
Uno dei vocaboli più frequentemente usati nei discorsi pubblici e nella comunicazione mediatica, ma anche nelle conversazioni private, è sicurezza. In nome di questa parola/concetto, le nostre società stanno diventando sempre più propense a adottare misure di prevenzione e repressione di tutto ciò che le minaccerebbe, col paradossale risultato di farci vivere in un costante clima di allarme e d’insicurezza. [i]
Se cerchiamo il significato autentico del termine, scopriamo che l’aggettivo originale latino securus era caratterizzato dal prefisso disgiuntivo se– (indicante separazione, privazione) unito a cura, indicante ogni forma di preoccupazione, dubbio, pericolo, difficoltà.[ii] Ne consegue che una persona sicura dovrebbe sentirsi tranquilla, priva di preoccupazioni ed affanni. Allo stesso modo, una situazione o una realtà concreta dovrebbe essere così indicata quando non susciti ansietà in chi la vive. La ‘sicurezza’, etimologicamente parlando, rappresenterebbe dunque uno stato emotivo, una condizione interiore, di assoluta mancanza di stimoli negativi o, quanto meno, una certa indifferenza nei loro confronti.

«‘Securitas‘ era la dea romana che personificava la sicurezza, soprattutto quella dell’Impero Romano. Veniva raffigurata sulle monete, spesso con le sembianze di una donna appoggiata ad una colonna, per infondere calma e tranquillità in senso propagandistico, soprattutto nei periodi più insicuri dell’Impero […] Quindi in tale resoconto la ‘securitas’ sembra incarnare quella disattenta indifferenza che Tacito definisce ‘inhumana securitas’, quale disumana mancanza di ogni cura, fondata sull’assenza di ogni discernimento di bene o di male, capace di trascinare con sé ogni senso di responsabilità collettiva o individuale…». [iii]
Questa accezione negativa della parola, senza dubbio meno frequente, ci porterebbe a considerazioni più generali sulla cultura individualista che permea anche la nostra società, in cui sentirsi ‘sicuri’ troppo spesso vuol dire evitare di guardarsi intorno, esorcizzando i problemi e le difficoltà altrui per chiudersi nel proprio egoistico ‘particulare’.
Tornando però al significato positivo di ‘sicurezza’, obiettivo perseguito da quasi tutti coloro che aspirano ad una esistenza più tranquilla e serena, teniamo comunque presente che, se dovessimo tradurre in inglese questa parola italiana, dovremmo scegliere tra due vocaboli: safety e security, il cui senso è piuttosto differente.

«Per comprendere bene la differenza tra Safety e Security, l’elemento fondamentale è l’intenzione. La security si concentra sulla prevenzione e il contrasto di atti dannosi. Si tratta quindi di combattere azioni, spontanee o deliberate, che hanno l’intenzione di nuocere […] Esempi: furto, frode, aggressione, incendio doloso. La safety designa invece tutti i mezzi di prevenzione e di intervento contro i rischi accidentali che possono arrecare danno a persone e cose, ma la cui origine è sempre involontaria. Esempi: calamità naturali, incidenti sul lavoro, incendi elettrici, perdite d’acqua…». [iv]
Non mi sembra una distinzione da trascurare, visto che in questo caso (come accade per altri concetti ben distinti in inglese ma racchiusi in un solo vocabolo italiano, come i binomi policy/politics o economy/economics) la differenza conta non poco quando si tratta di fronteggiare situazioni d’insicurezza niente affatto univoche. Che si tratti di minacce intenzionali e dolose ovvero di rischi accidentali ed involontari, dovremmo comunque adottare misure preventive adeguate. Fatto sta che le persone sembrano solitamente preoccupate della loro security molto più che della loro safety, per cui la loro attenzione sembra concentrarsi maggiormente sulle possibili minacce alla propria sicurezza personale. Spesso, invece, si trascurano gli interventi preventivi nei confronti di eventi considerati accidentali (come alcune disastrose calamità naturali), quasi sempre frutto della nostra quotidiana e colpevole incuria nei confronti dell’ambiente naturale.
Il vocabolo inglese safety, viceversa,ci rinvia etimologicamente al fondamentale concetto di ‘salvezza’, ossia d’integrità, che ha un profondo significato se rapportato alla salvaguardia dei delicati equilibri ecologici o, per usare un lessico religioso, dell’integrità del creato.
«‘Safety’, inizio XIV secolo, savete, “libertà o immunità da danno o pericolo; uno stato o condizione illeso o non danneggiato”, dal francese antico sauvete, salvete “sicurezza, salvaguardia; salvezza; sicurezza, fideiussione”, in precedenza salvetet (XI secolo, francese moderno sauveté), dal latino medievale salvitatem (nominativo salvitas) “sicurezza”, dal latino salvus “illeso, in buona salute, sicuro” (dalla radice PIE *sol- “intero, ben tenuto”). Da fine XIV secolo, (inteso) come “mezzo o strumento di sicurezza, una salvaguardia».[v]

