L’ecolinguistica per demistificare narrazioni pseudo-ecologiste

Nella III e IV parte del manuale in cui ipotizzo una “Grammatica ecopacifista” [i], mi sono soffermato a lungo sulla proposta d’una metodologia di analisi critica del discorso che traesse spunto dagli studi di ecolinguistica [ii] sulle ‘narrazioni’ anti-ecologiche diffuse dai media ma, al tempo stesso, riuscisse a cogliere le insidiose infiltrazioni d’un linguaggio militarista e bellicista nella comunicazione quotidiana, mediatica ed istituzionale.
Alcuni esempi di questa ricerca sono presenti già nell’ultima parte del mio libro, dove ho preso in esame alcuni testi, analizzandone il lessico dal punto di vista non solo ‘locutorio’ (che cosa affermano), ma anche ‘illocutorio’ (quale scopo si propongono) e ‘perlocutorio’ (quali effetti producono sui destinatari). In particolare, uno dei testi già analizzati [iii] era un documento parlamentare del 2022 sulla pretesa Transizione ec0logica della Difesa [iv], nel quale demistificavo l’intento ‘illocutorio’ d’una strumentale quanto improbabile trasformazione delle nostre forze armate in chiave ambientalista. Altri articoli che offrono una lettura critica di messaggi del genere li ho pubblicati nel mio blog e nel sito web ‘Academia.edu’, utilizzando l’impostazione ‘ecopacifista’ che propongo nel manuale [v].
Ora, proseguendo nella denuncia di queste sempre più frequenti operazioni di greenwashing, che cercano di presentare (non solo in Italia) gli organismi della difesa militare come i paladini della rivoluzione ecologista, questo mio contributo intende approfondire tali insidiose e mistificanti narrazioni, ancor più paradossali e indigeste quando abbiamo davanti agli occhi quotidianamente gli effetti catastrofici dei conflitti armati in atto, anche sul piano ambientale.
Il breve testo che stavolta ho sottoposto a verifica è presumibilmente stato prodotto da esperti in comunicazione alle dipendenze del Ministero della difesa, non riporta una data di pubblicazione ma sembrerebbe comunque abbastanza recente. Particolarmente illuminante già nel titolo (Esercito e ambiente. Elementi di narrativa per la comunicazione istituzionale [vi]), si direbbe un documento d’indirizzo, destinato a circolazione interna nella struttura militare, per poi essere utilizzato nelle pubbliche relazioni. I due termini utilizzati come incipit (“narrativa”) ed in coda all’indirizzo informatico (“approvata”) sono già abbastanza espliciti, lasciando trasparire una direttiva centrale ed ufficiale per orientare l’immagine istituzionale dell’esercito, preventivamente autorizzata dall’alto e diramata agli organi periferici per opportuna diffusione sui media.
Il verbo ‘narrare’ etimologicamente [vii] rinvia all’antica radice *gna (vedi il sanscrito gnanam: conoscenza), col suffisso dell’arcaico verbo igare, variante di agere (fare). In senso proprio, quindi, la ‘narrazione’ dovrebbe essere il frutto di un’azione finalizzata a diffondere un’autentica conoscenza. Ma recentemente, mutuando il neologismo inglese narrative, ha assunto un’accezione meno positiva, indicando una: “forma di comunicazione argomentata tesa a conquistare consensi attraverso un’esposizione che valorizzi ed enfatizzi la qualità dei valori di cui si è portatori, delle azioni che si sono compiute e si ha in programma di compiere, degli obiettivi da raggiungere…” [viii].
Il testo in oggetto si presenta infatti come una “ideological representation” [ix] di ciò che l’esercito italiano vorrebbe apparire più che di quanto sia in realtà, facendo ricorso ad una terminologia esplicitamente ecologista per avvalorare una tardiva vocazione ‘green’. Utilizzerò pertanto l’analisi critica del testo di questa dichiarata ‘narrazione’ per evidenziare l’uso strumentale di elementi lessicali scelti opportunamente a tale scopo propagandistico, sottacendo invece sulla natura intrinsecamente distruttiva delle forze armate e sulla pesantissima impronta ecologica che esercitano sull’ambiente naturale ed umano [x].
