Sostiene san Giacomo…

Un messaggio che ci viene da lontano

Ê da poco (21 settembre) che abbiamo celebrato la Giornata internazionale della Pace [i], ricordando con iniziative pubbliche i valori ed i metodi della nonviolenza attiva, sebbene quotidianamente sommersi dalle ‘cattive novelle’ di nuovi bombardamenti, scontri sanguinosi, catastrofi umanitarie e devastazioni ambientali. Ecco perché la liturgia della domenica successiva è risuonata ancora più significativa, già ascoltando i versetti della prima lettura («Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta…» Sap. 2:12), ma soprattutto quando ci ha riproposto di seguito un brano che trovo particolarmente attuale ed efficace, tratto dalla lettera di Giacomo:

«Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.  Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.» (Gc. 3,16-4,3).

Immersi come siamo nelle complesse analisi politologiche e nelle approfondite ricerche sull’origine e le dinamiche delle guerre – di cui si alimentano scientificamente i peace studiesqueste poche ma essenziali frasi, scritte due millenni fa dall’apostolo Giacomo il Giusto [ii], potrebbero forse apparire moralistiche o comunque semplicistiche. Credo invece che andrebbero ben ponderate, proprio per cercare di comprendere la fratricida logica della violenza e della guerra. Ovviamente serve anche una lettura più attenta ed accurata dei brani citati, avvalendoci del supporto filologico del testo originale in lingua greca, in modo da cogliere la radice semantica di alcune parole-chiave.

Alle radici della violenza

Secondo Giacomo, all’origine dell’aggressività distruttiva, ci sono fondamentalmente due diffusi atteggiamenti mentali (la ‘gelosia’ e lo ‘spirito di contesa’), capaci di suscitare le ‘passioni’ che, a loro volta, provocano ‘guerre e liti’. Scendendo in profondità nella psiche umana, l‘apostolo sembra poi individuarne due moventi ben precisi: da un lato il ‘desiderio di possedere’, spesso frustrato, dall’altro la frequente tendenza a cercare un modo sbrigativo per ‘ottenere’ ciò che si desidera, e che quindi ci rende ‘invidiosi’.  Ebbene, tutti questi termini assumono un senso più preciso e completo se li raffrontiamo con le parole greche originali e le loro rispettive radici etimologiche.

Ciò che è stato tradotto con ‘gelosia’, ad esempio, corrisponde al vocabolo greco ζῆλος (zèlos), che ha un significato molto vario e sfumato, che va da ‘eccitamento della mente, ardore, fervore (a favore di qualcuno oppure contro qualcosa)’ a ‘rivalità invidiosa e polemica’ e, appunto, ‘gelosia’ [iii].  In ogni caso, la radice della parola indica che si tratta di un’emozione forte, bruciante, che fa ribollire in sangue e spinge ad agire d’impulso. [iv]  L’altro termine, reso con ‘spirito di contesa’ (o, in altre versioni, con ‘conflitto’ ‘faziosità’ o ‘partigianeria’) traduce ἐριθεία (erithéia),vocabolo greco dal senso altrettanto variegato, che suggerisce comunque il perseguimento di modalità di soluzione dei conflitti poco pulite, intriganti e palesemente di parte. Mentre nel primo caso l’aggressività origina da un’emozione, nel secondo si tratta di un atteggiamento deliberato, volutamente polemico e fazioso. Entrambi però, secondo Giacomo, alimentano quelle “passioni che fanno guerra nelle (nostre) membra”, espressione che in nell’originale era: “Πόθεν πόλεμοι καὶ μάχαι ἐν ὑμῖν οὐκ ἐντεῦθεν ἐκ τῶν ἡδονῶν ὑμῶν τῶν στρατευομένων ἐν τοῖς μέλεσιν ὑμῶν”, laddove il termine greco ἡδονή (hedoné)indica i desideri istintuali, smodati, legati al piacere. Sono loro che “combattono” (il verbo originale è στρατεύω / stratèuo) dentro di noi prima ancora di manifestarsi violentemente all’esterno, sotto forma di “πόλεμοι καὶ μάχαι, tradotto in italiano con “guerre e liti”.  In effetti, πόλεμος (pòlemos) – equivalente all’ebraico מִלְחָמָה (milchamà)indica il vero e proprio conflitto bellico, cioè la guerra[v], mentre μάχη (màche) è un termine più generico, rendibile con: combattimento, lotta, battaglia, controversia [vi]. In ogni caso, questi conflitti violenti, sostiene affondano la loro radice già dentro di noi ed è là che vanno individuati, per cercare risposte alternative, che non si limitino a non essere distruttive, ma costruiscano relazioni pacifiche.

Come si costruisce la pace

Nella prima parte del brano citato della lettera, Giacomo ci suggeriva come superare lo stato di ‘disordine’ ed ‘ogni sorta di cattive azioni’,provocate appunto da ‘gelosia e spirito di contesa’. Nel testo originale greco le prima delle due parole-chiave è ἀκαταστασία (akatastasìa),traducibile con: “instabilità, stato di disordine, disturbo, confusione, tumulto”. [vii], mentre la seconda espressione “πᾶν φαῦλον πρᾶγμα(pàn phàulon pragma) caratterizza questo genere di azioni con un aggettivo greco che significa sostanzialmente “eticamente cattivo, malvagio[viii], ma anche “ordinario”, “comune”, quasi a sottolineare un’innata e diffusa tendenza umana alla cattiveria.

