” a tutti i costi e che persegua l’obiettivo di una pace che può essere frutto solo della giustizia e non può mai essere disgiunta dalla salvaguardia del Creato.
‘A RISCHIO DI PACE’
(Messaggio di Pasqua del Patriarca Michel Sabbah)
Fratelli e sorelle, Cristo è risorto. Buona e santa festa di Pasqua. E’ la mia ultima Pasqua con voi. Avendo compiuto 75 anni, presto mi ritirerò. Ma continuerò ad accompagnarvi nelle mie preghiere ed a condividere con voi le vostre gioie e le vostre pene, in questa santa città di Gerusalemme. E, con ogni persona di buona volontà, continuerò ad agire per la giustizia e per la pace, affinché questa terra e tutti i suoi abitanti ritrovino sicurezza e tranquillità, nella presenza di Dio Onnipotente, pieno d’amore e di misericordia. Assicuro la mia preghiera e la mia amicizia a tutti i fedeli di tutte le nostre chiese di Gerusalemme, ed anche a tutti i credenti nelle differenti religioni presenti su questa terra: ebrei, musulmani, cristiani, drusi e la comunità dei Baha’i. Cristo è risorto! Domando a Dio di riempire i vostri cuori della gioia e la speranza della Resurrezione. Viviamo tutti su una terra santa, terra di Rivelazione di Dio all’umanità, terra di redenzione e di riconciliazione dei popoli tra loro e con Dio, un Dio che ascolta e perdona. E ciononostante, purtroppo, questa terra rimane una terra di sangue, ignorante della sua vocazione e incapace di accoglierla. In queste ultime settimane, le vicende di Gaza e le centinaia di vittime cadute dall’inizio di un assedio imposto a più di un milione di abitanti, le giovani vittime di questo recente attentato perpetrato in una Yeshiva di Gerusalemme, le incursioni incessanti dei militari israeliani nelle città palestinesi malgrado gli accordi con l’Autorità Palestinese, e l’assassinio di numerosi giovani, tra cui i quattro giovani di Betlemme uccisi una settimana fa dentro la loro casa, tutto questo non è che una spirale di violenza disumana e inutile, da qualunque parte essa provenga. D’altra parte, la semplice analisi dei fatti mostra che questa violenza non ha portato alla sicurezza voluta. Questa violenza disumana e inutile è un attentato alla dignità umana, quella di colui che uccide, come quella di colui che è ucciso. Tutto questo è contrario alla vita nuova che noi celebriamo con la festa di Pasqua. Gli Stati, le persone, gli israeliani e i palestinesi, dopo più di un secolo di conflitto e di violenza devono rendersi conto che oggi gli eserciti non riescono più a difendere i loro popoli. Essi li espongono al contrario a maggiore violenza, paura e insicurezza, perché i deboli e gli oppressi traggono la forza in loro stessi e arrivano a sfidare le potenze di questo mondo. È tempo di comprendere le lezioni della storia e di rientrare nelle strade di Dio; è tempo per gli Stati ed i responsabili politici di accettare la loro vocazione: costruire le società e non demolirle. Ora, la violenza demolisce, non costruisce. In più, creandoci, Dio ha dato a ciascuno di noi una parte della sua bontà, rendendoci tutti capaci di costruire delle società in cui riconoscersi tutti fratelli e sorelle, creature dello stesso Dio, aventi gli stessi diritti e gli stessi doveri. E la violenza non è una buona via per raggiungere questo scopo. Siamo tutti creature dello stesso Dio uno e unico, che ci chiama a diventare santi e perfetti come lui (Mt 5, 48).
Nonostante e a fianco di questo, esistono nelle due società, israeliana e palestinese, centinaia di migliaia di persone che gridano: pace, Pace!, e che aspirano alla ‘pace ora’. Allo stesso modo esistono anche, nelle due parti, degli estremisti, prigionieri delle loro ideologie, che pensano di poter o dovere uccidere il loro fratello in nome di Dio, mentre Dio dice a tutti: ama il tuo prossimo come te stesso. Abbiamo bisogno di capi capaci di fare la pace, perché essa è l’unico mezzo d’imporre un limite all’estremismo e di cominciare una vera azione in favore della sicurezza. Dire che la pace è un rischio che non si può prendere, significa dire che siamo destinati a restare sulle strade della violenza e della morte. Resta ai capi di scegliere tra i due, la pace o l’estremismo, che cresce sempre causando sempre più insicurezza. Abbiamo bisogno di capi pronti a pagare con la loro vita il prezzo della pace, non di capi che danno l’ordine di uccidere e di assassinare, e mandano ad ammazzare o ad essere ammazzati. San Paolo ci disse: "Non avete ricevuto uno spirito di schiavi per ricadere nella paura" (Rm 8,15), ma lo spirito di Dio, per essere forti della forza di Dio e del suo amore. Pasqua è la celebrazione del trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato. A tutti Dio accorda la grazia di poter vincere il male in sé stessi e in quelli che ci attorniano. Accorda a tutti noi la forza di poter trasformare il rancore e la morte in fiducia, in amicizia e vita abbondante, frutto della resurrezione. Noi crediamo in Dio. Egli è buono e la sua bontà finirà per vincere sul male degli uomini che non cessano di dire: noi costruiamo e vogliamo la sicurezza, mentre non cessano di ridurre la sicurezza ad un miraggio. È tempo di prendere nuove misure di sicurezza che rispettino la persona e la conducano verso la pace, non verso la morte. Fratelli e sorelle, termino la mia missione come Patriarca ma continuerò a pregare e a camminare con voi per le vie ardue della giustizia e della pace, A tutti, auguro una vita nuova piena dello Spirito di Dio, della sua forza e del suo amore.
+ Michel Sabbah, Patriarca Gerusalemme, 17 marzo 2008
Il testo è stato tratto dal sito: BoccheScucite – voci dalla Palestina occupata
