Etimostorie #14: VIOLENZA & VENDETTA

Stiamo vivendo una fase storica particolarmente contrassegnata, a tutti i livelli, da esplosioni di violenza e dall’emergere di vecchi rancori e mal celate pretese di vendetta. Ecco perché – oltre a cercare di sconfiggere queste pulsioni distruttive, proponendo teorie e pratiche alternative, in quanto costruttive e nonviolente – propongo una riflessione linguistica anche su queste due terribili parole-chiave. Il concetto di violenza (fr. violence – ingl. violence – sp. violencia – port. violência – rum. violență – ted. gewalt), infatti, è fondamentale per comprendere quello ad esso contrapposto, e quindi l’indagine etimologica può aiutarci a scoprire aspetti meno evidenti d’una parola di uso comune, ma raramente approfondita.

Quasi tutte le fonti concordano sul fatto che – una volta scisso dai suffissi latini –are, –entia ed –entus/a/um che denotano verbo, sostantivo e relativo attributo – il cuore della parola resta VIO-, a sua volta derivato: «dalla radice proto-italica wīs, “forza, violenza”, (da cui anche vis, “forza, violenza”), discendente del proto-indoeuropeo *wéyh₁s, “forza, veemenza». [i]   Il vocabolo latino di diretta derivazione, cioè vis (forza), attraverso la forma Fìs richiamerebbe quello greco con lo stesso significato βία (che si pronuncia ‘vìa’), a sua volta derivato dal già citato termine sanscrito wayah (forza giovanile).[ii]

Una connotazione di eccessività e d’impetuosità è sottolineata dall’inserto latino -lentus /-lentia, distinguendo così la violenza dal puro e semplice esercizio della forza. Infatti, si può parlare di violenza quando siamo di fronte ad un suo ‘abuso’, come sottolinea la Treccani.

 «Atto o comportamento che faccia uso della forza fisica (con o senza l’impiego di armi o di altri mezzi d’offesa) per recare danno ad altri nella persona o nei beni o diritti. In senso più ampio, l’abuso della forza (rappresentata anche da sole parole o da sevizie morali, minacce, ricatti), come mezzo di costrizione, di oppressione, per obbligare cioè altri ad agire o a cedere contro la propria volontà». [iii]

In questo drammatico periodo, la sanguinosa e sproporzionata reazione armata scatenata dallo Stato d’Israele nell’area territoriale palestinese di Gaza (ma anche in Cisgiordania, in Libano ed anche in Siria, non senza mirare all’Iran…) ci induce ad approfondire tale concetto anche nell’ambito delle lingue semitiche, sempre più veicolo di reciproche invettive. La prima scoperta, particolarmente significativa, è che uno dei vocaboli dell’ebraico classico che esprimono questo concetto è חָמָס (ḥāmās), uno dei termini maggiormente ricorrenti nella tradizione vetero-testamentari, proprio col significato di violenza fisica e morale, errore, oppressione, danno, ingiustizia.[iv] Da un’altra ricerca apprendiamo inoltre che:

«Ḥamās, acronimo di Ḥarakat al-Muqāwama al Islāmiyya  (in arabo حركة المقاومة الاسلامية‎?, Movimento Islamico di Resistenza, ovvero  حماس «entusiasmo, zelo, spirito combattente») è un’organizzazione politica palestinese islamistasunnita e fondamentalista, centrale nel conflitto israelo-palestinese».[v]  

Ebbene, benché in effetti si tratti solo della sigla di un’organizzazione politico-militare islamica, non sfugge che alle orecchie di chi parla o comunque pratica la lingua ebraica (secondo stime sarebbero in tutto 9 milioni) [vi] ogni volta che si nomina Hamàs (sui quotidiani e nei radio/telegiornali o sui media informatici) possa affiorare un’atavica ostilità verso chi già nel nome – volontariamente o meno – sembrerebbe alludere a strategie violente. Inoltre, una ricerca etimologica sul nome stesso del martoriato territorio palestinese  denominato ‘Striscia di Gaza’ e del suo omonimo capoluogo – l’antica capitale della decapoli dei Filistei – ci mette sotto gli occhi anche un altro impressionante dato linguistico:

«Il nome “Gaza” appare per la prima volta dai documenti militari del faraone Thutmose III d’Egitto nel XV secolo a.C. […] Nelle lingue semitiche, il significato del nome della città è “feroce, forte”…» [vii].

Consultando un lessico ebraico, infatti, riscntriamo che uno dei sinonimi di ḥāmās risulta proprio la parola גָּזַל (gāzal), traducibile – oltre che con ‘violenza’ – anche con: rovina, cattura, esercizio della forza. [viii] Un nuovo elemento che apre uno spiraglio su come – nel terribile perpetuarsi di conflitti storici – anche il linguaggio possa subdolamente alimentare rancori e fondamentalismi. Arrivare alle radici semantiche delle parole, pertanto, ci fa capire cose che altrimenti ci sfuggirebbero, aiutandoci a comprendere quanto invece sarebbe importante utilizzare linguaggi di pace e condivisione anziché di guerra e divisione.