Ma per costruire l’alternativa di pace ad un mondo di violenze e guerre – afferma Giacomo – non serve la σοφία (sophìa), cioè una saggezza puramente umana, classificata come “terrena, animale, diabolica” (per mutuare la traduzione latina nella Vulgata degli aggettivi greci “ἐπίγειος ψυχική δαιμονιώδης”). La vera Sapienza, invece, ci “viene dall’alto (ἄνωθεν κατερχομένη) ed ha precise caratteristiche, puntualizzate da sei aggettivi greci: ἁγνός – εἰρηνικός – ἐπιεικής –εὐπειθής – ἀδιάκριτος – ἀνυπόκριτος. Solo questi atteggiamenti e comportamenti, infatti, possono essere all’origine di quei ‘frutti buoni’ (καρπῶν ἀγαθῶν) che noi chiamiamo pace. Ma, etimologicamente parlando, a che cosa si riferiscono con precisione questi sei attributi?

  • ἁγνός (agnòs) si può tradurre con: sacro, puro, casto, incontaminato, innocente [ix];
  • εἰρηνικός (eirenikòs) è ancora più trasparente, indicando appunto l’essere pacifico, amante della pace ma soprattutto apportatore di pace [x];
  • ἐπιεικής (epieikés) significa: equo, giusto, dolce, gentile, moderato, paziente, mite [xi];
  • εὐπειθής (eupeithés) ha il duplice significato di docile, ubbidiente, ma anche di convincente e capace di persuasione [xii] ;
  • ἀδιάκριτος (adiàkritos) è tradotto consenza ambiguità, incertezza, ma soprattutto con imparziale, non giudicante [xiii];
  • ἀνυπόκριτος (anypòkritos), infine, come il precedente usa la particella negativa iniziale per indicare chi non fa uso dell’ipocrisia, ed è quindi sincero, non-finto.

Sintetizzando, per san Giacomo la ‘sapienza’ che dovrebbe ispirarci per rifuggire dalle guerre e scongiurare la conflittualità violenta è quindi caratterizzata da: innocenza, ricerca della pace, mitezza, docilità, imparzialità e sincerità. Tutte virtù poco praticate già ai tempi Iontani in cui l’apostolo scriveva la sua lettera, ma che erano e restano i segni caratteristici del messaggio evangelico. Quella ‘buona notizia’ di salvezza, sempre più sommersa purtroppo da quelle cattive, che ci parlano di atteggiamenti e comportamenti sempre più amorali, spregiudicati e violenti, ma che, nonostante tutto, i seguaci di Cristo non dovrebbero mai tradire.

La nonviolenza attiva, anche in senso laico, s’ispira a quegli stessi valori, che sono alla base della proposta di società più giusta ecologica e pacifica, ben sapendo che la violenza – a tutti i livelli – è sempre frutto di pulsioni interne che l’umanità – con tutta la sua ‘sapienza’ e conoscenza acquisita – dovrebbe ormai saper dominare, se non vuole esserne dominata e annientata.


[i] Cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/International_Day_of_Peace

[ii] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_il_Giusto

[iii] Cfr. https://www.blueletterbible.org/lexicon/g2205/kjv/tr/0-1/

[iv] Cfr. https://it.wiktionary.org/wiki/zelo#:~:text=Etimologia%20%2F%20Derivazione&text=dal%20latino%20tardo%20z%C4%93lus%20passando,%2Dati%2C%20riscaldarsi%2C%20bollire.

[v]  Cfr. https://www.blueletterbible.org/lexicon/g4171/kjv/tr/0-1/

[vi]  Cfr. https://www.blueletterbible.org/lexicon/g3163/kjv/tr/0-1/

[vii]  Cfr. https://www.blueletterbible.org/lexicon/g181/kjv/tr/0-1/

[viii]  Cfr. https://www.blueletterbible.org/lexicon/g5337/kjv/tr/0-1/

[ix]  Cfr. https://www.blueletterbible.org/lexicon/g53/kjv/tr/0-1/  e https://www.grecoantico.com/dizionario-greco-antico.php?lemma=AGNOS100

[x]  Cfr. https://www.blueletterbible.org/lexicon/g1516/kjv/tr/0-1/

[xi]  Cfr. https://www.blueletterbible.org/lexicon/g1933/kjv/tr/0-1/ e https://www.grecoantico.com/dizionario-greco-antico.php?parola=%09%E1%BC%90%CF%80%CE%B9%CE%B5%CE%B9%CE%BA%E1%BD%B5%CF%82

[xii] Cfr. https://www.grecoantico.com/dizionario-greco-antico.php?parola=%CE%B5%E1%BD%90%CF%80%CE%B5%CE%B9%CE%B8%E1%BD%B5%CF%82

[xiii] https://www.blueletterbible.org/lexicon/g87/kjv/tr/0-1/

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