Un esercito virtuoso e responsabile, che protegge l’ambiente?

Il testo esaminato consta di 749 parole ed è suddiviso in 5 paragrafi: 1) Master message; 2) Operazione e concorsi a difesa dell’ambiente; 3) Gestione dei poligoni e simulazione addestrativa: 4) Infrastrutture e transizione energetica; 5) Coscienza ambientale. Il primo di essi, contrassegnato dal solito anglicismo informatico, contrassegna il ‘messaggio-guida’ cui adattare la comunicazione seguente. Essa affronta i vari ambiti in cui – secondo i redattori del testo – si esplicherebbe la vena ambientalista del nostro esercito, impiegato non solo contro il degrado ambientale esterno, ma impegnato anche a rendere eco-compatibili strutture e attività per loro natura distruttive o comunque inquinanti. La mia indagine sull’insieme del testo ha quindi posto in luce lo sforzo semantico dell’istituzione militare per apparire credibile in questa ‘mission impossible’, individuando e tabulando le forme nominali, aggettivali, verbali ed avverbiali utilizzate a tale scopo.
(a) Ovviamente il peso maggiore ricade sui 54 sostantivi con valenza ambientale da me enucleati (tra parentesi il numero di ricorrenze – in grassetto le ‘parole-chiave’):
ambiente (5) – salute – contrasto (2) – bonifica (2) – ripristino – difesa (2) – salvaguardia (2) – autoproduzione (2) – efficientamento (2) – piattaforma (2) – impatto (3) – normativa – sviluppo – avanguardia (2) – territorio – violazione – controllo – rimozione – tecnologia (2) – sostenibilità – sicurezza – monitoraggio – naturalità– cementificazione – bracconaggio – contenimento – emissione (2) – limitazione – transizione (2) – ecosostenibilità – certificazione – energia (2) – trattamento – rifiuto – sostituzione – installazione – emissione – riduzione – percorso – fonte – elettrificazione – consumo – sperimentazione – biocombustibile – autonomia – responsabilità – attenzione – futuro – pianeta – formazione – conservazione – coscienza (2) – opportunità.
Il quadro ‘narrativo’ che emerge in primo luogo da questo documento è semanticamente contrassegnato da concetti ‘protezionistici’ che l’Esercito si attribuisce, per la sua funzione di supporto all’autorità giudiziaria (contrasto, difesa, controllo, salvaguardia, normativa, violazione, sicurezza, bonifica, monitoraggio, limitazione, conservazione…), adoperando un linguaggio sicuramente più confacente al proprio ruolo (assai discutibile ma codificato per legge) di struttura ausiliaria nell’ambito della pubblica sicurezza e della protezione civile [xi].
In secondo luogo, la terminologia adoperata nel documento intende rimarcare la pretesa sensibilità ambientale di questa forza militare (ambiente, salute, impatto, emissione, energia, rifiuto, consumo, futuro, pianeta, coscienza).
Un terzo gruppo di parole-chiave, infine, sono destinate a contrassegnare e concretizzare la dichiarata ‘svolta’ ecologista dell’esercito, attingendo a piene mani al lessico ‘green’ che caratterizza (almeno a parole) i piani governativi per la ‘transizione energetica’ (autoproduzione, efficientamento, contenimento, ecosostenibilità, riduzione, elettrificazione, sperimentazione biocombustibile). Poco più che formule magiche, usate strumentalmente per indicare la volontà di trasformare un pesante, anomalo ed inquinante apparato militare in qualcosa di meno impattante sull’ambiente naturale ed antropico, e quindi di più ‘sostenibile’.
(b) Ma la colorazione ‘verde’ di questo documento deriva anche dall’utilizzo d’una ventina di attributi che ho evidenziati nella tabulazione e che riporto di seguito (tra parentesi le occorrenze plurime e in grassetto gli ‘aggettivi-chiave’):
sostenibile (3) – rispettoso – green (3) – minimo – ambientale (5) – verde – smart (3) – integrato – disponibile – innovativo – ibrido – energetico (3) – circolare – moderno (3) – pulito – nuovo (2) – climalterante – elettrico – graduale – progressivo.