L’aggettivo sicuritario – neologismo spesso utilizzato nel lessico politico – viene tradotto dalla Treccani con: “Finalizzato al mantenimento della sicurezza sociale e dell’ordine pubblico” [vi], esprimendo una visione in cui alla legittima ed auspicabile ‘cura’ – nel positivo senso di solidale attenzione per il bene comune, racchiuso nel milaniano I Care – si sostituisce una preoccupata e preoccupante volontà di occhiuto controllo in stile law and order. Dal modello securitario, non a caso, deriva la giustificazione di ogni forma di c.d. ‘difesa preventiva’, sia nel settore della pubblica sicurezza sia in quello dell’organizzazione paramilitare della società, a spese delle garanzie democratiche e della conseguente tutela dei diritti civili e sociali.
La sicurezza auspicabile, insomma, non è l’indifferenza egoistica della tacitiana inhumana securitas, ma neanche l’attuale psicosi securitaria, in nome della quale sarebbe accettabile qualsiasi forma di tutela preventiva anche violenta, in ambito civile e militare, purché si dimostri efficace.
«Questo clima di incertezza si manifesta attraverso il bisogno dell’individuo di essere e sentirsi al sicuro. La pulsione gregaria, finalizzata alla socializzazione e alla difesa della vita, sfocia così nella pulsione securitaria: il soggetto baratta la propria libertà in cambio della sicurezza […] il soggetto ideologicamente securitario non è malato […] Ma la pulsione securitaria diffusa indica ai soggetti strutturalmente fragili una direzione del proprio disagio […] La società e l’individuo possono sfuggire alla morsa della pulsione securitaria accettando la bellezza e la sfida del mare aperto, godendo dell’imprevedibilità dell’incontro e rinunciando alla tentazione paranoica di proiettare sullo straniero ciò che risulta di sé indigesto e inaccettabile». [vii]
Occuparsi responsabilmente di noi stessi e degli altri non equivale per niente a fare della preoccupazione quasi uno stile di vita, improntato all’ansia, alla diffidenza e alla paura verso gli altri, le novità e le diversità, rischiando così di alimentare l’aggressività e legittimare una violenza ‘preventiva’. Una vera safety – intesa come legittima ricerca di una sicurezza personale e collettiva – comporta invece una visione più ampia ed il perseguimento di un rapporto sano ed equilibrato con la comunità umana e con l’ambiente naturale. Perché, come ammoniva anche Papa Francesco: “Nessuno si salva da solo, perché siamo tutti nella stessa barca, tra le tempeste della storia”. [viii]
Note
[i] Cfr. un mio articolo del 2008: “Una sicurezza…manu militari”, Ermetespeacebook.blog – https://ermetespeacebook.blog/2008/06/15/una-sicurezzamanu-militari/
[ii] Cfr. la voce ‘sicuro’ in Etimo.it – https://www.etimo.it/?term=sicuro ed in Treccani.it –https://www.treccani.it/vocabolario/sicuro/
[iii] P. Pieri (2021), “Securitas: la sicurezza quale effetto del bene comune”, Punto Sicuro – https://www.puntosicuro.it/cultura-della-sicurezza-C-136/sicurezza-la-securitas-quale-effetto-del-bene-comune-AR-21108/
[iv] “Dfferenza tra safety e security” (s.d.), Delphi Ethica – https://www.delphiethica.com/blog/gestione-rischio-e-terrorismo/differenza-tra-safety-e-security.html
[v] Voce ‘safety’ in Etymonline,com – https://www.etymonline.com/word/safety (traduzione)
[vi] Cfr. voce ‘sicuritario’ in Treccani.it – https://www.treccani.it/vocabolario/sicuritario_(Neologismi)/
[vii] A. Calabrese, M. Grimoldi (s.d.), “Difendere la vita: il paradigma securitario”, F.C.P. – Formazione Continua in Psicologia – https://formazionecontinuainpsicologia.it/difendere-la-vita-il-paradigma-securitario/
[viii] Papa Francesco (2022), Messaggio per la Quaresima – https://www.agensir.it/quotidiano/2022/2/24/papa-francesco-nessuno-si-salva-da-solo-siamo-tutti-nella-stessa-barca-tra-le-tempeste-della-storia/