Riforma ‘mimetica’ per religiosi con le stellette

Una ‘coronavirus’ sulla testa dei media

Nella mobilitazione mediatica per la terribile vicenda della pandemia di Coronavirus, l’attenzione degli organi d’informazione ne è stata monopolizzata, lasciando ben poco spazio ad altre notizie, sia interne sia dall’estero. L’interesse di lettori, ascoltatori, spettatori, internauti e frequentatori dei social si è quindi concentrato sulle pesanti limitazioni imposte alla cittadinanza per motivi di sicurezza e di tutela della salute pubblica, passando dall’iniziale atteggiamento disinvolto ad un timor panico vagamente paranoico. La forzata segregazione fra le mura domestiche di larga parte della popolazione italiana, infine, ha sconvolto equilibri, bioritmi e relazioni, portandoci a vivere di riflesso, a distanza e virtualmente, perfino ciò che ci sta capitando intorno, come se stessimo visionando un appassionante quanto sconvolgente film di fantascienza.

Eppure sarebbe bene se noi Italiani uscissimo dall’attuale torpore mentale e sociale e, pur nel rispetto delle prescrizioni (in alcuni casi imposte con tono vagamente poliziesco), ricominciassimo a guardare fuori dal bozzolo rassicurante del ‘rifugio antivirus’ nel quale ci stiamo rinchiudendo. Infatti intorno a noi le cose vanno avanti, nel bene ma spesso nel male, ed accampare la scusa dell’emergenza nella quale ci troviamo immersi per disinteressarsene appare un po’ meschino.  Le borse mondiali crollano; lavoratori già precari precipitano sempre più spesso nella disoccupazione; fronti di guerra restano aperti da molti anni ed altri rischiano di aprirsi; la gravissima crisi ambientale legata al riscaldamento globale non viene affatto affrontata, benché abbia già provocato milioni di morti ed altri ne provocherà; le spese militari continuano a crescere, insieme con i potenziali scenari di conflitto; decine di migliaia di militari di vari paesi, a guida USA, invadono l’Europa per inscenare una macroscopica esercitazione bellica ai confini della Russia…. E noi? Nel frattempo noi facciamo scorta di mascherine e amuchine, digitiamo messaggini sullo smartphone e cerchiamo di occupare l’eccessivo ‘tempo libero’ improvvisamente piovutoci addosso, riscoprendo anche criticità ed opportunità della convivenza familiare, dentro città dall’aspetto inquietante e spettrale.

Sono state oscurate anche notizie di portata sicuramente minore, ma che in altri momenti ci avrebbero quanto meno incuriosito. Una di queste – scoperta casualmente smanettando su internet – riguarda il nuovo status giuridico di una categoria di cui già poco si parlava anche prima e della quale solitamente si sa poco o nulla.  Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro degli Esteri Di Maio e di quello della Difesa Guerini, ha approvato il disegno di legge di ratifica dell’intesa tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica in materia di “assistenza spirituale alle Forze Armate”. Certamente non è l’evento del secolo, ma neppure una notizia così insignificante da non meritare menzione sui quotidiani e notiziari nazionali. A parlarne infatti sono stati solo per la CEI l’Agensir ed il quotidiano Avvenire e, sul versante governativo, Report Difesa, come se si trattasse di un banale accordo o transazione fra istituzioni ecclesiastiche e civili, che poco o punto ci riguarda. Eppure questo atto dell’esecutivo riforma, dopo ben 60 anni, lo status giuridico dei cappellani militari, normato dalla legge n. 502 del 1961 [i] e finora mai messo in discussione. Quando due anni fa ci fu un timido tentativo di entrare nel merito.[ii] il missionario padre Alex Zanotelli aveva però lanciato un accorato appello affinché finalmente cessasse: “questo scandaloso connubio fra Forze Armate e Chiesa”. [iii]

L’assordante silenzio sui cappellani militari

Ma ecco che, sbucando come un coniglio dal cappello, i cappellani sono tornati ad interessare l’azione del Governo, sebbene la notizia dell’intesa sia rimasta confinata fra gli ‘addetti ai lavori’, dando per scontato che si tratta di problemi che non interessano la gente comune. Eppure – soltanto sul versante ‘civile’ della questione – già nel 2016 alcune inchieste ci avevano informati che il costo che lo Stato si accollava per mantenere un paio di centinaia di preti-soldati era tutt’altro che indifferente.