Anche nel caso della scelta degli aggettivi si colgono in trasparenza tre elementi basilari della pretesa rivoluzione ‘verde’ avviata dalle nostre forze armate, presi peraltro in prestito dal solito lessico politichese: (i) l’ambiguo concetto di ‘crescita sostenibile’ [xii]; (ii) l’idea, del tutto arbitraria, che la transizione ecologica si coniughi strettamente con quella ‘digitale’, in quanto frutto di scelte innovative ma graduali, anziché d’un radicale cambiamento del modello attuale di sviluppo e consumo; (iii) il banale luogo comune in base al quale lo sviluppo del settore ‘elettrico’ sarebbe di per sé garanzia di scelte ecologiche, a prescindere dalle fonti energetiche da cui è ricavata l’elettricità; (iv) il topos della ricerca di modernità/novità ed il malinteso concetto di ‘economia circolare’, sbilanciato troppo spesso sul riciclo piuttosto che sulla riduzione, il riuso ed il recupero dei materiali.
(c) La terza serie di significativi elementi lessicali che ho evidenziato è costituita dai seguenti 32 verbi, gli elementi più dinamici del discorso in quanto indicano le azioni che caratterizzano il progetto (tra parentesi le ricorrenze, in grassetto i verbi-chiave):
impegnarsi (3) – ridurre (2) – assicurare – prevenire – pattugliare – segnalare – intervenire – mantenere – accrescere – sfruttare – garantire – utilizzare (2) – adottare (2) – condividere – ricercare – conservare – preservare – contribuire – avvalersi – approdare – gestire – puntare – integrare – determinare – contenere – ricorrere – orientare – assicurare – formare – sensibilizzare – promuovere (2) – rafforzare.
Sebbene alcune voci verbali siano comunque caratteristiche della visione militare e interventista tipica di una forza armata che svolge anche compiti di ‘pubblica sicurezza’ (assicurare, prevenire, pattugliare, segnalare, intervenire, garantire, contenere, assicurare, rafforzare…), non mancano verbi più attinenti al ruolo di protezione ambientale che l’Esercito si attribuisce (impegnarsi, ridurre, condividere, conservare, preservare, sensibilizzare, promuovere…).
(d) La mia rassegna del lessico ‘ambientalista’ impiegato nel documento si conclude con una decina di forme ed espressioni avverbiali, che delineano in primo luogo la linea temporale nell’evoluzione ‘verde’ dei nostri militari, ma anche l’elemento quali-quantitativo della loro azione, come è opportunamente ‘narrato’ nel documento in esame (tra parentesi le occorrenze).
Quotidianamente – ogni anno – in futuro – nel prossimo futuro – in prospettiva – prioritariamente – al passo coi tempi – sempre/ancor più (3) – appieno – al meglio.
Come in tutti i progetti, si accenna a una programmazione degli interventi a breve, medio e lungo termine, oscillanti tra quotidianità, annualità ed un più vago ‘futuro’, non senza ribadire – con un certo orgoglio di corpo – che essi saranno comunque svolti ‘al meglio’, ‘appieno’ ed in modo ‘sempre più efficace’.
Il ‘greenwashing’ d’un apparato militare sempre più…mimetico

Come ho avuto modo di osservare in altre occasioni, è intollerabile il goffo tentativo delle forze armate – in Italia come in alti paesi – di travestire il loro ingombrante e minaccioso apparato, energivoro, inquinante e finalizzato alla distruzione, coi panni di un’organizzazione che si propone la protezione dell’ambiente. Ovviamente i militari fanno il loro mestiere e da alcuni anni sfruttano con un certo impegno i propri uffici di ‘relazioni pubbliche’ per accreditare un’immagine virtuosa di sé stessi.
Ma il vero problema non è tanto il loro sforzo di mimetizzarsi in una società più consapevole della centralità della questione ecologica, quanto il cinismo con cui i governi europei affermano di perseguire questa improbabile rivoluzione verde con le stellette, chiudendo gli occhi sull’enorme e perdurante impatto ambientale delle stesse forze armate, sia in tempo di ‘pace’ (addestramento, esercitazioni ed ordinaria gestione di strutture e personale), sia laddove si scatenano conflitti armati che le vedono direttamente o indirettamente partecipi (operazioni belliche, ‘missioni’ all’estero, manovre congiunte).