Anche il secondo termine da analizzare, vendetta (ing. vengeance e revenge – fr. vengeance – sp. venganza – port. vingança) sembrerebbe strettamente collegato col primo, condividendone l’etimologia oltre ad appartenere al medesimo campo semantico. ‘Vendicare’, infatti, deriverebbe dalla stessa radice, in quanto in latino vim-dicare può essere inteso come raccontare o dimostrare a un giudice la violenza subita. Va detto però che, secondo alcuni dizionari etimologici, l’origine della parola e del verbo relativo potrebbe essere diversa:

«…dal lat. vindicare – venum-dicare, composto di venum, che ha il significato originario di prezzo e dicare, proferire, offrire […] Però il significato giuridico di vindex vindice fu quello di mallevadore, garante, riscattatore e poi ne vennero gli altri, e vindicta si disse l’atto della redenzione o liberazione…» [ix]

Fatto sta che, anche se il senso di vindicare fosse stato inizialmente quello di denunciare una violenza, la sovrapposizione del concetto latino di venus (da cui venum dare, cioè dare valore e quindi vendere) ne ha comunque influenzato il significato. La possibilità di ‘riscattare’ una violenza compiendone un’altra – in fondo l’idea di vendetta più comune – ha ingenerato quella di ‘giusta punizione’ e perfino di ‘castigo divino’ [x], conferendole addirittura un alone etico-religioso. Non a caso, tornando alla tradizione vetero-testamentaria, il vocabolo ebraica נָקַם nâqam, identifica la vendetta con la punizione [xi] e perfino nel Nuovo Testamento il corrispondente termine greco più utilizzato è δίκη (dìke), indicante sia giustizia e diritto, sia sentenza e punizione.

Fatto sta che da migliaia di anni si continua a legittimare la violenza come se fosse possibile riparare un danno, un’ingiustizia o un’aggressione arrecando agli avversari ulteriori danni ingiustizie ed aggressioni, come è peraltro attestato da significative locuzioni popolari come, ad esempio, “ripagare con la stessa moneta”.  L’idea perversa che la vita, oltre i beni, possano essere ‘riscattati’ (dal lat. re-ex-captare, ossia riprendersi indietro, ricomprare) utilizzando la violenza vendicativa, una forza distruttiva uguale e contraria, è ahimé ben lontana dall’essere scomparsa. Millenni di predicazione religiosa – cristiana ma anche appartenente alla tradizione induista e buddista[xii] – non sembrano purtroppo aver ancora spezzato quell’assurda e feroce catena di odio ripagato con altro odio.

Eppure dovremmo essere ormai consapevoli che “occhio per occhio e il mondo diventa cieco”, per citare la nota frase di Gandhi. Ecco perché dovremmo adoperarci sempre più per contrapporre la lungimiranza e la forza costruttiva della nonviolenza attiva alla barbarie della ‘violenza cieca’. Una spirale di odio che ci sta trascinando nel baratro, anche per colpa di quelle “guide cieche” (ὁδηγοὶ τυφλοὶ / hodegòi typhlòi ) [xiii] – che Gesù di Nazareth duemila anni fa ci ammoniva a non seguire, ma che troppo spesso l’umanità ha assunto come modelli e ‘condottieri’.


[i] Cfr. https://it.wiktionary.org/wiki/violare

[ii] Cfr. anche D. Olivieri, Dizionario Etimologico Italiano, Milano, 1965

[iii] Cfr. https://www.treccani.it/enciclopedia/violenza/

[iv] Cfr. https://www.blueletterbible.org/lexicon/h2555/kjv/wlc/0-1/  e https://www.blueletterbible.org/lexicon/h2554/kjv/wlc/0-1/

[v]  Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Hamas

[vi]  Cfr. https://talkpal.ai/it/quante-persone-parlano-ebraico-e-dove-viene-parlato/

[vii]  Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Gaza#:~:text=Il%20nome%20%22Gaza%22%20appare%20per,%C3%A8%20%22feroce%2C%20forte%22.

[viii]  Cfr. https://www.blueletterbible.org/search/search.cfm?Criteria=violence&t=KJV#s=s_lexiconc

[ix]  Cfr. https://www.etimo.it/?term=vendicare&find=Cerca

[x]  Cfr. https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/V/vendetta.shtml  ma anche, in inglese: https://www.etymonline.com/word/vengeance  e https://www.merriam-webster.com/dictionary/vengeance

[xi]  Cfr. https://www.blueletterbible.org/search/search.cfm?Criteria=vengeance&t=KJV&lexcSt=2#s=s_lexiconc e https://www.blueletterbible.org/lexicon/h5358/kjv/wlc/0-1/

[xii] Cfr. https://confronti.net/2018/09/colpa-pena-e-perdono-la-prospettiva-induista/

[xiii] Cfr. Mt 23:16 e Lc 6:39


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