«Nel complesso…l’assistenza spirituale alle Forze armate costa alle casse pubbliche circa 20 milioni: tutti soldi, si badi bene, aggiuntivi rispetto al miliardo di euro che già annualmente entra nelle casse della Cei ed è usato in gran parte proprio per il sostentamento del clero. Ma se lo stipendio di un prete è sui mille euro, un cappellano come tenente parte dal doppio e a fine carriera, da colonnello, può superare i 5mila.» [iv]

Limitare la questione del ruolo dei cappellani militari al solo aspetto economico sarebbe però riduttivo. Senza scomodare le taglienti parole di don Lorenzo Milani nella sua famosa lettera del 1965 a loro indirizzata [v], bisogna infatti ricordare che si tratta infatti di una vicenda che presenta delicati risvolti etico-religiosi, cui l’attuale riforma – incentrata com’è sulla spending review più che su motivazioni morali – risponde purtroppo molto parzialmente.  Zanotelli, nel citato appello di due anni fa, ribadiva invece con chiarezza la natura dell’opposizione di parte del mondo cattolico al ruolo svolto dai ‘preti con le stellette’, dichiarandolo:

«…in chiaro contrasto con il magistero di Papa Francesco contro la guerra e in favore della nonviolenza attiva. Ma è in contrasto soprattutto con il Vangelo perché l’Intesa integra i cappellani nelle Forze Armate d’Italia sempre più impegnate a fare guerra “ovunque i nostri interessi vitali siano minacciati”, come recita il Libro Bianco della Difesa della Ministra Pinotti. […] E per fare questo, c’è bisogno di armarsi fino ai denti, arrivando a spendere lo scorso anno in Difesa 25 miliardi di euro, pari a 70 milioni di euro al giorno. Tutto questo è in profondo contrasto con quanto ci ha insegnato Gesù. Per cui diventa una profonda contraddizione avere sacerdoti inseriti in tali strutture». [vi]

In un recente articolo anch’io avevo sottolineato gli aspetti più grotteschi di un regime legislativo che finora collocava i sacerdoti con funzioni di assistenza religiosa ai militari su un piedistallo dorato, dotandoli di una diocesi autonoma e, parallelamente, incorporandoli a tutti gli effetti nei ranghi gerarchici delle forze armate. Ciò, peraltro, ha consentito non solo le sconcertanti figure di sacerdoti e prelati con le stellette, ma anche la celebrazione e pubblicizzazione sulla rivista ufficiale dell’Ordinariato Militare per l’Italia [vii] di liturgie e cerimoniali in cui s’intrecciano talari e mimetiche, “croce e moschetto”, avvalorando di fatto, col richiamo al biblico “Signore degli Eserciti”, un blasfemo “Esercito del Signore”. [viii] 

Ma in che cosa consiste esattamente l’intesa fra Stato e Chiesa ratificata circa un mese fa con il varo del Disegno di Legge proposto da Di Maio e Guerini? È stato davvero superato l’impasse che nel 2018 aveva bloccato il governo Gentiloni, limitando la riforma al solo aspetto economico? La risposta è solo in parte positiva, anche se qualcosa sembrerebbe essersi mosso sullo scivoloso terreno del rapporto fra le gerarchie ecclesiastiche e quelle militari. Che non si tratti di una rivoluzione lo lascia intendere il fatto che di tale intesa si sia dichiarato soddisfatto l’Ordinario Militare. Ciò significa che anche adesso – al di là della riduzione della spesa dello Stato italiano su questo capitolo – non si andati nella direzione auspicata da chi avrebbe invece voluto un netto segnale di discontinuità col passato.