La ‘narrativa’ d’un esercito sempre più ‘green’, ‘smart’ ed ‘innovativo’, impegnato sia nella ‘difesa’ ambientale verso l’esterno che in una virtuosa ‘pulizia’ delle proprie ricadute ecologiche negative, sarebbe di per sé abbastanza stucchevole se non fosse anche una mistificazione sul piano comunicativo, avallando addirittura l’idea dei militari come custodi dell’ambiente.
Leggere in quel documento affermazioni come: “Dal secondo dopoguerra, la costituzione di poligoni militari ha contribuito alla sicurezza nazionale e, parallelamente, a conservare la naturalità del territorio italiano, preservandolo dalla cementificazione selvaggia e dal bracconaggio” [xiii], ad esempio, è uno schiaffo alle giuste e reiterate proteste di tante comunità locali contro l’ invadenza e la distruttività dei poligoni militari su territori sottratti da decenni alla legittima fruizione della collettività civile ed alla possibilità di essere risorse produttive.
Resta poi indigeribile anche un’altra dichiarazione: “Dal 2020, abbiamo adottato un piano di monitoraggio dei poligoni in gestione e, quando previsto, condividiamo i risultati con le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) competenti”, dal momento che le FF.AA. si sono costantemente avvalse della loro immunità ed insindacabilità anche sul piano ambientale, soprattutto quando si tratta di territori in concessione a stati esteri (U.S.A.) o ad alleanze difensive (leggi: N.A.T.O., ma anche U.E.), sottraendoli alla sovranità nazionale o limitandone l’esercizio [xiv].
Concludendo, in questo caso mi sono soffermato su uno solo degli aspetti tipici dell’analisi ecolinguistica delineata da Stibbe, denunciando come l’ideologia ecologista che trasuda dal documento risulti ossimorica rispetto a visioni e comportamenti della struttura militare. Con l’analisi lessicale di questo testo ho evidenziato la modalità comunicativa adottata dai suoi autori, mettendo il luce il suo intento ‘illocutorio’ (avvalorare e diffondere la ‘narrativa’ di un esercito virtuoso e responsabile sul piano ambientale) e ‘perlocutorio’ (la conseguita rassicurazione della comunità civile sulla volontà delle FF.AA. di modernizzarsi e di ridurre al massimo la loro impronta ecologica). Citando un passo dell’articolo del giornalista statunitense Jasper Craven sul “greenwashing del complesso militar-industriale” negli U.S.A., non posso dunque non concordare che “questi sono sviluppi positivi ma deboli, parte di una crescente offensiva di pubbliche relazioni del Pentagono per distrarre da decenni di degrado ambientale” [xv], sostenendo la paradossale tesi che “per la peggior fonte di emissioni il cambiamento climatico sarebbe una priorità”.
N O T E
[i] FERRARO, E. (2022a) Grammatica Ecopacifista – Ecolinguistica e linguaggi di pace, Pisa, Centro Gandhi Ed.
[ii] Cfr. in particolare il manuale di STIBBE, A. (2021), Ecolinguistics. Language, Ecology and the Stories We Live By, 2nd Edition, Abingdon, Routledge
[iii] Cfr. “Pragmatica d’un testo ufficiale”, in FERRARO 2022, pp. 148-152
[iv] Cfr. https://temi.camera.it/leg18/temi/la-transizione-ecologica-della-difesa.html
[v] Cfr. tra gli altri: FERRARO, E. (2022b), “Camaleonti con le stellette. Le forze armate tra conformismo atlantista e trasformismo ambientalista”, Academia.edu https://www.academia.edu/71001713/CAMALEONTI_CON_LE_STELLETTE_Le_forze_armate_tra_conformismo_atlantico_e_trasformismo_ambientalista ; IDEM (2022c), “A rotta di…protocollo”, Academia.edu https://www.academia.edu/69943213/A_ROTTA_DI_PROTOCOLLO ; IDEM (2023), “Credere, Rinverdire e Combattere?”, Academia.edu ; IDEM https://www.academia.edu/37811619/Credere_rinverdire_e_combattere&nav_from=de16c7ff-0994-4a75-bb3b-0e89a7b853a2&rw_pos=0 ; idem (2020) “Fenomenologia dello ‘strumento militare’ “, Academia.edu https://www.academia.edu/43188396/FENOMENOLOGIA_DELLO_STRUMENTO_MILITARE_Esercito_italiano
[vi] ESERCITO ITALIANO (s.d.), Esercito e ambiente – Elementi di narrativa per la comunicazione istituzionale https://www.esercito.difesa.it/Documents/Narrativa%20Esercito%20e%20Ambiente%20approvata.pdf
[vii] Cfr. voce ‘narrare’ in Etimo.it https://www.etimo.it/?term=narrare
[viii] Cfr. voce ‘narrazione’ in Treccani.it https://www.treccani.it/vocabolario/narrazione2_res-4b2bd650-89da-11e8-a7cb-00271042e8d9_(Neologismi)/
[ix] Cfr. voce ‘narrative’ in WordReferece.com https://www.wordreference.com/enit/narrative
[x] A tal proposito, cfr. i seguenti testi: 1) MAZZEO, A. (2023), “La contaminazione dell’apparato militare”, in DE LELLIS A., PLACIDO E., RUSSO S. 2023 (a cura di), Uscire dalla guerra per un’economia di pace, Assisi, Cittadella Ed; 2) CNAPD (s.d.), La pollution de l’activité militaire. Un fantôme à dévoiler, Bruxelles, CNAPD; 3) M.I.R. Italia, La colomba e il ramoscello. Un progetto ecopacifista (2021), Torino, Ed. Gruppo Abele; 4) Int’l Peace Bureau (2024), War Costs Us the Earth – GDAMS Statement 2024, I.P.B. https://ipb.org/war-costs-us-the-earth-%C2%B7-gdams-statement-2024/
[xi] Cfr. la L. 26 mar. 2001 n. 128, art 118: “1. In relazione a specifiche ed eccezionali esigenze, al fine di consentire che il personale delle Forze di polizia venga impiegato nel diretto contrasto della criminalità, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell’interno e della difesa, adotta uno o più specifici programmi di utilizzazione, da parte dei prefetti delle province in cui le suddette esigenze si sono manifestate, di contingenti di personale militare delle Forze armate, da impiegare per la sorveglianza e il controllo di obiettivi fissi, quali edifici istituzionali ed altri di interesse pubblico. Tale personale è posto a disposizione dei prefetti dalle autorità militari ai sensi dell’articolo 13 della legge 1aprile 1981 n. 121” https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2001;128 . Vedi anche la L. 14 nov. 2000 n. 331, in particolare al comma 5 dell’art. 1: “Le Forze armate concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza”. https://www.parlamento.it/parlam/leggi/00331l.htm#:~:text=Le%20Forze%20armate%20concorrono%20alla,7.
[xii] Cfr. FERRARO, E. (2015), “L’insostenibile leggerezza della sostenibilità”, Ermetespeacebook.blog https://ermetespeacebook.blog/2015/05/03/linsostenibile-leggerezza-della-sostenibilita/
[xiii] Cfr. il cit. documento “Esercito e ambiente”
[xiv] Per approfondire la questione cfr.: COLELLA. F (2024), “Le basi concesse in uso dal Governo sul territorio Italiano, ipotesi di limitazione alla sovranità nazionale”, SicurezzaeGiustizia https://www.sicurezzaegiustizia.com/le-basi-concesse-in-uso-dal-governo-sul-territorio-italiano-ipotesi-di-limitazione-alla-sovranita-nazionale/ – TURCO, A. (2022), “La tutela dell’ambiente in Costituzione vale anche per le basi militari all’interno delle aree protette?”, Valigia Blu https://www.valigiablu.it/basi-militari-aree-protette/
[xv] CRAVEN, J. (2021), “Greenwashing the Military-Industrial Complex”, One of the world’s worst emitters makes climate change a “priority”, TheBaffler.com https://thebaffler.com/latest/greenwashing-the-military-industrial-complex-craven