Smilitarizzare i cappellani? No, grazie…

«Il testo […] permetterà anche un notevole risparmio alla casse dello Stato, grazie ad alcuni accorgimenti tecnici […] e al contenimento degli stipendi (oggi lo stipendio medio è di circa 1500 euro). La normativa individua le funzioni svolte dai cappellani a favore dei militari cattolici e delle rispettive famiglie, nonché i mezzi e gli strumenti che sono messi a loro disposizione per l’assolvimento delle funzioni stesse; delinea, inoltre, lo stato giuridico dei cappellani come figura autonoma rispetto all’organizzazione militare, stabilendo che hanno piena libertà di esercizio del loro ministero e che risiedono in una delle sedi di servizio loro assegnate, ma accedono ai gradi militari per assimilazione, senza che questo comporti identificazione con la struttura e l’organizzazione militare. “Si evidenzia – nota il governo – che il cappellano non può esercitare poteri di comando o direzione e avere poteri di amministrazione nell’ambito delle Forze armate; non porta armi e indossa, di regola, l’abito ecclesiastico proprio, salvo situazioni speciali… [ix]

Dal positivo commento del quotidiano della CEI – simile peraltro a quelli di altri giornali cattolici ed ai comunicati della stessa Difesa [x] – si discosta nettamente la nota critica su Adista dello stesso Luca Kocci, il quale osserva:

Una svolta all’orizzonte? Per niente. E, al di là dell’invito ad indossare di più la talare e il clergyman e meno la divisa e la mimetica, tutto resta come prima, o quasi: i cappellani militari rimangono preti-soldati con i gradi – l’aspetto maggiormente contestato da Pax Christi, dalle Comunità di Base e da Noi Siamo Chiesa, che da anni portano avanti una battaglia per la smilitarizzazione dei cappellani militari – e vengono pagati dallo Stato, in quanto militari a tutti gli effetti. E appare risibile la sottolineatura che i cappellani «accedono ai gradi militari per assimilazione, senza che questo comporti identificazione con la struttura e l’organizzazione militare»: se hanno i gradi, fanno automaticamente parte della struttura militare, per non farne parte dovrebbero essere completamente smilitarizzati.» [xi]

Insomma, l’impressione è che, ancora una volta – citando il classico motto del Principe di Salina del ‘Gattopardo’ – qualcuno ha pensato: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».  In effetti, se prescindiamo dalla positiva circostanza che “i cappellani militari verranno quindi caratterizzati più nettamente per le loro funzioni pastorali, con piena libertà di esercizio del relativo ministero, che per la militarità, tanto che di regola indosseranno l’abito ecclesiastico e non più l’uniforme” [xii], e che la spesa annua dello Stato per i cappellani militari con la riforma potrebbe ridursi ad una decina di milioni, non sembra che si sia giunti a recidere davvero il nodo fondamentale della questione.  Il fatto stesso che non se ne sia discusso per nulla, evitando ogni confronto con posizioni più critiche, come quelle ripetutamente espresse da Pax Christi, dal missionario comboniano Zanotelli o dallo storico esponente nonviolento Antonino Drago [xiii], derubrica oggettivamente questo decreto governativo a provvedimento burocratico-amministrativo, lasciando aperta la questione etico-religiosa di fondo [xiv]. Ecco perché non mi resta che concludere ripetendo quanto avevo già affermato:

«…Cristo, Principe della Pace (Is. 9:5), non può essere ridotto al ruolo di luogotenente del veterotestamentario “Adonai Shebaoth” e dunque è necessario che chi sceglie la nonviolenza – cristiana prima ancora che gandhiana – si dissoci pubblicamente da ogni forma di riabilitazione della guerra e di chi la prepara ed attua…» [xv]


Note:

[i] Per il testo della Legge 1° giugno 1961, n. 512 (“Stato giuridico, avanzamento e trattamento economico del personale dell’assistenza spirituale  alle Forze armate dello Stato”),  cfr. http://www.ordinariatomilitare.it/diocesi/legislazione/civile/legge-512/; http://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/22/zn46_08_286.html  e https://www.olir.it/documenti/legge-01-giugno-1961-n-512/

[ii] Luca Kocci, “Tutto come prima: i cappellani militari li paga lo stato”, il manifesto (11.02.2018) > https://ilmanifesto.it/tutto-come-prima-i-cappellani-militari-li-paga-lo-stato/

[iii] Alex Zanotelli, “No ai 10 milioni di euro dello Stato per i cappellani militari”, MicroMega (16.03.2018) > http://temi.repubblica.it/micromega-online/no-ai-10-milioni-di-euro-dello-stato-per-i-cappellani-militari-appello-al-papa-di-padre-zanotelli/

[iv] Paolo Fantauzzi, “Quanto ci costi cappellano: ecco gli stipendi d’oro dei preti militari”, l’Espresso (02.05.2016) > https://espresso.repubblica.it/attualita/2016/04/27/news/quanto-ci-costi-cappellano-gli-stipendi-d-oro-dei-preti-militari-1.262896

[v] Don Lorenzo Milani,” L’obbedienza non è più una virtù”, Libreria Editrice Fiorentina, 1965 > https://www.liberliber.it/mediateca/libri/m/milani/l_obbedienza_non_e_piu_una_virtu/html/milani_d.htm

[vi] Zanotelli, op. cit.

[vii] Vedi: http://www.ordinariatomilitare.it/category/bonus-miles-christi/  e

[viii] Cfr. Ermete Ferraro, “Pregare per l’unità dei cappellani militari?”, Ermete’s Peacebook (30.01.2020) >  https://ermetespeacebook.blog/2020/01/30/pregare-per-lunita-dei-cappellani-militari/

[ix] Mimmo Muolo, “Cappellani militari: il governo vara il ddl”, Avvenire, 15.02.2020 >  https://www.avvenire.it/attualita/pagine/cappellani-militari-il-governo-vara-il-ddl

[x] Cfr. anche: https://www.agensir.it/quotidiano/2020/2/14/cappellani-militari-governo-approva-disegno-di-legge-sullassistenza-spirituale-alle-forze-armate/ e http://www.reportdifesa.it/difesa-accordo-stato-italiano-e-vaticano-sul-nuovo-status-dei-cappellani-militari-non-indosseranno-piu-luniforme/

[xi] Luca Kocci, “Cappellani militari: pronta una nuova legge. Ma è come quella vecchia”, Adista Notizie n° 9 del 07/03/2020 > https://www.adista.it/articolo/63015

[xii] Report Difesa, cit.

[xiii] Cfr.: http://serenoregis.org/2012/07/19/nonviolenza-come-politica-di-fede-antonino-drago/  (2012)

[xiv] Sul tema è utile la lettura di: Enrico Peyretti, “Un segno di contraddizione

DOSSIER CAPPELLANI MILITARI >  https://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it/dossier-cappellani-militari/

[xv] Ferraro, op. cit.

Un commento su “Riforma ‘mimetica’ per religiosi con le stellette

  1. Bravissimo Ermes ho letto la tua interessante documentata riflessione sui cappellani militari …e soprattutto in questo triste periodo diventa sempre più una “grave , insostenibile bestemmia antivangelica” non intervenire per almeno arginare questo assurdo paradossale fenomeno di coniugare la fede con le armi tramite un ruolo molto imbarazzante di sacerdoti che rivestono con stellette e soldi ruoli apparentemente “religiosi”

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